L'importanza del confronto

Un momento del convegnoIeri sera sono stato invitato presso la sede di "Alpe" ad un dibattito sulla crisi economica. Ci sono andato volentieri, in barba a qualche mio collega che gridava allo scandalo incarnando posizioni davvero trinariciute, perché ritengo che sia un dovere rispondere agli inviti per dibattiti politici di questo genere, specie quando - com'è avvenuto in questo caso - i toni sono stati pacati e rispettosi delle diverse posizioni altrui. Già sono rari i confronti esterni ai tatticismi dell'aula del Consiglio Valle, dove la sede istituzionale rende tutto più "ingessato", che ci manca solo di avere un atteggiamento snob verso le rare serate in cui si parla di politica.
Per altro, in assenza di talk show politici che in Valle ci sono stati ormai decenni fa e sono un pallido ricordo e finita l'epoca dei dibattiti nelle feste di partito (ricordo serate memorabili alla "Festa dell'Unità" a Issime), resta davvero poco. Esistono - è vero - i social network, ma francamente i confronti sono piuttosto prevedibili e artificiosi.
La prevedibilità, per altro, che caratterizza i congressi dei partiti. Lo scrivo alla vigilia del congresso unionista, che sarà - comme d'habitude - una sorta di "messa cantata". Io probabilmente farò la parte di quello che canta un pochino fuori da coro. Non mi preoccupa espormi: ho vissuto ormai gli ultimi venticinque anni della storia dell'Union e ho raggiunto un'età che mi consente di dire senza preoccupazioni o emotività "pane al pane e vino al vino".
Che suoni come un ammonimento una frase di Charles de Gaulle: "La politique, quand elle est un art et un service, non point une exploitation, c'est une action pour un idéal à travers des réalités".

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