Sharm el-Sheikh: la strategia del terrore

L'Airbus caduto in EgittoI "Social", con la diffusione immediata delle notizie in Rete, hanno reso coram populo quello che una volta era appannaggio di noi giornalisti per la loro diffusione. Ricordo, agli esordi del mio lavoro, quando sul tetto del "Palazzo Fiat" di Aosta, dove c'erano gli studi di "Rta- Radio Tele Aosta", piazzammo un'antenna con cui captavamo la trasmissione di un certo numero di agenzie di stampa collegate ad una telescrivente. Quelle che trovai, in modo non più piratesco, lasciando successivamente alla "Rai" in apposto stanzino, dove scrivevano tutto il giorno.
Oggi la drammatizzazione del flusso delle notizie è immediata sui nostri smartphone, come dimostrano purtroppo casi di cronaca in cui brutte notizie sono arrivate senza filtri a chi ne doveva avere una conoscenza non così brutale come la lettura di una "ultima ora".

Ma veniamo al punto. E' terribile mettersi nei panni delle famiglie che hanno perso i loro cari nell'esplosione dell'Airbus russo nei cieli dell'Egitto. Immagino i loro pensieri rispetto ai loro cari, chiedendosi se questi abbiano o no avuto il tempo di capire che cosa stesse avvenendo in quelle frazioni di secondo, se abbiano sofferto in quegli attimi fatali in cui l'aereo precipitava in mille pezzi. La crudeltà di un gesto - un bagaglio bomba imbarcato sul volo per fare una strage - apre per l'ennesima volta il baratro rispetto a chi diventa un feroce assassino per assecondare un'ideologia di morte, qual è l'estremismo islamico, che sublima l'assassinio dell'infedele fino alla follia di esaltare i gesti suicidi di chi fa strage di innocenti e viene chiamato "martire" con promessa di paradiso. La scelta della modalità dell'attentato è, come ormai da anni, quella di incidere sulla normalità, creando paure che modifichino la nostra vita quotidiana, in questo caso turisti stipati in un charter al ritorno gioioso da una vacanza al caldo in un luogo bellissimo del mondo sospeso fra un mare incantevole, il deserto e montagne rocciose.
Sono stato a Sharm el-Sheikh ed in analoghe località di vacanza nella parte meridionale della penisola del Sinai bagnata dal mar Rosso. Per gli esperti è un caso di scuola della nascita dal nulla di una zona ad alto sfruttamento turistico, che in modo impressionante si è sviluppata a partire dagli anni Novanta, anche se i subacquei già sapevano di questo paradiso sottomarino fin dai tempi - gli anni Settanta - di occupazione israeliana della zona. Il boom di queste località sul Mar Rosso sono state la relativa vicinanza rispetto all'Europa e le tariffe competitive per un soggiorno in un clima tropicale. L'attentato taglia le gambe all'Egitto e crea situazioni di nuova povertà che alimenteranno, in un circolo vizioso, proselitismo islamista.
Dicevo all'inizio della rapidità e dell'ampiezza della diffusione odierna delle notizie, cui si aggiunge il fatto che l'integrazione dei media ci porta quasi subito le immagini. Su questo i terroristi islamici ci giocano moltissimo, manipolando con cura le notizie e il loro clamore, come da sempre hanno fatto i terroristi. Non è certo un fatto nuovo, pensando all'origine della parola "terrorismo", che viene dal periodo più buio della Rivoluzione francese. Così un "terrorista" per un dizionario: "Personne ayant soutenu ou appliqué pendant la Révolution française une politique de terreur". Poi il concetto si è espanso, da "terrore" a "terrorismo".
Ma oggi la possibilità di contatti senza troppe mediazione ha il duplice scopo. Mettere in Rete le barbare esecuzioni dei condannati a morte, con filmati girati con tutti i crismi della regia, serve a spaventare, ma anche a fare proselitismo. E agli orrori della cronaca nera si aggiungono questi attentati e questi delitti fondati sull'ideologia e veicolati con l'uso accurato dei media per creare soggezione e spavento.
Farsi intimidire e reagire alle minacce viaggiano dunque lungo lo stesso binario.

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