L'antisemitismo che aleggia

Il ringraziamento ufficiale a papà Sandro da parte della comunità ebraica di TorinoQuesta storia degli adesivi di Anna Frank, la bambina ebrea diventata uno dei simboli degli orrori dell'Olocausto, dileggiata da alcuni tifosi laziali che le hanno messo, in un fotomontaggio, la maglia della Roma, realizzando degli adesivi che sono stati appiccicati nella curva dei cugini nemici. Una cialtronata odiosa e ributtante di un mondo di hooligans cacio e pepe camerati di iperboliche scemenze del repertorio neofascista, cui si è reagito in vario modo: io ho pensato sin da subito che si trattava di una scelta vergognosa, ma bisogna essere onesti su due aspetti.
La prima è che questa vicenda è una pagliuzza nell'occhio rispetto al tronco solido e sempre presente e pure antico dell'antisemitismo, anche nelle vesti dell'antisionismo livoroso. La seconda è che ho visto molti poco sinceri nel saltare sulla retorica della condanna, come se si dovesse seguire il "politicamente corretto" fatto di reazioni di facciata e scene di partecipazione propagandistiche di un buonismo peloso.

La verità tristissima è che sulla storia degli Ebrei esiste un'ignoranza macroscopica, fatta di pregiudizi e luoghi comuni di cui è stato interprete esemplare lo smascheratissimo Claudio Lotito, presidente - guarda che caso - della Lazio, principe del greve e delle bugie riparatrici che gli tornano indietro come boomerang. Ma proprio in posti impensati e da persone che mai avrei detto mi sono trovato sgomento di fronte a certe intollerabili "barzellette sugli ebrei", per non dire - peggio ancora - a cretini che ripetono come pappagalli il repertorio del negazionismo o di baggianate che vanno da certe distorsioni cattoliche del passato contro gli ebrei per non dire dei famosi "Protocolli dei Savi" di Sion substrato delle persecuzioni naziste e comuniste.
Trovo un vecchio dispaccio "Ansa" del 2006 che mi riempie il cuore: «Aosta, 26 aprile - Nonostante la giovane età, 18-19 anni, negli anni bui del nazifascismo, Alessandro Caveri, papà di Luciano presidente della Regione autonoma Valle d'Aosta, aiutò numerosi ebrei e altre persone a fuggire in Svizzera. Questa sera alle ore 18, a Torino, nella sede della Comunità Ebraica in piazzetta Primo Levi, riceverà un attestato di riconoscenza. Alla cerimonia saranno presenti altri protagonisti che prestarono aiuto ai perseguitati dalle leggi razziali«.
Più avanti cosi veniva raccontato: «Dopo l'8 settembre 1943 Alessandro Caveri accompagnò in Svizzera a piedi da Aosta fino al Col Fenêtre, sopra la conca di By, 58 persone. "Il primo - ricorda - fu mio fratello Severino (che divenne presidente della Regione), poi numerosi ebrei e persone che temevano di essere imprigionati dai fascisti. Purtroppo i fascisti vennero a saperlo e il 20 giugno del 1944 mi presero prigioniero e mi portarono in Germania". Prosegue Alessandro Caveri: "Eravamo in 76 in un vagone, terminammo il viaggio il 29 giugno a Jakobswalda in Polonia, dove siamo divenuti prigionieri e messi a lavorare. Il 15 luglio ci trasferirono al campo di eliminazione di Auschwitz. Qui conobbi molti polacchi che erano molto generosi con noi e rischiavano di essere uccisi dai tedeschi pur di darci un po' di latte e un pezzo di pane". Dopo tante peripezie riuscì a fuggire e fu tratto in salvo dagli americani. Oggi Alessandro Caveri ha 83 anni ma assicura: "Le esperienze vissute non le ho dimenticate e cerco sempre di trasmetterle ai giovani"».
Così fece con me e mio fratello Alberto ed io lo faccio con i miei figli. Non dimenticare, mai dimenticare. Ogni tanto racconto anche ad amici di questa esperienza che segnò papà - uomo sempre allegro e scherzoso, ma che aveva tratti depressivi da quelle esperienze terribili - e mi riferisco alla scoperta che cosa fosse davvero Auschwitz: un'oliata macchina di sterminio di uomini, donne e bambini umiliati e perseguitati, poi gassati e bruciati. Fu un prete polacco in francese a indicargli quel fumo dai camini: persone che venivano disperse nel cielo. Come dice la bella canzone di Francesco Guccini: «Ad Auschwitz c'era la neve, il fumo saliva lento, nel freddo giorno d' inverno e adesso sono nel vento, adesso sono nel vento...».
E la "Shoah" fu solo il punto culminante di fatti precedenti e successivi, che aleggiano ancora in certi cervelli piccoli piccoli, come brutti avvoltoi che planano sinistri su momenti vergognosi della Storia umana.

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