Prima che sia troppo tardi per la Politica

La poltrona del presidente della Regione in Consiglio ValleQuando iniziai questo Blog la politica era il mio lavoro, anche se mi sono sforzato di non chiudermi solo lì nell'angolo, occupandomi di quel che mi veniva in mente e seguendo i quotidiani stati d'animo. Che poi - con franchezza - tutto o quasi si lega alla politica nel suo senso più vasto. Molte volte ci mette lo zampino quella che i francesi chiamano la "politique politicienne", che in una definizione standard suona come: "Attitude des hommes politiques consistant à se préoccuper des questions de pouvoir entre politiciens et partis politiques davantage que de la politique au sens étymologique du terme, c'est-à-dire des affaires de la cité". Capisco che i confini siamo talvolta non così rigidi, ma per me certi principi della Politica restano acqua di fonte e non da pozzo nero.
Come con i rompicapo della "Settimana Enigmistica", nella politica valdostana si guarda ormai, giunti a metà legislatura regionale, a chi potrebbe diventare presidente della Regione dopo Augusto Rollandin, che nel 2018 sarà candidabile in Consiglio Valle ma non nell'Esecutivo.

C'è chi nota che la ricerca del "Delfino" da eterodirigere, ammesso che il giochino riesca perché non sempre le ciambelle riescono con il buco, sia facile: basta vedere chi, nella Finanziaria 2016, ha avuto i soldi e chi - tutti gli altri - se la sono presa nella giacca. Ma è vero che nei prossimi anni il copione della telenovela potrebbe essere cambiato anche d'improvviso e i colpi di scena dal dopoguerra ad oggi non sono mai mancati e anche la volpe più astuta prima o poi rischia di finire in pellicceria.
L'esercizio in verità non mi appassiona più di tanto perché quel che conta è il nodo politico: penso che la liquidazione della nostra autonomia sia ormai al culmine e ormai per chi vuole azzerare la Valle d'Aosta la strada sembra ormai in discesa e a fare da gregari nella precedente salita a chi ci vuole male sono stati anche coloro che per dovere istituzionale si sarebbero dovuti battere per la loro Valle. Ed invece non lo hanno fatto per scelta o per incapacità: roba da alto tradimento, che resterà scolpita nella storia e peserà su di loro come un macigno, anche postumo.
Toni forti? Certo e sono pronto a sostenerlo in qualunque sede con una serie enciclopedica di esempi di fatti, avvenimenti e documenti ad Aosta, a Roma, a Bruxelles. Ecco perché ritengo che mai come in questo momento vadano chiarite con evidenza le responsabilità reciproche per evitare che della politica si faccia un'indeterminata purée. Chi è nella stanza dei bottoni in assoluta solitudine tende di tanto in tanto a lanciare - da sé o per procura - dei bocconi, del genere "grande entente" per il bene comune. Io quel boccone non lo assaggerei perché non c'è niente di peggio dei bocconi avvelenati e ormai sono le evidenze a chiarire che ogni tentativo di amabile conciliazione nasconde la logica di allungare il brodo per prendere tempo e per prendere pure per il naso, almeno quelli di chi ci crede ancora, pervicacemente.
"Politique politicienne", mentre l'autonomia boccheggia non solo per i furiosi tagli finanziari di uno Stato filibustiere e per i poteri e le competenze regionali asfaltate, ma per una mancanza di strategie politiche e di efficacia amministrativa i cui colpevoli - purtroppo valdostani - sono oggi conosciuti per nome, cognome e indirizzo. Spero davvero che su questa situazione grave e assieme grottesca ci sia ancora un'opinione pubblica in Valle, che non scopra la drammaticità della situazione quando i buoi saranno definitivamente scappati dalla stalla.
Verrebbe da titolare: "Prima che sia troppo tardi".

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