Ricordando Cavalli Sforza

Muore, quasi centenario e dopo una vita piena di successi, il genetista Luca Luigi Cavalli Sforza, cui spetta il merito di avere diffuso un messaggio chiaro sulla baggianata che sta tornando in auge in politica e anche in ambienti pseudoscientifici delle razze umane: «Nella nostra specie non esistono le razze perché siamo troppo giovani come specie, non ne abbiamo avuto il tempo. Le grandi differenze sono tra individui mentre quelle tra popolazioni sono una piccola percentuale, per esattezza circa l'undici per cento delle differenze tra uomini».
Per cui chi cavalca il razzismo, oltre ad essere riprovevole ed erede di una serie di orrori nel suo nome, prende un granchio e si riallaccia a filoni che portano su strade pericolose.
Michel Wieviorka ("Lo spazio del razzismo", "Il Saggiatore", 1993) scrive: «il riconoscimento della diversità delle culture, di per sé, non porta ad alcun pericolo; è quando ciò lascia il posto all'affermazione della loro ineguaglianza che nasce il razzismo, indissociabile dal sentimento di una superiorità basata su rapporti di potere».
Si trasformano arbitrariamente le differenze culturali in altrettante caratteristiche "razziali" con la nascita di razze «superiori» ed «inferiori».

Fantasmi del passato? Per nulla, purtroppo e basta mettere il naso fuori di casa per capire che certi obbrobri sono duri a morire.
Cavalli Sforza aveva ammirazione per lo sviluppo dell'umanità. Così riassumeva in queste ore "Il Sole - 24 Ore": "In uno studio pubblicato quarant'anni fa insieme a Paolo Menozzi ed Alberto Piazza, Cavalli Sforza ha dimostrato che è stata una grande migrazione dal Medio Oriente a diffondere in Europa le tecniche di coltivazione delle piante e di allevamento degli animali. «Gli uomini sono tutti uguali - affermava Cavalli Sforza - indipendentemente dal colore della pelle, dalle dislocazioni territoriali, dalle ideologie, dalle credenze religiose».
«Siamo in viaggio - scrivevano sul "Sole 24 Ore" nel settembre 2016 Cavalli Sforza e Telmo Pievani nel presentare la mostra "Homo Sapiens" giunta al "Mudec" di Milano - Da due milioni di anni. Da quando i primi esemplari del genere Homo si diffusero dal continente africano e colonizzarono anche l'Eurasia. Da quando - molto, molto tempo dopo - piccoli gruppi appartenenti alla nostra specie, Homo sapiens, uscirono ancora dall'Africa e affrontarono l'esplorazione di vecchi e nuovi mondi. Oggi quell'avventura non è ancora finita, e non esiste frammento delle terre emerse di questo pianeta che non abbia visto il passaggio o l'insediamento di esseri umani"
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Per questo la questione "razza" deve essere trattata con delicatezza e chi crede nei valori democratici, direi costituzionali (è vero che nell'articolo 3 sull'uguaglianza si parla di "razza", ma il concetto allora era diverso scientificamente), deve lavorare contro ogni rigurgito razzista per quanto di odioso ne consegue. Ed è per questo che, per evitare strumentalizzazioni, i fenomeni migratori attuali vanno regolati bene ed in modo chiaro e leggibile per evitare di lasciar spazio a chi ha interesse non a risolvere la questione, ma ad adoperarla alla ricerca di facile consenso, utilizzando ataviche paure. Così facendo, cavalca filoni di razzismo a proprio beneficio, accendendo fuochi poi difficili da spegnere con toni spesso indegni di un confronto democratico, e potenzialmente pericolosi perché si sa dove si comincia ma non si sa dove si finisce, male di certo.
Si può passare con enorme facilità da un "patriottismo buono" ad un "nazionalismo becero", dalla valorizzazione della propria cultura al disprezzo di quella altrui, da atteggiamenti legittimi nella richiesta di integrazione all'aggressività verso il "diverso". Con il rischio - ricordate il nazismo? - che alla fine ci siano "ariani" che non vedono l'ora di purificare il mondo con logiche di sterminio di massa e di eugenetica folle. Temi difficili, certo, ma solo l'equilibrio può evitare che la violenza verbale alimenti fenomeni ben più gravi in un mondo già imbevuto di violenza e di guerre di vari generi.
Nel "Dizionario dei fascismi" (Milza, Bernstein, Tranfaglia, Mantelli, "Bompiani", 2002) si spiega come "non necessariamente movimenti e culture d'ispirazione razzista e antisemita sono fascisti. Viceversa, appare sostanzialmente indiscutibile che il fascismo (i fascismi) sia stato portatore di istanze di natura razzista (e, prima o poi, apertamente antisemita), sia per la sua concezione organicistica della società, sia per la forte sottolineatura di una identità nazionale concepita come monocratica e onnicomprensiva, e per ciò stesso esclusiva e intollerante verso qualsiasi appartenenza e identità multipla, sia per la dimensione della politica estera, vista come scontro selettivo per gli Stati-nazione".
Veleni terribili che si diffondono con cupa facilità, specie dove alberga l'ignoranza, combattuta con energia da scienziati bravi divulgatori, com'è stato Cavalli Sforza.

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