A proposito di Twitter

È ormai un certo tempo che qui sulla pagina, sopra il "Calepin" che ritrovate con cadenza settimanale (erede di una rubrica che ho tenuto per anni sul "Peuple Valdôtain" e che ha fruttato due libri), figurano i "Tweet" che annoto con la brevità caratteristica di questo social media. Per me "Twitter" è un'esperienza divertente in cui mischio notizie, pensieri e qualche foto, direi come la maggior parte dei frequentatori normali.
Essere là, oltre che qui, ha modificato la partecipazione ai dibattiti su questo vecchio blog (che pure prima o poi sottoporrò al necessario restyling, compreso l'aggiornamento alla biografia!).
Una parte del confronto, per brevità e immediatezza, è finito su "Twitter", che pare prendere piede anche in Valle, dove "Facebook" è più assestato, ma al quale per scelta non ho mai preso parte.
Qualche occhiata di comparazione conferma che Twitter - con le solite eccezioni che confermano la regola - è uno spazio piuttosto educato, con un mix equilibrato fra serio e faceto e di logica glocal, un po' globale e un po' locale.

In Valle la confraternita di "following" (quelli che vengono seguiti) e di "follower" (quelli che ti seguono) non è enorme e c'è un interscambio interessante, anche se naturalmente si cementano maggiori conoscenze con alcuni e persino amicizie che sfociano in "messaggini" diretti non pubblici.
Poi ci sono quelli che uno "blocca" per la loro maleducazione o perché legittimamente si ritiene di non aver nulla da spartire e non si è obbligati a frequentarsi sulla Rete, così come nella vita.
In Valle d'Aosta, ma penso che il fenomeno sia normale, ci sono alcuni pasdaran della politica, poi divisi a loro volta in due: gli "anonimi", che possono essere paraventi simpatici o, purtroppo, maschere carognose di persone poco coraggiose, che mostrano tutta la loro forza solo nell'ombra; ci sono poi quelli che invece si firmano "nome e cognome", ma i toni restano esacerbati, perché in realtà vogliono emergere nel dimostrare quanto sono bravi, fedeli e grintosi, a buon rendere...
Ci sono poi gli "ovetti", persone paracadutate su "Twitter" per far numero a beneficio del personaggio di turno, che deve contare le truppe anche su "Twitter" e dunque c'è chi si organizza con persone che non scrivono mai, in questo venendo meno alla logica con la quale si dovrebbe partecipare ad un social media.
Al di là delle truppe, più o meno "cammellate" o "da sbarco", compresa la "Legione straniera degli anonimi", trovo sia un'esperienza utile per trovare notizie rapide, la segnalazione di temi, articoli e commenti, idee e pensieri.
So che i cultori del genere spiegano che ci sono nuovi orizzonti tecnologici e penso che un giorno verrà che ci finirò dentro.

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