I luoghi: un esempio dall'industria

L'area industriale di Pont-Saint-MartinLa lettura dei luoghi dove abitiamo è un aspetto importante per essere consapevoli su dove ci troviamo. Ho un amico, ad esempio, che si infuria ogni volta che i cronisti - che dovrebbero avere un valore aggiunto di conoscenze - sbagliano in modo grossolano certi luoghi montani teatro di tragedie, aggiungendo svarione a svarione magari con una foto che c'entra poco (il caso di scuola è l'uso per la Valle d’Aosta del Cervino parte svizzera). Ma più in generale esiste una certa smemoratezza: l'altro giorno ho dato appuntamento ad un'amica valdostana ad Issogne e mi ha telefonato che era già a Donnas...
Ed invece geografia e storia si incrociano in modo molto interessante e stimolante, creando percorsi possibili di conoscenza della nostra Valle, proponibili magari dalle guide turistiche, cioè quei professionisti che accompagnano i gruppi alla scoperta di diverse sfaccettature della nostra terra.

Faccio qualche esempio, traendo informazioni, ma completandole anche con la mia memoria, da una Storia dell’industria scritta per il sito apposito da Luca Moretto.
Il filone delle miniere è ormai in piena valorizzazione e manca il tassello essenziale di Cogne, che andrà poi collegato con la storia entusiasmante delle diverse forme di siderurgia, sino allo stabilimento "Cogne" attuale di Aosta, che non a caso - in occasione di un "Porte aperte" - è stato preso d'assalto da tutti quelli che volevano scoprire cosa ci fosse in quella vasta area della città. Spiace, da questo punto di vista, che la chiusura dell'"Ilssa Viola" di Pont-Saint-Martin abbia portato negli anni Novanta alla scelta, in barba all'archeologia industriale, di fare tabula rasa dello stabilimento.
Oggi un altro percorso ideale potrebbe essere, sulle ceneri dell'antica brasseria "Zimmermann" (la tomba nel cimitero di Sant'Orso di Anton Zimmermann è ormai tristemente crollata!), un viaggio attraverso i rinati, da pochi anni, birrifici valdostani, che propongono prodotti di nicchia, accanto naturalmente al grosso stabilimento "Heineken" di Pollein. Interessante sarebbe la ricostruzione della vocazione industriale di Verrès: pensiamo all'area "Balzano", di fronte alla stazione ferroviaria del paese, che ha visto sfilare nel tempo aziende di cui si ricorda ancora il nome, come la "Guinzio" e "Rossi", ma lo stesso vale per il vecchio cotonificio "Brambilla", oggi convertito in polo scolastico con una splendida rilettura architettonica dell’immobile. Ma della "Brambilla" vi era anche una sezione chimica nell'area oggi occupata dalla monetazione della "Verrès SpA" (che tra poco produrrà anche le targhe automobilistiche per il "Poligrafico").
Altra area industriale interessante da raccontare i cui si hanno pochi residui del tempo che fu (come le palazzine della Scuola alberghiera regionale) è quella de "La Soie" di Châtillon, che divenne poi "Montefibre" sino alla chiusura all'inizio degli anni Ottanta. La "Tecdis" che sorse nell'area è oggi monumento alla difficoltà di reindustrializzazione), mentre a Saint-Vincent - ormai poco più di un magazzino - sorge ancora l'immobile della "Fera" (che fabbricava iniettori diesel), uno degli investimenti più sbagliati nel settore industriale. Così come a Morgex c'è ancora il ricordo della "Morgex-Carbo", dove oggi viene imbottigliata l'"Acqua Monte Bianco". Un rudere è la "Pollein confezioni" a Pollein, così come è solo un ricordo la fabbrica "Sirca David" di Arnad (che ospitò sfortunate aziende tessili, come fu sfortunato l'antistante stabilimento "Carminati", poi passato ad "Olivetti" ed oggi ad una società svizzera) per non dire della rubinetteria di Cogne.
Si potrebbe aggiungere la moria di altre fabbriche più piccole e forse anche dall'elenco di quelle più grandi ne ho dimenticata qualcuna, così come andrebbe rimarcato come è stata generale la difficoltà di piazzare capannoni di proprietà pubblica e di avere nuove imprese, malgrado molte speranze che ciò avvenisse in particolare nell'area Cogne liberata dalla siderurgia.
Da notare, infine, quanto impulso molte di queste aziende abbiano dato allo sviluppo dell'idroelettrico con le loro centrali, che si aggiungono a quanto ereditato - dighe comprese - da "Cva" dalle proprietà "Enel". Anche questo potrebbe essere oggetto di un tour assolutamente interessante.
Insomma: esistono filoni inesauribili che consentono oggi, come mappe mentali che diventano fisiche foriere di grandi scoperte del territorio, avendo un vero e proprio reticolo che ci dica dove siamo oggi, ma rispetto al vissuto avvenuto prima di noi.

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