Per i nativi digitali

Alexis all'opera sull'iPadIl piccolo Alexis, ancora di più dei suoi fratelli, è da considerarsi un "nativo digitale". Basta vederlo all'opera con un tablet o un palmare fra le manine: va come un vero e proprio razzo, passando da giochi a filmati in un batter d'occhio, a soli tre anni. Se il buongiorno si vede dal mattino...
Naturalmente, modus in rebus, l'accesso a queste nuove tecnologie è per lui contingentato per evitare che diventi un'ossessione e aggiungerei che ci sono nell'uso regole di vigilanza adatte all'età. Vedo troppo spesso, come poteva già avvenire con la televisione, dei bambini posteggiati davanti allo schermo, come se si trattasse di una baby sitter elettronica, cui appaltare una specie di guardiania passiva. Ovvio, in più, che gli affianchi al digitale la scoperta dei libri cartacei e ce ne sono di bellissimi e stimolanti, oltreché non va dimenticata la forza dell'oralità, come sono le mie favole, inventate e raccontate prima di dormire.
La "Treccani" così definisce un nativo digitale: "chi è abituato fin da giovane o giovanissimo a utilizzare le tecnologie digitali, essendo nato nell'era della Rete e di Internet".
La stessa "Treccani" cita, a questo proposito, un articolo, citandone la fonte, che così articola le diverse tipologie: "Dai dati del report di ricerca, emergono, infatti, tre tipologie differenti di nativi digitali, che segnano la transizione dall'analogico al digitale dei giovani nei paesi sviluppati: a. I nativi digitali puri (tra 0 e 12 anni); b. i Millennials (tra 14 e 18 anni); c. I nativi digitali spuri (tra 18 e 25 anni). (Paolo Ferri, Wired.it, 16 novembre 2010, Internet)".
Poi si cita un articolo più recente del "Corriere della Sera": "in principio c’erano i tardivi digitali (cresciuti senza tecnologia e tutt'ora scettici sul suo utilizzo), gli immigrati digitali (anche questi nati in un mondo analogico, ma ormai adattatisi a usare le ultime novità tecnologiche) e i nativi digitali (che con computer, internet e cellulari hanno a che fare dalla nascita)".
Insomma: io sono un immigrato e l'ultimogenito un nativo puro.
Il fatto di essere un nativo, come già in parte per i miei altri due figli, che sono saliti sul digitale in corsa, pone un problema serio di coordinamento con la scuola. Si porrà sempre di più un problema di ritardo fra la vita quotidiana e l'uso diffuso del digitale e quanto, invece, riguarda ancora, pur con parecchie e crescenti eccezioni, il mondo dell'istruzione, spesso fermo per diverse ragioni, sia tecnologiche ma anche per forme di analfabetismo digitale di una parte, spero ormai minoritaria, di chi opera nella scuola.
Ci vuole un salto di qualità per evitare che i nativi digitali finiscano per non capire certo "vuoto digitale" nella scuola.

Commenti

Io vedo anche tanti...

"nativi digitali" che si limitano ad utilizzare le tecnologie ma senza una reale comprensione, ovvero sanno accendere il computer, navigare, giocare installare eccetera, ma se il computer "si pianta" non hanno idea di cosa fare e
non ne ho ancora trovato uno che si diverta a programmare.
Le scuole dovrebbero veramente insegnare la programmazione (il C++) il prima possibile e dargli la stessa importanza che può avere una lingua straniera o la matematica, altrimenti ci saranno generazioni di nativi digitali che subiscono queste tecnologie ma che non saranno in grado di contribuirne alla sua crescita.

Sicuramente nativi...

...ma non sempre digitali.
Segnalo questo articolo di Paolo Attivissimo (giornalista ed "esperto del web").
Questi esperti nativi digitali, poi tanto esperti non sono.

Basta farla più semplice...

il "nativo digitale" trova subito disponibile una tecnologia semplice, come quella dei tablet e degli smartphone, che sfrutta l'istinto umano a comportarsi in un certo modo ("gnacca" quello che ti serve).
Avreste dovuto vedere lo sconforto della mia piccola l'altro giorno quando ha scoperto che, sulla macchina fotografica che la zia le ha regalato per Natale, lo schermo non era touch come i telefoni di mamma e papà. Sono bastati però due minuti per spiegarle le funzioni dei tasti e la situazione si è risolta.
Luciano, prova a dare ad Alexis il glorioso "Communicator" della "Nokia", secondo me le lo ridarà indietro un po' schifato (pensa che cosa usavamo meno di dieci anni fa...).
Volendo difendere la (mia) categoria, i "nativi digitali" hanno il vantaggio di avere la testa libera e di voler apprendere novità, cose che forse, dopo qualche tempo, noi **enni non abbiamo più voglia di fare.
Importante il richiamo alla scuola: trovo crudele e sadico caricare assurdamente (con chissà quali conseguenze poi), gli scolari con libri e dizionari. Mia figlia, oltre ai quaderni ed all'astuccio, nella cartella avrà un piccolo tablet, dove, se ci sono, avrò acquistato i libri di scuola in formato digitale, e, se non ci sono, li avrò scansionati io, con pazienza e cura, e magari li passo anche a tutti i suoi compagni di classe.
Se gli insegnanti o i dirigenti la obbligheranno a portare comunque chili e chili di libri, starò anche in classe con loro, per capirne l'effettiva necessità, che so già essere inutile.
Come il piccolo Alexis, anche la mia piccola ha tre anni: c'è poco tempo per adeguarsi. Sveglia!

Condivido perfettamente...

il ragionamento di Attivissimo.

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