Il traforo ferroviario che non c'è

Un treno entra nel tunnel del San GottardoLa Storia con la maiuscola, per una serie di ragioni le più varie, si è avvicinata - specie fra Ottocento e Novecento, epoca dei trafori ferroviari - alla realizzazione di un traforo sotto il Monte Bianco o nei suoi paraggi, tipo Piccolo San Bernardo.
Si contano alcuni progetti e un certo numero di fautori dell'opera, prima e dopo l'apertura della galleria ferroviaria del Fréjus, iniziata nel 1857 per volontà di Camillo Cavour, quando la Savoia era sabauda e che venne conclusa nel 1871, quando ormai il Regno d'Italia aveva "annesso" Roma, ma perso da undici anni la terra natale della dinastia dei Savoia. Nel 1882 era stata la volta del traforo svizzero del San Gottardo e la conseguente galleria del Sempione, che apriva l'Italia verso una nuova direttrice ferroviaria, fu realizzata tra il 1898 e il 1906. Il deputato valdostano Francesco Farinet - a lungo parlamentare della Valle - fece di tutto per far avanzare il progetto del tunnel ferroviario del Monte Bianco e nel 1907 il quotidiano torinese "La Stampa" - c'era già! - lancia lo scoop, rivelatosi infondato per diverse ragioni geopolitiche, dell’imminente avvio della costruzione della galleria, che piaceva sia all'Italia che alla Francia in quel momento.
Poi quell'attimo fuggente svanì e tutto finì. Così l'Ivrea-Aosta restò "isolata" dalle linee internazionali di qualunque genere e l'allungamento sino alla Valdigne avvenne solo per assicurare il carbone di La Thuile e non per "bucare" la montagna.
Nel dopoguerra, nell'epoca del boom delle automobili, a rinascere dalle ceneri delle due guerre mondiali non fu la ferrovia, ma il tunnel stradale che conosciamo, simbolo degli anni Sessanta. Di ferrovia sulle Alpi si tornerà a parlare dagli anni Ottanta e da quella temperie uscirono i nuovi trafori ferroviari svizzeri, con il San Gottardo di base in fase di completamento, e il tunnel Torino-Lione al centro delle cronache odierne e il traforo del Brennero, oggi più più in stop che in go. L'Aosta- Martigny, che in Europa avevo portato sin davanti alla porta della "Rete Transeuropea dei Trasporti", è in naftalina per via di una Confederazione elvetica attendista e disponibile a parlarne solo alla fine delle attuali costruzioni in corso.
E il Monte Bianco? Esiste qualche studio, ma in realtà giace nel dimenticatoio della Storia. La Val di Susa ha "vinto" la lotteria per avere una ferrovia che non vuole, a dispetto del fatto che la stazione ferroviaria di Susa potrebbe cambiare molto nel destino turistico della zona. Ma ormai il terreno di scontro vola nel cielo complicato della lite ideologica e le ideologie sono, da qualunque parte le si vedano, cieche e sorde, inadatte a trovare soluzioni per chi voglia davvero trovarle. Su questo l'Europa ci guarda e non capisce.
Io penso che sia un peccato che la mia generazione non sia riuscita e non riesca a seminare qualcosa di concreto su di uno sbocco ferroviario per la Valle d'Aosta che ci porti direttamente oltre le montagne. Sapendo che la rete ferroviaria in Europa - specie sulle lunghe distanze - si svilupperà sempre di più, finita l'ubriacatura automobilistica dell'ultimo mezzo secolo e in concorrenza anche con gli aerei. Speriamo che a trovare un "nostro" collegamento ferroviario al di là delle Alpi ci riescano i nostri figli e nipoti.

Commenti

ringrazio Dio...

che non si sia fatta pure una linea ferroviaria attraverso il Monte Bianco, magari ad alta capacità.

Nell'Ottocento...

inizio Novecento avrei visto difficile l'alta velocità.

Il traforo...

io invece sono del parere che ci fosse stato, oggi staremmo meglio e l'economia locale sarebbe più competitiva.
Sono assolutamente favorevole alle infrastrutture ed ai trafori alpini.

Registrazione Tribunale di Aosta n.2/2018 | Direttore responsabile Mara Ghidinelli | © 2008-2021 Luciano Caveri