"Autunno caldo"

Il giornale "Avanti!" nasce nel 1896 e campa sino alla fine del 1993 come testata del Partito Socialista Italiano.
Caposaldo di un certo côté cangiante è il direttore della testata fra il 1912 e il 1914, tale Benito Mussolini.
Sulle ceneri del giornale precedente nasce nel 1996 "L'Avanti!" e su quella storia- che non riguarda solo la "L" in più è meglio calare un velo pietoso.
Evoco il vecchio giornale socialista perché fu questo quotidiano ad usare per la prima volta l'espressione, poi affermatasi, di «autunno caldo».
Allora ci si riferiva ad una vertenza aziendale alla "Fiat", che iniziò di fatto con proteste in fabbrica alla riapertura a fine agosto in vista del rinnovo del contratto di lavoro previsto per la fine di quell'anno e a fronte delle reticenze sugli aumenti salariali dell'azienda automobilistica torinese.
Scrisse "L’Avanti!", non immaginando il successo dell'espressione: «L’autunno potrà essere veramente "caldo", ma non a causa e per colpa di qualche estremista, bensì come conseguenza di una perdurante cecità padronale di fronte alle spinte verso nuovi equilibri di potere che si manifestano nella società».

Il linguaggio "sessantottino" è evidente e fotografa un'epoca che è lontana ma anche vicina.
E la ragione è semplice: tutto porta a dire, ma così è stato detto persino da Ministri della Repubblica, che il prossimo autunno sarà davvero «caldo». Lo sarà per la crisi economia che morde, per fabbriche in chiusura in ridimensionamento (anche da noi), per una disoccupazione crescente (anche in Valle) e una preoccupazione per il costo della vita che sale a fronte di un generale impoverimento. Da noi si aggiunge un caldo suppletivo causato dalla sistematica messa in discussione di alcuni principi della nostra autonomia speciale e non è solo una questione di soldi - pure importanti per le violazioni statali del riparto fiscale vigente - ma anche di poteri e competenze derivanti dallo Statuto d'autonomia e non dalla nostra bella faccia.
Un quadro complesso che fa crescere paure e preoccupazioni e mette sul piede di guerra - fra antipolitica, populismo, astensionismo, sfiducia e altro ancora - anche i più pazienti fra di noi. Si somma appunto la difesa dell'autonomia speciale che non è solo il complesso giuridico dell'"ordinamento valdostano" ma anche quello Stato Sociale faticosamente costruito dal dopoguerra ad oggi per sconfiggere povertà e isolamento della nostra montagna.
E' matto chi vuole "buttar via il bambino con l'acqua sporca", ma sarebbe altrettanto sbagliato per non profittare della situazione per capire nuovi equilibri e modelli su cui costruire un futuro in cui molto non potrà più essere come prima.
In questo senso, bisogna essere propositi e pronti alla discussione, contestando ingerenze e imposizioni e mostrando che cosa è l'autonomia: assunzione di responsabilità in prima persona e sapersi governare con proprie leggi, seguendo un fil rouge di coerenza e credibilità. Il resto sono chiacchiere o fumisterie.

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