Impasse europea sui migranti

Il tema dei migranti scotta. La "prova del 9" è semplicissima: aprite (e direi chiudete in fretta) il capitolo ad una cena con amici e conoscenti e ne sentirete delle belle. Sono stato sere fa ad una conferenza di un prelato che conosco da tempo: ho sentito dire sul tema delle cose che mi hanno scosso, dette da chi dovrebbe predicare sempre la comprensione evangelica e l'apertura.
Ed invece questa questione solleva polemiche e si ragione più di pancia che di testa e le elezioni dimostrano apprensione e paura popolari anche laddove, come in Valle d'Aosta con tutta evidenza, i numeri sono piccoli e l'impatto marginale.
La propaganda politica gonfia però le vele e ciò avviene per la semplice ragione che il fenomeno migratorio sembra inarrestabile e agita paure ataviche e sembra in mano a dilettanti allo sbaraglio ormai da anni che stentano a gestire non dico i flussi ma neppure l'accoglienza priva di reali soluzioni per il futuro.

In più i summit europei, l'ultimo la settimana scorsa, sembrano a corrente alternata, oscillando fra ottimismo di risultati importanti e la realtà di fallimenti, che mostrano come Il premier paracadutato, Giuseppe Conte, sia inesperto e ingenuo, malgrado il cipiglio da professore universitario del Sud.
Scrive così sul "Corriere della Sera" Beppe Severgnini con mirabile sintesi: «Non è andata bene. Solo la necessità di autopromozione della politica può portare il nostro governo a spacciare il Consiglio europeo come un successo. Solo la faziosità disinformata può indurre parte dell'elettorato a crederci.
Tutto rimane, più o meno, come prima. I "centri controllati" verranno istituiti negli Stati membri "solo su base volontaria". "I migranti irregolari saranno rimpatriati" (da chi, come, quando?). "Tutte le misure nel contesto di questi centri controllati, compresi il trasferimento e il reinsediamento, saranno su base volontaria". "E' fatta salva la riforma di Dublino".
Secondo cui, com'è noto, tocca al Paese di primo approdo occuparsi dei migranti. E quali sono i Paesi di primo approdo per i migranti africani? Grecia, Spagna, Italia. Ma la prima è protetta da un costoso accordo tra UE e Turchia, che funge da buttafuori. La Spagna ha un dirimpettaio con cui ragionare (il Marocco). Noi ci arrangiamo. Ci arrangiavamo prima e ci arrangeremo quest'estate, con centinaia di migliaia di disperati pronti a partire dalla Libia.
Lungo riassunto, ma necessario. L'euro-ipocrisia irrita i cittadini italiani, e l'irritazione - si ha l'impressione - non dispiace a Salvini & C, che ci hanno costruito sopra il successo elettorale. Ma non è solo l'egoismo degli altri che dispiace; è anche la nostra ignavia. In una materia, soprattutto: la gestione dei migranti africani già presenti nel Paese.
Le colpe, stavolta, ricadono sui governi precedenti. Sono riusciti a ridurre i numeri in entrata (nei primi sei mesi del 2018 in calo dell'84 per cento), ma non hanno saputo gestire l'esistente. La politica è quella, very Italian, dello scaricabarile. Le Ong scaricano il problema sulla Guardia costiera, che lo scarica sui centri di accoglienza, che lo scaricano sul ministero dell'Interno, che lo scarica sulle prefetture, che lo scaricano sui Comuni, che lo scaricano sulle cooperative, che lo scaricano sui cittadini. Che si arrabbiano, e non hanno tutti i torti.
Facilitare un'occupazione temporanea per i richiedenti asilo? Così non bighellonano per le città chiedendo l'elemosina? Troppo ragionevole. Quindi, in Italia, quasi impossibile»
.
Queste annotazioni precise disegnano la triste realtà di una politica in confusione, che cavalca la rabbia popolare, ma che rischia grosso nella mancata indicazione di scelte precise e provvedimenti legislativi e amministrativi che sono più difficili di annunci e proclami, specie nelle difficili negoziazioni in Europa.

Registrazione Tribunale di Aosta n.2/2018 | Direttore responsabile Mara Ghidinelli | © 2008-2021 Luciano Caveri