Alcool

Monta la polemica su alcool e minorenni.
A leggere con attenzione le ordinanze dei sindaci, che mirano a regole più stringenti zigzagando fra codice penale (che punisce la somministrazione, ma non la vendita, ai minori di 18 anni) e nuove norme contro il degrado urbano (l'assioma è fra consumo di alcoolici e esplosione di violenza e teppismo), siamo di fronte ad una realtà assai variegata, cui si sommerebbe il consumo zero per i neopatentati, se passerà la riforma in Parlamento del Codice della strada.
Quello dell'alcool e dei suoi abusi, le cui conseguenze sono note e disastrose, è uno dei temi carsici in Italia. Ogni tanto sparisce per poi riapparire anni dopo, mentre i dati mostrano progressivi peggioramenti.
Il tema in Valle d'Aosta, guardando le statistiche di vario genere (consumi, malattie, incidenti stradali), non è di poco conto.
Far finta di niente non aiuta: i valdostani - e ne siamo tutti testimoni - sono in media dei bevitori robusti e le conseguenze sono ovvie. Da tempo diverse campagne invitano la nostra popolazione ad un uso ragionevole per evitare che un piacere, come a mio avviso è un consumo moderato degli alcoolici, non si trasformi in tragedia personale con conseguenze collettive, essendo i costi sociali, diretti ed indiretti, enormi.

L'educazione e la formazione per un uso consapevole di una sostanza, l'alcool, che può essere dannosa è una strada da accompagnare con sanzioni di vario genere.
L'idea che esista una punizione a comportamenti sbagliati o antisociali fonda la convivenza civile, perché senza regole chiare ognuno rischia di regolarsi di testa propria e ciò apre spazi di libertà arbitrari per chi non ha consapevolezza dei rischi derivanti dai propri comportamenti. Per cui personalmente trovo che il contemperamento fra libertà propria e confini posti a difesa degli altri resti il punto di partenza.
Mi preoccupa, tuttavia, l'idea del divieto assoluto o, come ben si dice, parlando di alcool, la logica del proibizionismo. Il fenomeno è storicamente preciso: negli Stati Uniti un emendamento alla Costituzione proibì l'alcool dal 1910 al 1933. Ricordiamo tutti che ciò sortì un mercato nero e fece prosperare i gangster.
Oggi il proibizionismo è diventato, in senso lato e per altre sostanze, un modo di pensare, che tende a vietare ogni sostanza ritenuta pericolosa, vietandone l'uso. Ciò crea rischia di creare, specie per i giovani, mercato paralleli ed illeciti e soprattutto di attorniare la sostanza - in questo caso l'alcool - di quel fascino derivante dai divieti e dal gusto di infrangerli. Un meccanismo psicologico ben noto e conosciuto.
Ecco perché il divieto, che pure può essere declinato in modo intelligente e senza una logica da ghigliottina, serve solo se fa parte di un disegno più vasto, che miri a spiegare - in modo semplice e senza logiche moralistiche o messaggi funerei - le conseguenze che derivano da un abuso di alcool.
Argomento per nulla semplice da trattare, perché siamo su un crinale delicato. Esiste anche in Valle nell'alcool, specie da giovani e mi riferisco a quel rito di passaggio ancora rappresentato dalla festa dei coscritti, un carattere iniziatico, un insieme di valori, una funzione aggregativa e di distensione, una valore simbolico della sostanza che non può essere cancellato agitando solo le paure e le conseguenze drammatiche o pericolose. Per educare bisogna scendere più in profondità e farlo con approcci e linguaggi adatti ai giovani, come in parte si è tentato di fare in questi anni, anche se gli esiti sono difficili da valutare.
Per cui le ordinanze, le nuove leggi, la repressione e le proibizioni rischiano di restare proclami inutili se non crescerà una coscienza su atti, comportamenti, conseguenze. Un lavoro più difficile del semplice niet.

Commenti

Probabilmente sono noioso...

Le ordinanze sono sempre lettera vuota senza una presa di coscienza del problema che regolamentano.
I giovanissimi bevono fino a farsi male? Risolvo il problema con una multa, o peggio, con un processo? Forse che no.
Manca una grande attenzione e investimenti su quelli che sono il futuro della nostra società. Bello esclamare: «ai miei tempi...». Facciamo in modo che questi ragazzi siano presi sul serio e integrati in un mondo, che non li consideri poppanti ad oltranza.
Ci vanno investimenti e incentivazione sulle politiche giovanili, espressione culturale di tutti i tipi, sport, territorio.
Io ho lavorato tanto con i ragazzi: se dai fiducia, la puoi pretendere e la ottieni.

E soprattutto...

va fatto capire che "tirarsi neri" può far sorridere una volta, ma poi i segni che ti lasciano queste sbornie colossali sono terribili.

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