Dal Molise al pasticciaccio brutto

Non fosse che la Valle d'Aosta è più piccola del Molise e a noi le piccole Regioni piacciono in barba alle "macroregioni", verrebbe da sorridere a vedere con quale attesa si siano svolte le elezioni molisane, diventate - nel pieno delle attese per il nuovo Governo - un test probante, certo più del voto il voto il 20 maggio in Valle d'Aosta per la vasta presenza di liste autonomiste o sedicenti tali.
Il "Movimento Cinque Stelle", dopo il 44,8 per cento delle politiche, avrebbe potuto sfondare e ottenere la sua prima regione con tanto di presidente eletto dal popolo. Invece il "Movimento" è fermo a quota 31 per cento. Vince, invece, il centrodestra. La coalizione è nettamente in testa al 49,2 per cento, con Forza Italia primo partito al 9,4 per cento e Lega seconda all'8,2 per cento: un segnale politico di una qualche importanza per la compattezza della coalizione anche a Roma.
Molto male il Partito Democratico con il 9 per cento (alle politiche era al 15,2 per cento), che conferma con altri "cespugli" della Sinistra come il baratro non è sia ancora finito.

Ora vedremo cosa farà nelle prossime ore il Quirinale, intenzionato ad avere un Esecutivo, visti i lunghi tempi di attesa già registrati sino ad oggi e la fitta rete di veti incrociati.
Personalmente, anche se in controtendenza rispetto alle tifoserie che spingono da una parte o dall'altra per un governo di varie coloriture, credo che sia meglio andare a votare, piuttosto che mettere in campo formule astruse e alleanze politiche senza costrutto. O si trovano soluzioni serie oppure - come deve avvenire - si vada a votare.
Conosco i dubbi: la legge elettorale in vigore non garantisce che si possano trovare maggioranze stabili, perché anche il "Rosatellum bis" è un mostriciattolo giuridico. Allora, se esiste volontà di cambiare le norme, si dia un mandato a un Governo di scopo e si faccia correre il Parlamento verso una nuova legge che dia i numeri a chi deve governare.
Altrimenti - lo ripeto - ci troveremo con mesi e mesi di infinite dispute fra chi proprio non può governare assieme con spreco di tempo, di risorse di credibilità.
Tutte brutture di cui fare a meno in una fase non così esaltante per l'economia italiana e pure - peggio ancora - per la fragile Democrazia italiana, che può farci precipitare chissà dove in un batter d'occhio.
Il voto - lo ricordino i valdostani, che spesso stizziti fanno calcoli punitivi e non razionali - serve per dare la Valle a persone oneste, competenti e coerenti.
L'alternativa è un pasticciaccio brutto come a Roma.

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