May 2009

Che tristezza...

savoia_a_sarre.jpgChe Emanuele Filiberto venga in Valle d'Aosta, scortato dai genitori, per la campagna elettorale delle Europee, essendo candidato, è normale.
Lo è anche il fatto che i rari monarchici locali vadano in un brodo di giuggiole, anche se forse dovrebbero ricordarsi che il loro beniamino è candidato UdC, partito erede in parte di quel De Gasperi e della sua DC che scelsero di votare la Repubblica al referendum del 1946!
Stupisce, invece, una qual certa accondiscendenza di alcuni valdostani - spero provincialmente inconsapevoli! - nei confronti di questo giovanotto, che è assurto alla popolarità televisiva, da tempo rincorsa, grazie alle sue doti di ballerino. Circostanza che, tra un tango e una bossa nova, mostra il declino di Casa Savoia e fa rabbrividire gli avi, già in fibrillazione nella tomba, per le storiche bravate del papà, Vittorio Emanuele.

Fumo

sigarette_pacchetti.jpgPer una volta mi piacerebbe alzare la mano e dire che lo sapevo.
Mi riferisco all'aumento dei fumatori in Italia, dopo un periodo di decremento (mentre in certi Paesi del Centro e Est Europa fumano costantemente come dei matti, per non dire della crescita impressionante nel Terzo mondo).
Essendo non fumatore, ma con tutti i miei cari fumatori, sopporto da sempre i tabagisti, e mi ero accorto - anche in Valle - di un ritorno del fumo nei giovani e di una espansione del fenomeno nel mondo femminile.
Trattasi di notizia grave: mentre per altre cose si discute ancora su nocività o meno, sul fumo non c'è, invece, nessun dubbio scientifico. Per altro, ho sempre cercato di far smettere di fumare mio padre Sandro, schiavo della nicotina sin da ragazzo, e che ora, purtroppo non a caso, si trova obbligato all'ausilio dell'ossigeno 24 ore su 24. Avendo raggiunto gli 86 anni, capisco i suoi sfottò, quando - anni fa - gli dicevo, a fronte dell'ennesima sigaretta, di fare attenzione: «Papà, perdi - ogni volta che ti fumi una cicca - due minuti di vita».
Se la rideva e oggi, con l'età veneranda, non penso proprio - pur sperando che i miei figli non diventino fumatori - di potergli dare più di tanto torto.

Les Châteaux de chez nous

Le réseau de nos châteaux est un des aspects caractéristiques de la Vallée qui unissent culture et territoire. Amusez-vous à réunir toutes leurs photos, comme dans un puzzle, et vous en serez surpris. Je voudrais que cette constatation se transforme en une connaissance partagée, puisqu’il s’agit d’un élément précieux et originel de notre civilisation valdôtaine, qui devrait faire partie de l’ensemble des connaissances de tous les valdôtains fiers de l’être. De nos jours, avec toutes les possibilités que nous avons, l’ignorance devient un choix et non pas, comme dans le passé, une triste condition ou pire encore une imposition. Le sentiment d’appartenance à un peuple n’est pas un slogan politique, mais une conquête personnelle et communautaire qui fait de chacun de nous un citoyen conscient et un individu digne de ceux qui nous ont précédés, autrement nous risquons de devenir des bavards sans racines et sans coeur. La politique est faite de connaissances et non seulement de partage des émotions.
J’ai grandi sous le château de Verrès et, comme pour tous les habitants, la forteresse a été un panorama quotidien, un lieu de jeu d’enfants, l’objet des dessins de l’école secondaire, des amusements du Carnaval, des visites pour les expositions. Mais à quelques kilomètres, le château d’Issogne était également familier ainsi que ceux de Graines ou de Saint-Germain de Montjovet. Cela vaut aussi pour les ruines d’Arnad ou encore pour le château Baraing et pour les restes de Pont-Saint-Martin qui le surmontent, pour en arriver au château de Fénis, la destination classique des excursions scolaires.

Spegnere la luce

lampadina_rossa.jpgNegli anni, anche con alcuni parossismi e certo quale frutto di cospicui finanziamenti da spendere, l'illuminazione pubblica in Valle si è diffusa in modo capillare attraverso una sorta di federalismo del lampione. Così si sono moltiplicate modalità e soluzioni tecniche e in certi casi sono state realizzate illuminazioni di grande suggestione dei beni culturali (da ascrivere in parte al prematuramente scomparso architetto e amico Roberto Casalone), mentre altre - grazie a certi progettisti a caccia del meccanismo "maggior costo = maggior guadagno" - risultano orrende ed eccessive.
Tuttavia, direi che è giunta l'ora, pur sapendo quanto una buona illuminazione delle strade sia una garanzia di sicurezza, di trovare alcune modalità risparmiose, tipo uno spegnimento di castelli e chiese a notte avanzata e soluzioni "intelligenti" - con sensori, anche diffusi - per accensioni, a partire da una certa ora solo in presenza di un qualche movimento. E credo che per analogia per le insegne dei pubblici esercizi si potrebbe immaginare un generale black out, quando manca ragionevolmente presenza umana.
Sarebbe un risparmio complessivo di notevole entità.

Non ci sono più le veline di una volta...

velina_federica.jpgQuando ero ragazzo se dicevi "velina" ti soccorrevano gli studi di storia: durante il fascismo, dal Ministero della Stampa e della Propaganda (Minculpop) arrivavano ai quotidiani le famose "veline".
Si trattava di note di servizio su carta velina rosata, giallina o bianca che ordinavano ai giornali che cosa pubblicare e cosa che era invece proibito.
Ecco qualche esempio:
1/7/35: "Si fa assoluto divieto di pubblicare fotografie di carattere sentimentale e commovente di soldati in partenza, che salutano i loro cari".
4/1/36: "Non pubblicare fotografie sul genere di quella pubblicata questa mattina dal "Messaggero", che dimostrino intimità dei nostri soldati con abissini. (…) Si dia l’impressione di benevolenza da parte dei nostri soldati verso gli indigeni ma non di cordialità, di protezione ma non di affetto".
26/8/36: "Non pubblicare fotografie in cui il Duce è riprodotto insieme ai frati, fotografie fatte oggi durante la visita al Santuario di Montevergine".
Oggi, invece, la velina crea diverse aspettative: dall'inizio degli anni '90, con "Striscia la notizia", si affermò la "bonazza" che portava - con gran esibizione del suo fisico - la "velina" ai conduttori, diventando lei stessa "velina".
Oggi la "velina" storica ha perso il suo significato e si è affermata la "velina" in carne ed ossa, che poi - visti i chiari di luna - potrebbe pure avere talvolta ripercussioni politiche.

Rifiuti a freddo

inceneritore_02.jpgConoscevo bene il dossier rifiuti sino a qualche puntata precedente.
Eravamo rimasti che il termovalorizzatore (o inceneritore) non è un babau (sono in funzione in Paesi civilissimi), ma che aveva senso se fosse risultato fattibile far scomparire buona parte dell'attuale discarica.
Quest'ultima circostanza, studiata appositamente, è risultata - credo di aver capito - non realizzabile.
Per cui, non essendo stata presa in considerazione l'ipotesi di un accordo per bruciare in Piemonte i nostri rifiuti, appare un impianto a freddo, di cui mi pare esistano due esemplari, che tratta i rifiuti sminuzzandoli. Una parte finirà in discarica - non so dire dove - mentre una parte alimenterà l'impianto di teleriscaldamento di Aosta.
Sarà il tempo a dimostrare la validità della scelta.

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