Quel "Luglio" del "Disco per l'Estate"

Riccardo Del Turco nella copertina del disco«Luglio, col bene che ti voglio, vedrai non finirà… ai ai ai ai. Luglio m'ha fatto una promessa,
l'amore porterà… ai ai ai ai. Anche tu, in riva al mare, tempo fa, amore amore, mi dicevi, luglio
ci porterà fortuna, poi non ti ho vista più. Vieni da me c'è tanto sole, ma ho tanto freddo al cuore se tu non sei con me»
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Sono passati cinquant'anni da quando uscì e ascoltai anch'io questa canzone per la prima volta, "Luglio" appunto, che è in fondo - anche se sono solo canzonette, come diceva Edoardo Bennato - segno di un'epoca che appare nei ricordi più gioiosa. Avevo dieci anni ed "Il Disco per l'Estate" di allora a Saint-Vincent raccontava di una cittadina termale che viaggiava a tutto gas con un Casinò che svettava in Europa e con un paese che finiva in televisione come località alla moda, che nulla sembra avere a che fare con la Saint-Vincent grigia e depressa di oggi.

Il "45 giri" (i cui coautori erano l'Interprete Riccardo Del Turco ed il famoso Giancarlo Bigazzi) di "Luglio" sbancò sul mercato discografico e rimase in classifica tra i primi dieci per quindici settimane, restando al primo posto la settimana del 10 luglio, lasciando la posizione d'onore a "Delilah" di Tom Jones, e ritornando in testa per altre tre settimane dal 24 luglio al 3 agosto, ma soprattutto restando nelle orecchie degli italiani e ancora oggi sono personalmente pronto a canticchiare il brano come se fosse allora. "Luglio" - evocato dal titolo - in fondo è il più solido dei mesi estivi!
Leggevo con interesse e simpatia quanto scritto sulla canzone dal giornalista e scrittore Gianni Lucini nella sua rubrica su "Dailygreen": «Quando si pensa all'estate del sessantotto, l'anno in cui anche in Italia inizia soffiare forte il vento di un cambiamento per molti versi epocale, si fa fatica a ricordare che una delle canzoni più cantate, ballate e vendute di quel periodo possa essere stata "Luglio" di Riccardo Del Turco».
Prosegue Lucini: «Eppure dopo aver vinto il concorso "Un disco per l'estate" la canzoncina indolente e sonnacchiosa proprio il 27 luglio 1968 arriva al vertice della classifica dei dischi più venduti in Italia. Il suo interprete, presentato come un debuttante, una sorta di barista prestato alla musica è in realtà un personaggio tutt'altro che sconosciuto agli addetti ai lavori. Negli anni Cinquanta, infatti, era stato il cantante dell'orchestra di Riccardo Rauchi. Il pigro Del Turco ha un rapporto contraddittorio con la musica e più d'una volta ha lasciato tutto per tornare dietro al banco del suo bar nel centro storico di Firenze. Conosce bene, però, i trucchi del mestiere. Incide tutta d'un fiato la canzoncina scritta insieme a Bigazzi nella casa di quest'ultimo a Punta Ala. Le parole non sono granché, ma l'insieme è accattivante e gradevole».
Annota ancora l'autore: «Il risultato è uno straordinario successo di pubblico che continua anche quando il sole dell'estate ha lasciato il posto all'autunno. Il brano, infatti, vincerà anche la "Gondola d'Oro" alla "Mostra Internazionale di Musica Leggera" di Venezia, uno dei premi più prestigiosi di quel periodo, riservato alle canzoni dominatrici del mercato. Il successo di "Luglio" non si fermerà nei confini italiani. La canzone infatti conquisterà una posizione di rilievo anche nella classifica britannica e in quella francese. In Francia sarà Joe Dassin a cantarla con il titolo "Le petit pain au chocolat". Artefici dell'exploit nella patria del beat saranno invece quei "Tremeloes" che qualche anno prima erano stati preferiti ai "Beatles" dai cervelloni della "Decca". La loro versione, intitolata "I'm gonna try", porterà il brano di Riccardo Del Turco sul mercato anglosassone alimentando l'inspiegabile fascino di una canzone nata per essere consumata nel breve spazio di qualche settimana».
Ha ragione ad impiegare questa espressione "inspiegabile fascino" che resiste in modo efficace al mezzo a secolo trascorso. Almeno per me è come un clic che accende il proiettore di immagini in "super8" di quegli anni dell'infanzia in cui certe canzoni erano la colonna sonora della mia crescita, ma anche di un'Italia che era piena di speranze e di illusioni, pur tra mille problemi e contraddizioni.

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