Viva la Scuola!

Anche in piazza Chanoux ad Aosta si manifesta per una scuola in aula. La didattica a distanza, che al momento interessa la scuola secondaria di primo grado con la seconda e la terza e le Superiori, è stato il flagello di questo anno anche in una Valle d'Aosta che si è sforzata di tenere aperto tutto il più possibile.
Ribadisco come la scuola si faccia in aula e sia un’esperienza di socialità senza eguali fra alunni e con gli insegnanti.
Certo, la digitalizzazione apre nuovi mondi da esplorare e diventerà un elemento imprescindibile come strumento didattico, ma la vita vera è quella dal vivo.

Strana Pasqua

Eccoci dunque alla seconda Pasqua in compagnia della pandemia.
Prendiamola con filosofia, anche se ormai molti scricchiolii si avvertono rispetto alla speranza di uscirne presto. La scarsità di vaccini rallenta la campagna vaccinale ed i virologi ci terrorizzano, parlando del Natale «finalmente liberi». Ma siamo diventati tutti sospettosi e, sperando nell’estate che con il caldo deprima il virus, già ci figuriamo un autunno di nuovo difficile.
Altro che ottimismo!

Puzza di statalismo

Un nervosismo serpeggia in tutti coloro che conosco e noto una perdita progressiva di speranza. Brutta storia, davvero.
Lo scrivo con disagio, perché personalmente mantengo ancora una speranza. Ma a due condizioni imprescindibili.
La prima è la storia dei vaccini.
Ci vuole la disponibilità materiale e questo significa mettere in riga le società produttrici, i cui rinvii nella produzione e distribuzione sono inaccettabili. A questo si collega la necessità di dare un senso alla obbligatorietà dell'azione "vaccinazione" in settori cardine.
Non si può pensare, ad esempio, che ci siano medici ed infermieri che rifiutano la vaccinazione.

I tamponi e l'ignoranza senza rimedi

Ho perso il conto di quanti tamponi abbia fatto per via delle persone incontrate o per la cautela delle riunioni in presenza nel Consiglio regionale della Valle d'Aosta, dove si è tornati da mesi al lavoro in presenza. Scelta meritoria, quando è possibile farlo perché una democrazia in remoto non funziona.
Ogni volta che si fa il test per il "covid-19" se rapido si aspetta poco, più a lungo per il molecolare: in entrambi casi esiste la logica apprensione perché questa malattia fa paura a chiunque.
In attesa del vaccino, cui agogno con fetida attesa, anche questo è diventata la vita di questi tempi.
Da noi ci sono stati e ci saranno campagne di screening con tamponi, in particolare nelle scuole con insegnanti e studenti, come uno degli elementi che hanno consentito di rimanere aperti e di valutare in grandi comunità a stretto contatto l'evoluzione della malattia.

L'Europa e Draghi

L'Europa guarda al nuovo Governo italiano con grande interesse.
Lo dimostra Anne Rovan su "Le Figaro" in un articolo di cui vorrei riportare qualche passaggio assai significativo. Ecco un primo passaggio: "Mario Draghi n'a pas le droit à l'erreur. L'utilisation de cette manne sera son premier grand test européen, alors que l'économie italienne a dévissé de 8,9% en 2020. «N'oublions pas que le plan de relance européen a été fait pour ce pays. Le recours au "Mécanisme européen de stabilité" était impossible politiquement et on ne pouvait pas s'appuyer sur le budget de l'UE puisque ce pays est un contributeur net. C'est pour cela que l'on a inventé cette troisième voie», souligne Yves Bertoncini, le président du Mouvement européen. «L'Italie n'est pas habituée à avoir autant d'argent à investir. L'Europe devra faire preuve de patience», prévient pour sa part Enrico Letta, l'ancien président du Conseil italien, désormais à la tête de l'Institut Delors".

La voce dei catalani

Malgrado la Spagna abbia usato il pugno di ferro, prima con le forze dell'ordine e poi con i giudici, creando una situazione davvero inquietante nell'Unione europea, gli indipendentisti catalani hanno scalato la montagna delle difficoltà e raccolto voti in numero tale da dimostrare di essere ancora in forze e coerenti con la battaglia avviata in modo pacifico.
Così dimostrando che chi pensava che il fuoco di autodeterminazione si fosse spento aveva fatto male i calcoli e la logica repressiva risulta per Madrid un fallimento, così come l'evidente complicità delle autorità europee, silenti di fronte alle vicende catalane ed alla loro piega inquietante rispetto ad elementari principi di libertà combattuti a colpi di codice penale.
Resta il fatto indelebile che alle elezioni regionali per il rinnovo del Parlamento della Catalogna i partiti indipendentisti catalani che hanno governato durante l'ultima legislatura hanno ottenuto abbastanza seggi per garantirsi la maggioranza assoluta in Parlamento ed esprimere un nuovo presidente della "Generalitat", il Governo catalano, anche se nessuno di loro è risultato il partito più votato.

Un colpo d'ala per l'Autonomia

Quando è arrivato l'elenco dei ministri, oggi trasformato in articoletti con foto tipo album "Panini" dei calciatori, credo che siamo in tanti ad aver commentato di uno o di un altro la delusione della scelta.
D'altra parte Mario Draghi non è "Mandrake" e nel mettere assieme la squadra ha dovuto fare il fuoco con la legna che aveva. E per "legna" si intende anzitutto i voti necessari per governare, che è quanto necessita oggi essendo già attaccati ad una pianta per evitare di schiantarsi in un burrone.
Draghi, solidamente europeista, mi auguro che abbia anche la consapevolezza che per governare deve avere un occhio di riguardo verso la democrazia locale, che è lo scheletro che fa stare in piedi la Repubblica.
Va bene avere una visione delle cose sulla scala continentale che ha vissuto negli ultimi anni, ma deve evitare un centralismo romano che nella pandemia ha raggiunto vette inaudite, mortificando Regioni e territori in prima linea contro il virus e le sue tremende conseguenze economiche e sociali che si trascurano nel futuro, anche quando i vaccini sconfiggeranno il "covid-19".

Conversione ad U sull'Europa

Il mio non è mai stato un europeismo cieco. Ho avuto il privilegio di studiare l'integrazione europea e poi di praticarla. Per cui ne conosco pregi e difetti, potenzialità e debolezze. Non può essere altrimenti per un federalista che crede nella sussidiarietà vera e non a parole e l'Unione europea ha dimostrato molte volte che in conto è la retorica, altri e diversi i comportamenti.
Tuttavia ho sempre conservato il mio modo di pensare a favore dell'Unione europea, pur affinandone i contenuti e non avvolgendomi nel rischio di esaltazione retorica.
Per cui in questi giorni me la rido a vedere paladini dell’antieuropeismo cambiare idea per farsi benvolere da Mario Draghi, prossimo premier che per background è un simbolo vivente dell’europeismo.

Niente luce in fondo al tunnel

La crisi di Governo non mi appassiona. Ne ho vissute parecchie alla Camera con interessanti consultazioni con Presidenti della Repubblica e presidenti del Consiglio incaricato. Per cui dovrei mostrare un interesse "professionale".
Ma non ce la faccio proprio e compatisco Sergio Mattarella, galantuomo con cui ho passato anni di lavoro comune, che ha a che fare con molti degni di uno zoo. Al posto di trovare soluzioni di alto livello, gli propongo di riciclare per la terza volta Giuseppe Conte, che sembra una pizza da guarnire con quel che passa il convento, pur di salvare il salvabile con stomaci di ferro.
Regista è tal Goffredo Bettini, figura di terza fila del mondo già comunista, assurto a maître à penser del declino del Partito Democratico, riuscendo nel miracolo - per evitare Matteo Salvini, questo alibi multiuso - di saldare "pentastellati" e "contiani" già giudicati dal loro lavoro mediocre.

Triste per gli USA

Vedere Donald Trump che dalla Casa Bianca ripete al suo popolo teorie complottiste, negando la sconfitta e accendendo gli animi, pensavo fosse il peggio. Ed invece assistere all'assalto di questa folla che invade Capitol Hill e viola uno dei simboli più antichi della democrazia parlamentare ha aumentato il disgusto ed anche le paure.
I politici che aizzano i propri sostenitori fanno questi danni, specie quando la miscela di ignoranza e stupidità diventa incendiaria e sfugge persino di mano a certi apprendisti stregoni.
Ci si ragioni anche qui in Italia: questa questione dell'odio come collante, dell'avversario che diventa nemico, dei "social" usati come clave, non è più democrazia e quindi bisogna preoccuparsi e reagire.
Basta con chi strumentalizza le cose, semplifica rozzamente e volgarmente. Non si può accettare che una democrazia solida come quella americana diventi fragile per via di un Presidente buffone, che sente la terra cedergli sotto i piedi.

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