Il mio 25 aprile

Non avendo vissuto di persona la Resistenza, ho avuto solo due possibilità per capire gli eventi. Il primo è, attraverso la conoscenza di chi ha vissuto quegli anni, ascoltare per capire.
Ho avuto la fortuna, per questioni generazionali, di poter ascoltare tanti testimoni, che oggi purtroppo sono ridotti al lumicino. La seconda è, con la lettura dei libri, formarmi una mia opinione.
E va detto che la storiografia si è fatta nel tempo sempre più ricca e ha scavato in ogni dove, smettendo sempre più i toni agiografici.

Ecco perché, pur non dando alla data del 25 aprile nessuna chiave di lettura retorica o trionfalistica, la Festa della Liberazione resta per me un punto di riferimento nel mio percorso personale.
Così penso in questo giorno ai miei familiari "resistenti" in diversi modo e misura e a tutti quelli che, a chiusura della Seconda guerra mondiale, hanno creduto - ciascuno con il suo apporto - alla necessità che l'Italia (e la Valle d'Aosta, perché altrimenti non avremmo uno straccio d'autonomia!) tornasse alla libertà.
Mi addolora che ormai una parte d'italiani, influenzati sempre di più dalla parte che uscì perdente, giochino tutte le loro carte per svilire i significati legati alla celebrazione.
Si conta in questo su un effetto oblio e su un revisionismo storico che nulla ha a che fare con l'esattezza della Storia, che obbliga a capire bene gli avvenimenti per evitare che a ricostruire il passato siano solo i vincitori. Ma bene sarebbe grottesco che il rispetto per i vinti e la necessità di essere esatti sulle circostanze - perché certe critiche a comportamenti gravi del mondo partigiano come vendette o ruberie sono sacrosante - si spinga fino a dare ragione, tanto tempo dopo, ai vinti.
Chi erano i vinti? In breve: i nazisti e i fascisti. Per cui va molto bene ogni forma di rispetto umano e di accettazione della buona fede dei singoli. Ma, ciò detto, chi tenta di rovesciare le frittate e di dire che, in fondo, se nel 1945 a vincere fossero stati gli "altri" sarebbe stata la stessa cosa, allora «no!».
Sono stufo dello "sdoganamento", del "negazionismo", della "pacificazione nazionale" e di tutto l'armamentario propagandistico di chi mira a modificare la realtà. Così come, per essere chiaro, mi ha sempre innervosito l'idea, mai morta in quello schieramento, dei comunisti (oggi ex) di impadronirsi della Resistenza tutta intera.
"Ora e sempre Resistenza!", anche in Valle, è uno slogan che va declinato nel rispetto della pluralismo di idee che c'era nell'antifascismo, specie in un'epoca in cui l'estrema destra - anche di stampo fascista - torna sulla scena in Europa.
Sono degli spettri brutti e cattivi da non sottostimare, perché la barbarie delle dittature cova sotto la sabbia e approfitta delle epoche di crisi, come quella attuale.

Commenti

Liberazione...

Salvo imprevisti, come da due anni a questa parte, sarò ad Aosta per partecipare alle manifestazioni per il 25 aprile.
Un momento importante di riflessione e di partecipazione per non dimenticare. Viviamo in una fase particolare in cui il ricordo degli avvenimenti di quel periodo non deve essere cancellato dalla memoria collettiva. In modo particolare devono essere i giovani a saper essere interpreti di un messaggio di pace e di riconoscenza verso chi, attraverso il sacrificio della propria vita, ha garantito alle generazioni future pace e libertà.
La scuola riveste un ruolo importante nel processo di conoscenza degli avvenimenti passati e trovo che l'insegnamento dell'inno di Mameli sia cosa degna di merito. Leggo che quattro ragazzotti, hanno proposto la soppressione dell'insegnamento dell'inno nazionale, proposta provocatrice da cestinare immediatamente, senza appello.

Problema di fondo...

a meno che non ci sia qualche docente illuminato che spieghi che cosa successe il 25 aprile di 67 anni fa, nella scuola primaria e secondaria non si affronta l'argomento. La storia del recente passato è retaggio delle superiori o a carico di terzi.
Ma mi rendo conto che - come scrissi tempo addietro - il ricordo e lo studio hanno una matrice di derivazione politica. Della serie: qualcuno ha più diritto di ricordare di altri.

Concordo...

La scuola arriva con grandissimo ritardo. Fin dalle elementari è dovere, civico e morale far conoscere la realtà dei fatti e delle cose.
La Resistenza è un patrimonio di tutti, non una data simbolo da annotare in agenda vista come l'occasione per fare "passerella". La politica dovrebbe essere unita in queste occasioni, ed invece gli spunti polemici non mancano. Napolitano, ieri, ha fatto un discorso chiaro che condivido nel suo complesso.

Dire che hai ragione...

è dire poco. Impressiona il senso di oblio in cui rischiamo di relegare le giovani generazioni.
Non lo dico in termini propagandistici, per carità, ma perché ti accorgi di quanto i programmi scolastici sia scollati dalla realtà.

I partiti

Mi permetto di ricordare che il 25 aprile significa anche e soprattutto il ritorno alla libertà. Una libertà che ha permesso il ripristino della democrazia, la condizione democratica regge grazie ai partiti. Perché ci si stupisce del fatto che le bandiere dei partiti sventolino il giorno della Liberazione ? Tutti i partiti, dovrebbero essere rappresentati quel giorno, ma non solo, il dovere civico e, soprattutto morale imporrebbe che coloro che sono protempore investiti del ruolo di amministratori partecipino e diano il buon esempio. Ogni commento "a freddo", a qualche giorno di distanza risulta superfluo e leggermente fuori luogo.

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