L'anima del commercio

I terminali di 'Presto spesa' di 'Esselunga'"Andare per negozi" resta, nella differenza di genere, uno di quei casi da "allarme rosso". Nel senso che, specie in certe stagioni propizie per gli acquisti, capita a noi uomini - lo dico con infinito affetto - di dover accompagnare le nostra partner in giro per le compere. Con la docilità di un pechinese al guinzaglio, le accompagniamo in veri e tortuosi percorsi di guerra, nelle località prescelte, alla ricerca del giusto acquisto, dopo attenta osservazione di vetrina in vetrina. Le sedie in certi negozi di design sono state messe, forse di nascosto in barba agli architetti autori degli interni, proprio pensando a noi in paziente attesa. Sempre differenza di genere sta nel fatto che l'uomo negli acquisti tende, quasi con vergogna, a sbrigarsela anche costo di sbagliare clamorosamente per la fretta, mentre la propria dolce metà, in genere, indulge.
Ciò detto, però, per me - tolto il peso di certo shopping - esiste invece un interesse nell'osservare il misto fra tradizione e innovazione nel commercio, assai utile per capire dove stiamo andando.

Tradizione sono in particolare la riscoperta dei mercatini a prevalenza di prodotti locali (tipo il "Marché au Fort" a Bard, la prossima domenica), mentre l'innovazione passa in particolare dalle medie e grandi distribuzione, dove veri e propri guru del settore ne studiano sempre una più del diavolo.
Così ieri a Biella, cittadina subalpina a misura d'uomo, sono stato alla "Esselunga" - la cui presenza in Valle d'Aosta sarebbe un bel calmiere dei prezzi - catena di proprietà del famoso Bernardo Caprotti, ormai 95enne, che fu uno dei primi nel 1957 a collaborare alla nascita di supermercati su modello americano.
Ebbene, è lì che ho visto questo sistema, che ho poi scoperto essere già utilizzato altrove da tempo dal "Gruppo Caprotti", che è il "Presto Spesa". Previa una registrazione, è possibile mettere sul carrello un piccolo terminale elettronico che consente di registrare con un conto in tempo reale, attraverso un lettore del codice a barre, gli articoli nel momento in cui vengono messi nel carrello e, per chi voglia fare ancora più in fretta, già messi nella sporta della spesa.
Alla fine, se non sottoposti al controllo a campione, si esce e si va via senza fare coda alle casse.
Immagino che l'integrazione con i telefonini personali, dotati di sistemi di pagamento, sarà una prossima tappa ulteriore, che accentua la tendenza a raggruppare tutto in un palmare, che prima o poi ci conficcheranno nella testa.
Trovo che queste nuove tecnologie, che poi per altri versi possono premiare anche i produttori di nicchia, come ben dimostrato da chi sta usando bene l'e-commerce, dovrebbero essere accompagnate da una riflessione seria su alcune storture delle liberalizzazioni, specie quando la concorrenza oltrepassa certi confini.
Trovo ridicoli certi modelli di apertura "h24" di piccole e grandi distribuzioni e ciò vale anche per certe aperture domenicali, laddove non ci sono flussi turistici. Si potrebbero modulare diversamente gli orari di apertura giornalieri, ma la logica del "sempre aperto" andrebbe davvero discussa e rivista, perché innesca un processo davvero innaturale.
Alla ricerca, forse, della famosa "anima del commercio" bisogna su certi temi trovare il giusto equilibrio.

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