May 2009

Arrivano i nostri...

toto.jpgVincono i buoni o i cattivi, s'impongono gli intelligenti o gli stupidi, hanno più spazio gli onesti o i disonesti?
Evitando le certezze del diritto e i principi evangelici e limitandoci - terra a terra - ad anni di favole raccontateci da bambini, di fumetti alla Tex Willer o alla Billy Bis dell'Intrepido, di film western o d'azione con eroi positivi e storie a lieto fine (magari con l'«arrivano i nostri»...) - ammessa la presunzione di appartenere all'aggettivazione 1 e non 2, che non può certo essere basata sulla sola autocertificazione - confesso che ogni tanto le mie granitiche convinzioni esistenziali e morali sono scosse dal più profondo in attesa, di volta in volta, dell'epilogo finale.
Per fortuna c'è Totò.
Ricordo tre sue battute.
La prima: «Tutti i giorni lavoro, onestamente, per frodare la legge».
La seconda:«Lei è un cretino, s'informi».
La terza:«Caporali si nasce, non si diventa».

Muri

muro.jpgI muri in pietra sono, in una Valle d'Aosta verticale, una delle basi della nostra civiltà alpina. Ogni angolo, anche nella zona più remota, era dominato da pietre accuratamente impilate, essendo queste opere necessarie per tenere su la montagna e ricavare nuovi spazi per la coltivazione.
Oggi la manutenzione di questo sistema è difficile per l'abbandono di una parte del territorio. I finanziamenti colossali a favore del sistema dei Consorzi riguardano un complesso di lavori più vasto e in certi casi persino opinabile. Se crescono muri e muraglioni su strade di ogni ordine e grado, nella parte più diffusa e tradizionale del territorio si registrano incuria e crolli anche con il ridursi al lumicino o l'assenza delle tradizionali corvées.
Per altro, manca persino la manodopera locale, che un tempo con maestria lavorava i muri a secco.

La dignità

camillo_benso.jpgCi sono concetti che di tanto in tanto è bene evocare per potersi specchiare ogni mattina. Alla difesa dell'Autonomia speciale della Valle d'Aosta bisogna crederci e considerarla come valida in sé, espressione della nostra identità e del percorso storico della nostra comunità. Usando una celebre frase di Camillo Benso Conte di Cavour: «Il primo bene di un popolo è la dignità».
La nostra Autonomia non è mai stata - nelle diverse tipologie attraverso le differenti epoche - un'espressione solitaria, ma è sempre stata inserita in un sistema politico che prescinde in parte dalla nostra volontà e dunque ci ha sempre obbligati alla negoziazione, spesso a muso duro, sapendo bene dell'esistenza di un principio dinamico insito nell'autonomia.
Certo è che, ad essere fautori della nostra dignità, dobbiamo essere in primis noi valdostani ed è un lavoro che non penso proprio dovremmo assegnare ad altri.

Un abbraccio, Achille

compagnoni.jpgEro molto affezionato ad Achille Compagnoni, che avevo conosciuto in numerosissime occasioni, e che è mancato purtroppo nelle prime ore di questa mattina.
Valdostano d'adozione, grande alpinista e longeva personalità della montagna, anche in età anziana non mancava con generosità di ricordare le molte vicende della sua vita, prima fra le quali la prima del K2 che gli aveva dato fama mondiale, anche se una serie di successive polemiche lo avevano amareggiato non poco.
Non ci voglio tornare adesso. Oggi bisogna ricordare questo montanaro, legato alla sua Breuil-Cervinia, che aveva subito - lo ricordo quando ero ragazzo e veniva a Verrès con il suo amico Gianni Bonichon - la tragedia della perdita di un figlio, Maurizio.

L'abandon des montagnes

Il est extrèmement difficile, quoique fort intéressant, de s’imaginer dans le futur. On doit considérer trop d’éléments indéfinis et on risque de se tromper de manière évidente. De plus on vit dans un monde où tous les changements qui frappent la société et nos vies sont fortement accélérés, alors que dans le passé des générations entières, même chez nous, avaient une vie fondamentalement immobile. Chaque décennies, aujourd’hui, offre de nouvelles perspectives souvent difficiles à prévoir. Voilà la raison qui me fait dire qu’il n’est pas simple d’imaginer ce que sera notre région dans dix ans, figurez-vous donc dans un siècle.
J’y réfléchissais par rapport à un thème qui m’est très cher. Dans une Vallée d’Aoste où la densité de population est extrèmement faible, mais c’est une donnée qui n’est pas réelle à cause de l’énorme partie du territoire impraticable et considérée inhabitable de nos jours (la perception a changé comme le prouvent les parties hautes des hameaux de beaucoup de communes), le phénomène de l’agrégation des valdôtains dans les alentours de la ville d’Aoste et dans les centres aux pieds des vallées augmente. C’est un fait qui n’a pas de précédents dans sa vastité et qui est encore plus important si aux données des résidences officielles on ajoute les cas de tous ceux qui, sans trop d’intérêt pour le centre de la ville et préférant les communes à proximité, maintiennent officiellement, pour des raisons de coeur, leur résidence dans leur Commune d’origine où ils se rendent rarement et où ils n’ont aucune fonction sociale ou civile.

Un fantasma in Europa

mano_che_vota.jpgUn fantasma si aggira per l'Europa: l'astensionismo per le elezioni europee. Dopo trent'anni di elezioni democratiche, giunti alla settima elezione, dovunque il dibattito è fiacco e la percezione di uno spazio politico europeo insufficiente.
Chi, come me, ha vissuto il lavoro del Parlamento europeo e oggi ha un osservatorio privilegiato nel Comitato delle Regioni può dolersene e ritenerlo ingiusto, ma ciò non modifica la realtà di un'Europa che resta distante dai cittadini.
In Italia poi i temi europeistici di rilievo sono ancora più distanti per il prevalente interesse verso la politica nazionale, mentre in Valle d'Aosta, malgrado il crescente numero di candidati segno di divisione quando ci vorrebbe coesione, la totale assenza dei media per volontà o per mancanza di spazi di confronto obbliga a ricorrere solo ai comizi dove i politici parlano a militanti già convinti, tipo allenamento di una squadra di calcio o messa cantata per i fedeli.

La tratta dei disperati

clandestini.jpgNel gran parlare del flusso dei disperati dei "barconi" all'assalto dell'Occidente, mi pare che manchi un tassello. Questi clandestini, che lasciano Paesi un tempo ipocritamente descritti come "in via di sviluppo" e che in realtà sono sempre più poveri e privi di elementari principi democratici, sono anzitutto le vittime di organizzazioni criminali che si arricchiscono con i dolori e le speranze altrui, spesso facendoli finire in pasto ai pesci o, come avviene ora, destinandoli persino ad una andata e ritorno grottesca nei suoi meccanismi che non stroncano il traffico. Sarebbe bene che su questo punto, fra le mille divisioni che si evidenziano sulle misure per rispondere a questa tratta di esseri umani, ci fosse una vera reazione internazionale o almeno europea, cercando i responsabili.
Mettere in galera chi specula sulle disgrazie dei poveri del mondo e li carica sulle imbarcazioni verso un improbabile Eldorado sarebbe almeno un segnale. Risolvere il problema vuol dire, ma ci vorrebbe ben altro spazio, riflettere sul rapporto Nord-Sud.

Ricordi

l_aquila_palazzo_governo.jpgNon ho conosciuto mio nonno René Caveri, morto a 81 anni nel lontano 1948. Prefetto di carriera, per la sua mancata adesione al fascismo, divenne poi, rientrando ad Aosta, Direttore amministrativo dell'Ospedale Mauriziano.
L'anedottica familiare dà conto delle sue peregrinazioni attraverso l'Italia come già era capitato a suo padre Paul - e mio bisnonno - nel corso di un'analoga carriera prefettizia, che lo portò in Valle.
Mi colpiva da bambino il ricordo di mio zio Severino del breve soggiorno in Abruzzo (bellissime montagne e tante pecore!), quando il nonno fu per circa un anno, dal 1919 al 1920, Prefetto dell'Aquila.
Oggi, nello spettrale centro dell'Aquila, disabitato dopo il terremoto, spicca - perché pressoché raso al suolo - il Palazzo del Governo, dove il nonno con la famiglia abitò in quel breve periodo.

Lettori di carta

fiera_del_libro_vda.jpgMi fa piacere quando certi miei pessimismi - invecchiando sto diventando brontolone? - svaporano di fronte a buone notizie.
E' il caso del mercato del libro: leggo che dalla "Fiera internazionale del Libro" di Torino emerge un quadro positivo dell'editoria, che si sostiene essere appena sfiorata dalla crisi economica, e soprattutto sostenuta da una buona propensione alla lettura.
Non lo avrei mai detto e avrei semmai scommesso sul contrario, parendomi invece crescente il numero dei "non lettori" o dei lettori con il contagocce.
Sarà che predicare l'ottimismo è il Verbo di moda, ma mi sfuggirebbe in questo caso il vantaggio di dipingere di rosa la situazione.

Una stella cadente

emile_chanoux.jpgSessantacinque anni fa moriva Émile Chanoux. La sua fu l'uccisione dell'esponente valdostano di maggior spicco dell'antifascismo locale per la sua visione prospettica, il carisma naturale e la capacità organizzativa. Il suo martirio ha assunto un valore ideale e una forza che hanno attraversato il tempo, come solo i simboli sanno fare.
Ritrovo in alcune carte di mio zio Émile Caveri, internato poi in Germania e ingegnere alla "Cogne" nel dopoguerra, alcune missive inviategli da Chanoux nel periodo del militare, che testimoniano dell'uomo - in questo caso dell'amico - nella sua quotidianità. Una dimensione privata che con la dimensione pubblica e quella politica ci restituiscono l'immagine di una persona che diventa un esempio malgré lui, nel senso che avrebbe certamente desiderato vivere e restare il faro della libertà reclamata dai valdostani. Infatti la sua dimensione eroica è scevra della retorica - che nulla avrebbe avuto a che fare con il federalismo personalista - di una "bella morte" e ha la sua incisività nell'evidenza scolpita nella nostra storia di una parabola drammatica, con la lucentezza di una stella cadente nel buio di un regime dittatoriale, di chi sa morire, con la tenacia di una dirittura morale, per difendere le proprie convinzioni.

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