March 2009

Il preservativo

papa_africa.jpgUna delle forze della francofonia sta nel poter dialogare direttamente con esponenti di una larga parte dell'Africa.
L'Aids (Sida per i francofoni) è indicato da sempre come uno degli elementi dolenti, frutto della promiscuità sessuale che è nei costumi e dei costi gravosissimi dei medicinali, che in Occidente consentono ai malati di vivere bene, mentre senza quei farmaci il capolinea è la morte.
Ecco perché le dichiarazioni del Papa, fatte oltretutto in Africa, sull'uso del preservativo che peggiorerebbe persino la diffusione del virus, forse frutto anche di un'incertezza linguistica, colpiscono tutti coloro che hanno avuto la rappresentazione di un'autentica piaga, tenendo conto soprattutto dei pregiudizi che gli africani hanno nell'uso del profilattico come elemento di impedimento della naturalità nei rapporti sessuali.

Attention à notre spécificité!

"Mala tempora currunt", disaient les romains, dont les courtes sentences ont traversé les siècles par leur efficacité. Cette même simplicité se retrouve dans les lignes architectoniques parfaites de Augusta Praetoria que je trouve très jolies, mais je ne dis pas plus parce que je ne voudrais pas que cette sympathie culturelle pour notre ville - dans cette période où on s’amuse a interpréter négativement mes opinions - devienne une déclaration à lire comme… antisalasse.
Mais venons au thème: en effet, en risquant d’être répétitif, il est inutile de nier que le contexte dans lequel on doit situer certains aspects de notre autonomie spéciale n’est pas des plus simples et cela crée des inquiétudes légitimes. Il est bien d’en parler si nous voulons que la politique soit vraiment un patrimoine commun de confrontation et de discussion dans des années qui seront compliquées; également pour éviter que certains thèmes se transforment en exercice solitaire des gens du métier: je cours aussi le risque de devenir un de ces petits vieux ennuyeux du Far West immortalisés dans les films western.
Si on parcourt les copies des recueils des "Calepins" (ceux qui en veulent des copies gratuites peuvent m’écrire sur le courriel indiqué dans le menu "scrivimi") ou on lit les articles publiés précédemment dans le "Peuple" on trouve les hauts et les bas, les pour et les contre notre autonomie, dans les dernières vingt années. Je trouve que l’écriture, accompagnée aux comptes-rendus parlementaires (que je publierai un jour), sert à faire respirer l’air des temps et à donner une lecture plus attentive des événements pour éviter l’oubli qui risque d’endormir les esprits.
Je connais les accusations: l’Union valdôtaine profite du mécanisme de mobilisation de la citadelle assiégée, ancien et bien fonctionnant, qui produit l’effet de défense dérivant du partage du monde politique en deux catégories, qui sont à la base de toutes les vicissitudes humaines, celles des amis et celle des ennemis. Des systèmes de mobilisation et de consensus électoral qui sembleraient ridicules, un peu comme l’appel d’aide du petit berger qui raconte avoir vu le loup: le cri d’alarme devient inutile quand le loup arrive vraiment, puisque il a été mal utilisé auparavant et il a donc perdu sa crédibilité.

Subbuteo

subbuteo.jpgMio figlio, che gioca a calcio con sofisticati prodotti con la "Playstation", appariva quasi intenerito che suo papà negli anni Settanta giocasse a "Subbuteo", di cui aveva sbirciato i giocatorini in plastica nell'annuncio di un settimanale.
Con un moto d'orgoglio, perché il passato non si rinnega, gli ho ricordato che il "Subbuteo" era un signor gioco che giocavo da ragazzino negli anni ruggenti a Champoluc con i miei amici turisti, steso per terra in interminabili tornei con il piccolo campo di gioco e le nostre agguerrite squadre con virtuosismi in punta di dito.
Oggi farà ridere, se comparato ai mostri dell'elettronica con cui mi arrabatto, ma il "Subbuteo" - giocato da una minoranza di intenditori fieri di esserlo - era una tappa dell'iniziazione.
Altro che la "Playstation"!

Gae Aulenti

gae_aulenti.jpgHo sempre considerato una straordinaria occasione che un celebre e apprezzato architetto internazionale sbarcasse in Valle d'Aosta per progettare l'aerostazione (terminal) del nostro scalo regionale.
Oggi partenze, arrivi e controlli sono in uno brutto chalettino prefabbricato.
La Aulenti è una donna energica e professionista attenta che ha condiviso con la Regione un'idea: un edificio di una decina di metri di altezza che desse un segno di presenza in una zona di periferia piena di capannoni.
Dentro la costruzione si è messo tutto quel che "Enac" chiede, tranne pochi spazi del secondo piano dove doveva sorgere, come in tutti gli aeroporti, un ristorante.
Nessuno spreco, nessuna ridondanza, nessuna megalomania da antico Egitto. Gae Aulenti a chi, che di questi tempi si vanta di ridimensionare l'opera raccontata come gigantesca senza esserlo, gli spiegava come si progetta un immobile, ha risposto ironica: «Ha mai visitato il mio "Musée d'Orsay" a Parigi?».

Primavera!

primavera.jpgSarà cominciata con qualche coda di freschezza e con le montagne ancora innevate, ma in basso la natura è partita e ci eviterà di dire «non ci sono più le mezze stagioni».
Il vero segno sta nella contemporanea partenza dei fuochi con cui si bruciano i resti dell'autunno e dell'inverno per assicurare la livrea adatta alla primavera: nei giorni scorsi, come i segnali di fumo degli indiani, ognuno nel fondovalle marcava la sua presenza.
E sappiamo quanto c'è di rassicurante nella vita attraverso fondamentali punti di riferimento, come appunto le stagioni.

Il rogo del Traforo del Monte Bianco

tunnelmb_rogo_camion.jpgAll'ora della tragedia, dieci anni fa come domani, ero alla Camera dei Deputati a Roma per intervenire in un dibattito sulle vicende dolorose della Jugoslavia. Le prime notizie per telefono non davano affatto conto della reale drammaticità dei fatti e delle dinamiche che portarono ai trentanove morti e alla chiusura per anni del traforo.
Seguii poi le vicende nelle mie funzioni parlamentari e al Parlamento europeo fui promotore di quella direttiva sulla sicurezza dei trafori stradali che tenne conto del rogo del Bianco per evitare che mai si ripetessero circostanza del genere.
Dieci anni dopo, manifesto due dispiaceri. Il primo è l'interdistanza, vale a dire l'obbligo di mantenere nel tunnel un certo numero di metri fra un mezzo e l'altro per limitare conseguenze in caso di incidente. Le attrezzature tecniche per sanzionare chi viola l'obbligo restano ancora sperimentali e non consentono di dare le multe e ciò a detrimento della sicurezza. Il secondo è la modifica degli accordi internazionali che prevedevano una società unica: gli interessi di mantenere doppie cariche e la circostanza che è un privato che controlla la società italiana, mentre quella francese è pubblica, hanno perpetrato il paradosso e i costi di due società su un solo traforo.

Aspettando il by-pass

binario.jpgTrovo piuttosto spiazzante che, dopo due "APQ" sulla ferrovia (Accordo di Programma Quadro, uno nel 2004 e uno nel 2006) stipulati fra Stato e Valle d'Aosta (con il sì del Piemonte, laddove necessario), si debba ancora tenere ferma la costruzione del by-pass ferroviario di Chivasso, malgrado i trenta milioni spendibili.
Come ho spiegato in un breve scambio di parole a Montecitorio con il Sottosegretario ai Trasporti Bartolomeo Giachino - che pareva non saperlo, benché avesse avuto un recente incontro ad Aosta sulla ferrovia - la "lunetta" (o "baffo") di Chivasso consentirebbe, evitando l'inversione di marcia in quella stazione, di risparmiare una dozzina di minuti nella troppo lunga percorrenza fra Aosta e Torino.
Che a questa soluzione di buonsenso (già progettata e c'è da chiedersi chi risponderebbe di un eventuale danno erariale), di cui fruirebbero anche i canavesani che vogliono andare direttamente a Torino, si antepongano tavoli quadrati o rotondi smentisce tutta la retorica sui lavori pubblici da realizzare in funzione anticrisi.

Metano remoto

eni_store.jpgLa chiusura degli uffici "Eni" a Sarre è stata banalizzata.
In effetti il personale è quasi tutto transitato ad "Italgas" e dunque, dal punto di vista occupazionale, nulla cambia.
In realtà, però, pensando ad alcune azioni precedenti che ben conosco, spiace che "Eni" - oggi non considerato evidentemente un interlocutore utile nel ramificato settore energetico - se ne sia andato dalla Valle, lasciando diciottomila famiglie e centinaia di imprese collegate con il metadonotto nelle mani di remoti call center per ogni necessità grande o piccola. L'assenza di negozi convenzionati fa il resto e l'utente valdostano finisce per essere in una terra di nessuno e resta pure indeterminata la questione degli investimenti.
Per altro all'imminente scadenza delle convenzioni che riguardano la distribuzione del gas attraverso il metanodotto in Valle cosa potrà accadere senza un partner come "Eni"?

Il mio intervento sul tunnel del Monte Bianco in Consiglio Valle

Un mezzo del Geie TmbIl mio intervento sul tunnel del Monte Bianco nella riunione del 25 marzo 2008 del Consiglio Valle.


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Raddoppio del tunnel del Monte Bianco

tmb_10anni_processione.jpgIeri in Consiglio regionale sono intervenuto per ricordare le vittime del rogo di dieci anni fa. Ho parlato, come potete ascoltare nel contributo audio, di alcune questioni correlate (direttiva europea sulla sicurezza, investimenti ferroviari sulle Alpi, assenza di multe per chi non rispetta l'interdistanza, modernità dell'autostrada del Monte Bianco), ma non ho parlato in aula del raddoppio del tunnel, evocato dal collega del Pdl Massimo Lattanzi. Sia l'Ansa di ieri che La Stampa di oggi fanno pensare il contrario e ciò da vecchio cronista mi fa sorridere.
Non ne è ho parlato perché non era argomento e perché la mia contrarietà è stata ripetuta spesso. Oltretutto, se prima della partenza dei tunnel ferroviari Torino-Lione e del Brennero ci si poteva preoccupare per una scelta stradale su cui la Commissione europea si era già espressa negativamente e foriera in caso appunto di raddoppio di qualche rischio di eccesso di Tir attraverso la Valle, oggi la questione è risolta nei fatti.
I Tir diminuiscono da soli in barba ai pessimisti e la realizzazione degli attraversamenti ferroviari (con in più il completamento della linea ferroviario attraverso la Svizzera con la prossima apertura del nuovo Gottardo) sposterà le merci su treno e dunque l'andamento dei camion sarà in diminuzione.

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