Un volto buono dell'Europa

L'Unione Europea ha il "pro" di immaginare il futuro con documenti di lunghissimo respiro e, per contro, non ce la fa a reagire con efficacia alle emergenze.
Ci riflettevo di fronte ai documenti in discussione qui a Lisbona, da dove vi scrivo, e che riguardano il periodo di programmazione 2014-2020 dei Fondi europei. Si tratta delle linee direttrici che sono riassunte in modo assai efficace dal sito europroject-online del professor Carlo Baldi, storico consulente in diritto comunitario della nostra Valle, che ricorda come si lavori su documenti resi noti nell'ottobre dello scorso anno: "la Commissione europea ha adottato un pacchetto di proposte di nuovi regolamenti relativi ai Fondi strutturali dell'Unione europea per il periodo di programmazione 2014-2020. L'adozione dei nuovi regolamenti è strettamente legata al pacchetto di proposte che la Commissione stessa ha presentato nel giugno scorso in merito al quadro finanziario 2014-2020 e che sono attualmente in discussione".

La nuova programmazione della politica di coesione si propone di contribuire al raggiungimento degli obiettivi fissati dalla strategia delineata nel documento "Europa 2020" per una crescita intelligente, sostenibile ed inclusiva. Anche a tal fine, nella programmazione dei Fondi le singole regioni devono riservare una quota consistente delle risorse ad interventi che favoriscano l'efficienza energetica e l'uso di fonti rinnovabili, la realizzazione di progetti di ricerca e innovazione, la competitività delle piccole e medie imprese (l'obbligo vige per il 50% della dotazione finanziaria dei programmi delle regioni meno sviluppate e per l'80% con riferimento alle altre regioni).
Gli obiettivi "Convergenza" e "Competitività regionale ed occupazione" della programmazione 2007-2013 sono sostituiti dall'obiettivo "Investimenti in favore della crescita e dell'occupazione", che trova applicazione su tutto il territorio dell'Unione europea, con un'articolazione delle risorse differenziata in relazione a tre differenti categorie di regioni:
- regioni meno sviluppate (con un PIL pro capite inferiore al 75% della media comunitaria);
- regioni in transizione (con un PIL pro capite compreso tra il 75% ed il 90% della media comunitaria);
- regioni più sviluppate (con un PIL pro capite superiore al 90% della media comunitaria).
Le risorse complessive disponibili per tutto il periodo ammontano - secondo la proposta della Commissione - a 336.020.492.848 euro; all'obiettivo "Investimenti in favore della crescita e dell'occupazione" va il 96,52% delle risorse (324.320.492.844 euro), così suddivise:
- 50,13% (162.589.839.384 euro) per le regioni meno sviluppate;
- 12,01% (38.951.564.661 euro) per le regioni in transizione;
- 16,39% (53.142.922.017 euro) per le regioni più sviluppate;
- 21,19% (68.710.486.782 euro) per gli Stati ammessi all'intervento del Fondo di Coesione;
- 0,29% (952.680.000 euro) per i territori d'oltremare.
Subito dopo l'entrata in vigore del Regolamento la Commissione adotterà una decisione con la classificazione delle regioni per le tre categorie; per quanto riguarda il nostro Paese, l'ipotesi di articolazione vede confermate nella prima categoria (regioni meno sviluppate) quelle attualmente ammesse all'obiettivo "Convergenza" (Calabria, Campania, Puglia e Sicilia), nella seconda categoria l'Abruzzo, il Molise, la Basilicata e la Sardegna, mentre tutte le altre regioni sarebbero comprese tra quelle considerate più sviluppate.
Resta poi confermato l'obiettivo "Cooperazione territoriale europea", già presente nel precedente periodo di programmazione, con una proposta di dotazione di risorse pari al 3,48% dello stanziamento complessivo (11.700.000.004 euro).
Una delle novità più interessanti è costituita dall'adozione di un approccio integrato per fare fronte ai problemi locali, coordinando a tal fine la programmazione dei Fondi strutturali (FESR, FSE e Fondo di Coesione) con quella del FEASR (Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale) e del costituendo FEAMP (Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca). L'intervento integrato di tutti i fondi viene infatti disciplinato dal regolamento generale dei Fondi.
Per quanto riguarda l'iter della programmazione, è previsto anzitutto che la Commissione adotti un Quadro Strategico Comune (QSC) nel quale tradurre in azioni chiave gli obiettivi della politica di coesione; sulla base di tale documento, ogni Stato membro presenterà un "Contratto di partenariato" nel quale verrà indicata la strategia di sviluppo territoriale da perseguire anche grazie all'intervento dei Fondi; unitamente a tale documento, gli Stati stessi presenteranno i programmi operativi riguardanti le diverse regioni e i programmi a gestione nazionale, per la necessaria approvazione da parte della Commissione europea".
Scusate la lunga citazione, ma la sintesi era efficace e me ne sono avvalso. Nei mesi a venire le discussioni si faranno vivaci e poi a livello nazionale si giocherà la partita politica che ho vissuto come Presidente della Regione nell'ultima tornata.
Nella mia esperienza europea, attuale e passata, posso dire che come sempre in questi casi bisogna avere le idee chiare per sedersi ai tavoli con serenità. Sapendo che questi soldi sono uno dei volti buoni dell'Unione europea.

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