Turismo, concorrenza e mercato

Ogni giorno la lettura delle notizie, sempre più difficili da selezionare per l'assalto mediatico cui siamo sottoposti, riporta una realtà inoppugnabile: anche la piccola Valle d'Aosta fa parte di un sistema che ci obbliga a confrontarci con mercato e concorrenza. Considerazione banale - capisco bene - ma ho l'impressione che non sempre questa percezione esista per una visione sbagliata in molti dell'autonomia speciale, che non è una "coperta di Linus", cui attaccarsi come protezione, ma una battaglia quotidiana per non perdere terreno.
Il "Club Méditerranée" è al centro di complesse operazioni finanziarie, che potrebbero alla fine tornare a vantaggio di un controllo ancora più forte di un finanziere italiano, Andrea Bonomi. E' evidente che, se esiste questa battaglia fra azionisti, vuol dire che il turismo internazionale, nella fascia elevata che ormai il "Med" copre in prevalenza, è considerato appetibile.

Penso che nessuno se ne debba stupire: il lento attenuarsi della crisi rilancerà i consumi per le vacanze e poi ci sono vacanzieri di grandi Paesi emergenti, che viaggiano sempre di più ed è bene - senza troppo fantasticare - che anche la Valle d'Aosta si prepari alla concorrenza per accoglierli, prima che altre zone alpine consolidino i flussi.
E' più facile esserci subito che dover rincorrere gli altri. Sarebbe bene, a questo proposito, riflettere a fondo e definitivamente sui nostri punti di forza e di debolezza. Penso al tema dei trasporti, che ci tagliano fuori da parte della clientela italiana per i costi folli dell'autostrada e lo stesso vale per la ferrovia decotta e - anche per la clientela internazionale - sarebbe ora di ripartire con un aeroporto che continuo a considerare una risorsa preziosa e invece rischia di diventare uno spreco per il blocco dei voli e lo "stop" a lavori indispensabili. Lo stesso vale per le infrastrutture d'accoglienza, alberghiere ma non solo. Delle eccellenze sappiamo bene, meno sappiamo alla fine - se non dai giudizi falsati di "TripAdvisor" - della media, se non per una percezione soggettiva e non per una ricognizione località per località.
Ricordo - tornando all'inizio - che in Valle esiste un solo "villaggio" del "Med", quello del Breuil-Cervinia. Poi esiste - in analogia, ma con un orizzonte più nazionale - il villaggio "Valtur" di Pila, passato di recente ad "Orovacanze", società turistica di proprietà dell’imprenditore del Montenegro Franjo Ljujidjuraj.
Questi grandi competitor non sono solo utili per le clientele che spostano da noi a loro beneficio e a beneficio dell'indotto locale, ma possono essere considerati - per la loro dimensione - una cartina di tornasole, certo non la sola, della percezione della nostra Valle all'esterno. Erano, anche su questo, stati commissionati degli studi, che forse andrebbero aggiornati, ma il cui valore esiste solo a condizione che poi gli esiti servano a pilotare la macchina turistica - fra responsabilità private e pubbliche, che si incrociano sino a renderle indistinguibili - verso i miglioramenti necessari. E' certo questione di soldi e quelli che ci sono oggi sono infinitamente meno del passato nella disponibilità della Regione, ma riguarda anche una volontà comune per un settore, quello del turismo, che è essenziale per l'economia valdostana.

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