Se in Sicilia crescono i "no" all'Autonomia

Pietrangelo ButtafuocoPer fare una Sicilia ci vogliono, in termini di territorio, quasi otto Valle d'Aosta ed almeno cinquanta come popolazione. Schiacciante il confronto del numero dei parlamentari a Roma: un senatore valdostano contro venticinque siciliani, un deputato contro cinquantadue.
Eppure, così diversi e così distanti anche per il percorso storico dall'antichità ad oggi e dal fatto che una è isola nel Mediterraneo e l'altra in mezzo alle Alpi, siamo comunque legati da un insolito destino, quello della "specialità". Anzi fra tutte le autonomie differenziate siamo state le prime. Per la Valle d'Aosta con una circoscrizione autonoma ottenuta nel settembre del 1945, mentre otto mesi dopo nasce già - con un primo Statuto - la Regione siciliana. Status di autonomia speciale confermato per entrambe dalla Costituente e dunque dalla Repubblica. Va detto, per onestà, che il loro Statuto era, più del nostro, una miniera d'oro di poteri e competenze, spesso rimasti sulla carta per responsabilità tutte siciliane.

E' sempre interessante, dunque, seguire il dibattito sul futuro della più grande autonomia speciale, quella siciliana appunto, i cui problemi istituzionali si intrecciano - volenti o nolenti - con i nostri. In questa fase storica, in cui moltissime voci si levano in favore dell'abolizione della specialità, il dibattito in Sicilia ha preso una strana piega: ci sono autorevoli siciliani che chiedono l'abolizione della specialità perché sconfitta nei fatti.
Consiglio a questo proposito la lettura del libro sul tema del giornalista siciliano Pietrangelo Buttafuoco, tipo interessante ed eccentrico, con una prosa personalissima e un forte anticonformismo. Il titolo dimostra questi tratti: "Buttanissima Sicilia. Dall'Autonomia a Crocetta, tutta una rovina".
L'inizio del pamphlet contiene la tesi che poi sarà dimostrata nelle pagine seguenti: Matteo Renzi? - dica basta, perché l'autonomia sarà cosa santa e giusta ovunque ma in Sicilia no, è un flagello e trascina nel baratro l'Italia. Lì l'autonomia regionale, fonte di sprechi e burocrazia, è l'acqua che nutre l'arretratezza economica e sociale di un pezzo importante del Mediterraneo. Ed è la fogna in cui nuota la mafia».
Parole pesanti come la lapide di una tomba ed invito alla lettura.
Ci sono due aggiunte da fare: la prima è una polemichetta. Giorgia Meloni, esponente della Destra, ha respinto - quando si immaginavano elezioni nell'isola, che oggi paiono lontane per un ritorno di fiamma fra Rosario Crocetta e Matteo Renzi - la proposta di Angelo Attaguile, leader di "Noi con Salvini" in Sicilia, per candidare il giornalista Pietrangelo Buttafuoco come governatore regionale. La ragione? Non si può, dice Meloni, candidare a quel ruolo una persona, Buttafuoco, che ha deciso - aggiungo io a conferma di una qual certa bizzarria - di convertirsi all'Islam.
La seconda: dopo l'uscita del libro, Buttafuoco - non si capisce mai se per provocazione o no - sembra cavalcare, proprio in paradossale contrasto alla criticata Autonomia, il cavallo dell'indipendentismo siciliano, che nel tempo, come un fiume carsico, sparisce sotto terra e riappare in superficie.
L'evocazione del libro, che ha originato miriadi di interventi di tutti i generi e con una vis polemica mica da ridere, dimostra quanto in Sicilia il nervo sia scoperto. Trovo che, pur nella diversità delle situazioni, la Valle d'Aosta si trovi in parte sulla stessa barca della Sicilia. Se - solo per esemplificare - domani dovesse vincere la tesi della soppressione dell'Autonomia della Regione siciliana l'effetto valanga sulle altre Autonomie speciali sarebbe una prevedibile conseguenza. Così come non sarebbe banale se ci fosse, invece, un'ondata indipendentistica.
Sarebbe bene discutere di più anche da noi. E' vero che al momento risulta sospeso il lavoro della "Constituante Valdôtaine" proposta dall'Union Valdôtaine Progressiste. Ma questo è avvenuto per la strana per non dire strampalata temperie politica in corso e non perché le riunioni del gruppo di lavoro non siano state utili, anzi considero la qualità di certe discussioni a porte chiuse come un segno evidente che il tema di una riforma dello Statuto c'è e ci sono buone idee in merito.
Affaire à suivre, quando si creeranno le condizioni e cioè apparirà il famoso "spirito costituente", che è capriccioso come un elfo buono, ma senza il quale si rischia di pestare l'acqua nel mortaio.

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