Immagina...

Volete mettervi paura? Andate nel sito guerrenelmondo.it e vi si spalancherà una realtà sotto i piedi, Continente per Continente, con descrizione minuta di quante guerre (in senso estensivo) siano in corso - mentre scrivo - nel nostro mondo.
Per cui, ogni volta che capita di discutere del rischio nefasto di una guerra mondiale e periodicamente emergono vicende che potrebbero innescarne una, sarebbe bene riflettere sul fatto che quanto già c'è insanguina parecchio il nostro pianeta e dunque non c'è bisogno di aggiungere orrore ad orrore.
Ci riflettevo in queste ore, immerso come sono in un luogo di vacanza multinazionale, dove stanno a fianco a fianco persone proveniente da molti Paesi.

Certo, un luogo in cui il benessere è una cifra comune, ma sfido chiunque a non riflettere in positivo sulla ricchezza umana di uno staff che vede lavorare assieme ventisei nazionalità diverse. Ognuno porta un pezzo del proprio modo di essere, confluendo nella straordinaria fusion che può trovare - se lo si vuole fare e l'altro non è un nemico - dall'apporto di ciascuno l'esempio evidente di una civiltà umana nelle sue molte varianti.
Ha scritto con ironia lo scrittore Gesualdo Bufalino: «Mai saprò decidermi, riguardo all'umanità, se considerarla, come diceva Melville, "un'accozzaglia di duplicati" oppure un sempre nuovo caleidoscopio di prodigi inconfrontabili».
Gli fa eco Giovanni Papini, un intellettuale complesso: «L'uomo può esser più bestiale delle bestie, più porcino dei porci, più tigresco delle tigri, più velenoso dei serpenti, più flaccido dei vermi, più appestante di una carogna, ma è pur capace di spaziare con la mente fino agli ultimi confini del mondo, di misurare le stelle più remote, di scoprire i principi che reggono la natura, di assoggettare le forze della materia, di giudicare con la stessa morale gli stessi dei, di creare il Partenone e la cattedrale di Chartres, la Cappella Sistina e la Quinta Sinfonia, l'Odissea e la Divina Commedia, l'Amleto e il Faust».
Confesso, comunque sia, che l'altra sera in un abbraccio corale in occasione di una festa con persone di diversi Continenti commuoveva cantare assieme quella canzone, inno di Pace, malgrado l'autore - John Lennon (con l'aiuto della moglie Yoko Ono) - lo ammantasse di logiche anticapitaliste.
Si tratta di "Imagine", anno 1971:

«Immagina non ci sia il Paradiso
prova, è facile
Nessun inferno sotto i piedi
Sopra di noi solo il Cielo
Immagina che la gente
viva al presente...
Immagina non ci siano Paesi
non è difficile
Niente per cui uccidere e morire
e nessuna religione
Immagina che tutti
vivano la loro vita in pace...
Puoi dire che sono un sognatore
ma non sono il solo
Spero che ti unirai anche tu un giorno
e che il mondo diventi uno
Immagina un mondo senza possessi
mi chiedo se ci riesci
senza necessità di avidità o fame
La fratellanza tra gli uomini
Immagina tutta le gente
condividere il mondo intero...
Puoi dire che sono un sognatore
ma non sono il solo
Spero che ti unirai anche tu un giorno
e che il mondo diventi uno...».

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