Il Casinò valdostano a picco

Ci sono storie che tornano e sono come dei tormentoni della storia più recente della Valle d'Aosta e chi conosce un po' le questioni non si stupisce se fra il dire e il fare c'è stato di mezzo un mare profondo e procelloso, che ha fatto affondare troppe navi prima funzionanti.
Così si dica forte e chiaro che il "Casinò de la Vallée" va male, molto male, malgrado il cambio di management fosse stato spacciato - ma già era stato fatto da chi ha cambiato il quadro, facendo finta di niente - come risolutivo: una discontinuità utile di certo per la politica come manovra di distrazione di massa rispetto alle gravi responsabilità politiche da parte di chi ha fatto e disfatto, ma soprattutto ha promesso senza mantenere.
E così, purtroppo, malgrado i sacrifici chiesti ai dipendenti ed annunci roboanti di rilancio del Governo regionale (e persino voto favorevole del sindaco di Saint-Vincent sul bilancio!), si è visto come le bugie abbiano le gambe corte.

Ora i sindacati, compreso chi ha dimostrato di essere più collaborazionista che collaborativo, protestano per scelte discutibili e mai concordate, frutto di relazioni fra le parti che dimostrano assenza di cultura industriale e di competenze specifiche per gestire i dossier. Con buona pace di chi ha scelto dirigenti, quadri e pure consulenti: un disastro che si sentiva venire con troppi silenzi della politica, sia in maggioranza dove ha regnato l'obbedienza e il conformismo che in parte della minoranza e mi riferisco con tristezza a chi si apprestava ad entrare in maggioranza ed ha dato fiducia ad una svolta che era tarocca già leggendo i curricula di chi doveva portare idee e cambio di velocità. Invece la Casa da Gioco è ferma e anzi arretra sul mercato del gioco e i Bilanci saranno in rosso così grave da chiedersi come si porranno i conti rispetto alle forche caudine delle norme sulle Partecipate con la recente legge nazionale che incide anche sui Casinò.
Quale strategia si prospetta? Si parla di privatizzazione, qualcuno tratterebbe con gli americani "prescelti" e si favoleggia di un Piano vero e proprio progetto già elaborato su Saint-Vincent, che trasformerebbe la Casa da gioco attuale in un "mega outlet" con un Casinò nuovo e più piccolo ed alberghi in una vasta rete internazionale.
Chissà se sono fantasie: certo è che ogni privatizzazione passa da un appalto europeo e non si gioca con i rischi di una turbativa d'asta persino prima di una gara pubblica! Ormai, a conti fatti, si andrebbe con le procedure al di là delle elezioni regionali del 2018. Ed allo stato sembrerebbe persino una scelta per prendere tempo e, come avvenuto fino ad oggi, spostare ogni decisione vera sempre più in là, mentre tutto crolla e ci si domanda sempre se certe rovine siano frutto di incapacità o persino di un disegno distruttivo dai contorni sconcertanti.
Certo è che bisogna moltiplicare gli sforzi per reagire senza accettare il principio del rinvio messianico a chissà quale orizzonte futuro, fissando nel frattempo le responsabilità con grande chiarezza, specie rispetto a chi sfugge sempre come un'anguilla al redde rationem di scelte sbagliate una dopo l'altra.

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