L'anno della Scozia

Un tipico panorama scozzeseNelle diverse esperienze che ho fatto in politica, mi ha sempre interessato quella rete - di cui la Valle d'Aosta fa parte, nella misura in cui qualcuno se ne interessi - dei popoli europei senza Stato, per lo più caratterizzati da storia, cultura e lingua particolari.
Fra questi, ho sempre frequentato con piacere, pur non essendo mai stato in visita nella loro terra e me ne dolgo, gli scozzesi. In particolare quelli del Partito Nazionalista Scozzese, ora al governo e promotori di quel referendum che farà parlare molto della "questione scozzese".
Imparate quest'espressione, che è lo slogan degli indipendentisti scozzesi: «Alba gu bràth» (da leggere così: «àlapa ku pràah»), che è in lingua gaelica, che pure è una lingua ridotta al lumicino nella sua variante scozzese, ma è un simbolo egualmente. Il significato, tradotto, suona come «Scozia per sempre», anche se la traduzione vera sarebbe «Scozia fino al (giorno del) Giudizio».
Il referendum per l'indipendenza della Scozia dal Regno Unito si svolgerà il 18 settembre di quest'anno e, comunque vada a finire (per ora nei sondaggi prevalgono i contrari), sarà un punto a capo per il diritto all'autoderminazione dei popoli in Europa, nel quadro rassicurante, dal punto di vista democratico, dell'Unione europea.
Concordo, insomma, con chi ha detto: «E' un'opportunità da non perdere». Mi riferisco al famoso attore scozzese Sean Connery che, in una intervista al "Sun on Sunday" che non stupisce, essendo da sempre un indipendentista, appoggia la possibilità di avere una Scozia indipendente da Londra.
Il celebre interprete di James Bond, che ho incrociato una volta al Parlamento europeo, ha aggiunto: «Con la vittoria del "sì" ci sarà una rinnovata attenzione sulla nostra cultura e politica, offrendoci una opportunità senza precedenti per promuovere il nostro patrimonio culturale e la nostra eccellenza creativa».
Belle parole ed una risposta a distanza al presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, che poche settimane fa ha travalicato il suo ruolo, giudicando «estremamente difficile, se non impossibile» l'adesione di una Scozia indipendente all'Unione europea, mettendo le mani avanti anche per il futuro e analogo referendum della Catalogna verso la Spagna. Il suo ragionamento è: basta che un Paese membro dica di "no" e l'adesione si ferma, dando per scontato che qualcuno lo farebbe. Della serie: metto le mani avanti, ma così facendo danneggia gli indipendentisti.
Poi, bontà sua, ha aggiunto - ci mancherebbe altro - che comunque «spetta al popolo scozzese decidere il proprio avvenire». Appunto.

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