La crisi dell'editoria della montagna

Enrico CamanniChiunque lavori nella carta stampata o, come me, guardi la situazione come osservatore interessato e piccolo artigiano di una programmazione radiotelevisiva di una Regione alpina, assiste con preoccupazione alla mancanza, netta e definita, di certezze su come si passerà dal vecchio al nuovo e cioè dalla carta a quella prateria da esplorare che è l'editoria digitale es i territori ancora più vasti delle nuove tecnologie (che, per chiarezza, riguardano anche televisione e radio).
Sinora il "camposanto" di giornali e riviste che si occupavano del tutto o in parte dei problemi della montagna continua a popolarsi di tombe e gli esatti contenuti editoriali non sono sempre rinvenibili sul Web, segno che si è creato un buco di contenuti e un impoverimento del dibattito, in un'epoca in cui la crisi economica rischia di marginalizzare e impoverire ancor di più le zone montane.
Pochi mesi fa, con la lucidità che gli è propria e senza troppe cautele diplomatiche, osservava Enrico Camanni, giornalista e scrittore, che ha vissuto di persona l'editoria della montagna: «La chiusura di "Alp" e della "Rivista della Montagna", recentemente riunite in un solo periodico, è una notizia molto grave per Torino e il suo rapporto con le Alpi, che invece di rafforzarsi in occasione dell'appuntamento olimpico è andato via via smagrendosi e impoverendosi, fino a perdere tutta la sua preziosa tradizione editoriale».
Racconta poi Camanni del post '68 e dell'effervescenza intellettuale e sociale che ruotava anche attorno alla montagna e all'alpinismo: «La "Rivista della Montagna" nasce nel 1970 grazie all'iniziativa di un pugno di amici appassionati, squattrinati e con idee molto chiare sull'informazione: "Un gruppo di giovani alpinisti piemontesi - si legge sul primo numero - ha recentemente costituito a Torino un "Centro di documentazione alpina", per la raccolta e lo studio del materiale utile alla conoscenza di ogni aspetto della montagna. Tra le altre iniziative essi hanno pensato a una rivista, su cui pubblicare i risultati più interessanti delle proprie ricerche, dedicata in modo particolare agli alpinisti che intendono la pratica della montagna come una forma di arricchimento culturale, oltre che un fatto sportivo o una piacevole forma di evasione contemplativa". Accanto all'editoriale non appare un "duro" arrampicatore armato di martello e chiodi, ma tre portatrici di fieno sullo sfondo delle Levanne. (...) La redazione è soprattutto un vivacissimo laboratorio di idee, che, in un tempo in cui le Alpi non sono ancora "terra" completamente divulgata, partoriscono selezionati articoli sulla cultura e l'economia alpina ed esemplari monografie escursionistiche, alpinistiche e sci-alpinistiche. (...) In Italia il 1980 segna l'avvento di "Airone", il mensile patinato di divulgazione naturalistica che farà scuola a tutto il settore. In Francia i periodici "Alpinisme et Randonnée" e "Montagnes Magazine" rivoluzionano la grafica e il modo di raccontare la montagna. Lo stesso alpinismo stenta a riconoscersi: irrompono gli exploit e le immagini dell'arrampicata sportiva, i futuristici concatenamenti di cime e pareti alpine, le galoppate sugli ottomila himalayani. E così, mentre già si mormora di gare di arrampicata, la "Rivista della Montagna" diretta da Roberto Mantovani subisce la concorrenza di un nuovo giornale, colorato e aggressivo come i nuovi tempi: "Alp, vita e avventura in montagna". (...) L'ambizione e l'innovazione del giornale consistono nel raccontare i fatti della montagna con gli strumenti giornalistici ed estetici delle altre riviste, senza rifluire nelle logiche sempre più asfittiche della comunità alpinistica. "Alp" parla di alpinismo con le parole e le immagini del giornale sportivo, un fatto nuovo nel mondo della montagna italiana, e affronta senza condizionamenti i grandi problemi del territorio e dell'ambiente alpino, lo sfruttamento turistico, il degrado, la salvaguardia, le politiche dei parchi. Nel tempo la rivista si trasforma più volte sotto la guida di Marco Ferrari e Linda Cottino, poi il "Centro di documentazione alpina" e l'editore "Vivalda" confluiscono in un'unica casa editrice, unendo forze e criticità, finché un redattore storico – Walter Giuliano – riprende in mano il prodotto per cercare il rilancio. Il resto è cronaca di oggi, come scrive il segretario di redazione Marcos Devalle in una mesta mail indirizzata ai collaboratori: "La testata "Alp" sta per uscire con l'ultimo numero (il 288) della sua storia, durata quasi ventotto anni. All'inizio del mese in corso, infatti, la "Vivalda Editori", proprietaria del mensile, ha avuto conferma dagli enti preposti della messa in cassa integrazione straordinaria per ventiquattro mesi dei suoi dipendenti, periodo che prelude alla cessazione dell’attività…"».
Per chi segua i problemi della montagna la preoccupazione è evidente: l'editoria scritta si spegne, la televisione offre spazi ristretti, la radio non c'è, Internet esiste ma senza un disegno complessivo e la Rete forse non lo consente, ma non impedisce raccordi e alleanze.
Che ne sarà dell'informazione che dalle montagne fuoriesce verso l'esterno e dove si formerà un humus culturale e politico per il dibattito "dentro" le montagne? Non so bene, ma forse ci vorrebbe un forum attraverso il quale ritessere i rapporti per capire in che modo farlo e ripartire, sapendo che Internet è una prospettiva che - nella sua multimedialità, rapidità e ramificazione - non si può sfuggire.

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