January 2022

L'invidia

Gli invidiosi nella 'Divina Commedia' con Dante e VirgilioHo molti difetti, in parte me li riconosco, altri me ne ascrivono. C'est la vie!
Quel che non sopporto in particolare, non avendola mai praticata nella mia vita - per indole e non per merito - è l'invidia. Nella dottrina cattolica è considerata uno dei sette vizi capitali, bollandola di conseguenza quale peccato mortale (direttamente all'opposto della virtù della carità),
Spiega la "Treccani": «Sentimento spiacevole che si prova per un bene o una qualità altrui che si vorrebbero per sé, accompagnato spesso da avversione e rancore per colui che invece possiede tale bene o qualità; anche, la disposizione generica a provare tale sentimento, dovuta per lo più a un senso di orgoglio per cui non si tollera che altri abbia doti pari o superiori, o riesca meglio nella sua attività o abbia maggior fortuna».
Ricorda l'Etimologico: «Dal latino "invĭdĭa", derivazione di "invĭdēre, invidiare", propriamente. "Gettare il malocchio; guardare con occhio malevolo", da "vĭdēre, vedere"».

Andare in salita

Gennaio è come uscire sul balcone e guardare distante, immaginando cosa seguirà nei successivi undici mesi.
Ognuno ha il suo balcone oppure una finestra, perché guardiamo il mondo - dal piccolo al grande - dalla prospettiva che ci è propria, cioè soggettiva.
Questo per dire che le vicende personali, familiari e della comunità di cui facciamo parte - già di per sé stesse assai imponderabili - si mischiano vicende più grandi: dal nazionale al continentale ed al globale che entrano come nulla fosse a casa nostra.
La tentazione è sempre quella del fatalismo, appurato che al volante della nostra vita ci siamo noi, ma guidiamo in un dedalo di strade possibili che non dipendono solo da nostre scelte ed esistono circostanze e ostacoli che possono far mutare di direzione. Resta inteso che questo non significa star seduti ad aspettare o chiudersi a riccio, perché nessuna solitudine o chiusura risulta salutare e neppure logica.
Per cui scrutiamo pure, prevediamo anche e pianifichiamo quanto necessario che non fa male, tenendo le antenne dritte e annusando l'aria.
Ho letto tutti i libri di Tiziano Terzani e della sua filosofia di vita, di cui legittimamente ognuno prende quel che ritiene utile e penso che lui sarebbe stato d'accordo. A me piace molto quando ha detto: «La regola secondo me è: quando sei a un bivio e trovi una strada che va in su e una che va in giù, piglia quella che va in su. E' più facile andare in discesa, ma alla fine ti trovi in un buco. A salire c'è più speranza. E' difficile, è un altro modo di vedere le cose, è una sfida, ti tiene all'erta».

Per capire «Merde!»

Emoji specifiche e derivateCi vuole un artista francese come Pierre Perret a premessa: «Merde: ce mot est une friandise. Seuls les crétins de haut vol ne l'utilisent jamais. Un mot qui se crie, qui se hurle, qui se susurre, se murmure, se savoure. C'est le mot qui console, dont on a besoin».
Così spiega invece Cesare Martinetti su "Huffpost", prima di arrivare al recente uso che ne ha fatto, in funzione contraria ai "no-vax", il Presidente Emmanuel Macron: «"Dire questa parola e poi morire, cosa c'è di più grande?" Victor Hugo nei "Miserabili" attribuisce questo pensiero al generale Cambronne nel momento in cui lanciò il suo immortale "Merde!" sotto il fuoco britannico a Waterloo. Nessuno sa se Emmanuel Macron ci abbia pensato durante l'intervista di Capodanno. E' certo però che la campagna elettorale francese è finalmente decollata grazie a questa frase destinata a diventare storica: "…les non-vaccinés, j'ai très envie de les emmerder". Dàgli ai "no-vax"!».

L'intuizione di Rigoni Stern

Mario Rigoni SternRagionare bisogna ragionare. L'ordinaria amministrazione, in tempi di pandemia, sembra già un lusso e le risorse disponibili sono destinate a sanare ferite altrimenti destinate a diventare insanabili.
Questo non significa, però, arrendersi alle circostanze e non guardare al di là degli ostacoli attuali, rassegnatosi alla pur importante gestione delle emergenze in atto. Meglio guardare più distante: ho visto visto condizioni del tempo in alta montagna o in mezzo al mare che sembravano insolubili e poi coglievi in un pezzo di cielo azzurro un capovolgimento.
Trovo in un articolo a lui dedicato su "La Stampa" un pensiero, pronunciato in un convegno nell'ormai lontano 1989, del grande scrittore montanaro Mario Rigoni Stern: «Le Alpi saranno una risposta a una sfida: sfida della natura e del mondo moderno. Nei secoli passati la gente trovò nelle montagne un luogo per continuare a vivere e lavorare in pace; avvicinandoci al 2000 ancora sulle montagne l'uomo troverà rifugio per superare un sistema che disumanizza e che lascia poco spazio a quelle che sono le vere ragioni dell'esistenza: l'amore, la socialità, il lavoro ben fatto. La montagna è diventata una terra da conquistare per vivere meglio».

I "miei" Presidenti della Repubblica

Io, nel maggio 1991, col Senatore César Dujany insieme al Presidente Francesco CossigaPensavo in questi giorni alla mia esperienza nel Parlamento in seduta comune per il voto per eleggere il Presidente della Repubblica o anche, in alternativa, ai miei rapporti con autorevoli inquilini del Quirinale, che ho conosciuto bene, ma non ho votato.
Diventato deputato nel 1987 ho avuto a che fare, in molti incontri, con quel carattere bizzarro che fu Francesco Cossiga, che venne eletto nel 1985 e rimase sino al 1992, quando poi venni rieletto per la seconda volta alla Camera. Dopo Sandro Pertini arrivò al Quirinale quale ottavo presidente della Repubblica il sardo Cossiga, democristiano di lungo corso, ma fiero - così diceva - di certe origine sardiste e certamente legato all'esito nomina speciale della sua isola. Eletto al primo scrutinio con 752 voti su 977, il sassarese classe 1928 guidò l'Italia nel post caduta del muro di Berlino in un crescendo di interventi pubblici, che derivavano da un carattere bipolare.

Gazzetta ufficiale o Settimana Enigmistica?

La 'Settimana Enigmistica'...Se ho imparato qualcosa nella mia esperienza parlamentare è l'importanza delle leggi. A questo servono le Assemblee, dal Parlamento al piccolo Consiglio regionale della Valle d'Aosta.
Per carità, sono importanti anche dibattiti di indirizzo e programmatici, ma quando l'agone parlamentare diventa principalmente luogo di discussione su interrogazioni ed interpellanze ed il sindacato ispettivo si trasforma in terreno per logiche "giudiziarie", allora si è perso il senso della missione centrale del lavoro parlamentare.
Tuttavia le leggi devono essere realmente utili e soprattutto comprensibili. Vale sempre l'ammonimento di Montesquieu: «Les lois inutiles affaiblissent les lois nécessaires».

La pandemia nella testa

Manifestanti no-vax...Già normalmente ci si accorgeva nella vita quotidiana di quante persone avessero problemi mentali più o meno gravi. Chi fa politica lo può testimoniare: nei miei diversi ruoli avevo a che fare - ed ho sempre cercato di approcciarmi con umanità e comprensione - con chi è afflitto da evidenti disturbi. Molti avevano forme di "male di vivere" che sappiamo essere ben presenti e purtroppo dolorose.
La pandemia ha accentuato questi fenomeni con malesseri personali ed anche fenomeni di patologie collettive, che hanno messo assieme disturbi e disagi con forme di protesta imbevute di bizzarrie, di paranoie e di complottismo. Ho amici che mai avrei pensato che sarebbero caduti in situazioni di grave irrazionalità e talvolta persino di inaspettata aggressività.

Per avere scuole ci vogliono alunni

Banchi vuoti e mascherina...Chiudere le scuole è un delitto. Ma è quanto rischiamo di dover fare negli anni a venire per mancanza di materia prima: gli allievi. E' una triste constatazione di cui abbiamo chiare avvisaglie con casi concreti e le scuole materne sono le prime vittime. Tutto ciò malgrado il numero minimo di allievi per classe sia in Valle d'Aosta più basso che in Italia e ci siano eccezioni ancora più rilevanti per i paesi di montagna.
Le comunità della denatalità devastante per la nostra società se ne accorgono quando bisogna assumere decisioni drastiche. E' capitato anche nel paese dove abito, Saint-Vincent, con un Istituto turistico che vivacchiava da anni con poche classi sopravvissute alla falcidia di iscrizioni.
Naturalmente la scelta di chiudere, chiesta (tanto perché sia chiaro) dalle Autorità scolastiche, ha suscitato un certo "can can", strumentalizzato da chi in politica fa il suo mestiere di opposizione, dopo aver perso le elezioni comunali anche con il mio contributo in favore di chi invece le ha vinte. Il che non vuol dire - lo dico per inciso - pensare come utilizzare altrimenti edifici pubblici che resteranno vuoti. Questo è doveroso.

Giovani da non perdere mai

Scuola in Dad...Ho incontrato in queste ore i rappresentanti neoeletti degli studenti delle scuole superiori della Valle d'Aosta. E' stato interessante, perché hanno raccontato dal loro punto di vista le loro difficoltà quotidiane nella scuola sotto pandemia. Testimonianze utili perché sappiamo bene come questa generazione di studenti, compresi quelli più piccini, sono quelli che stanno subendo disagi collettivi e problemi personali a causa delle restrizioni e delle regole per arginare i contagi che pesano e peseranno. Di questo dobbiamo essere consapevoli e reagire nel capirli e nel cercare strumenti utili per mitigare i disagi. Il mondo della scuola ha saputo reagire, pur con qualche eccezione, e mi rendo conto di stress e difficoltà che sono piombate d'improvviso e i problemi che derivano da scenari che mutano troppo spesso e con regole non sempre sufficientemente pensate. Pretendere, come fa il Governo Draghi, regole uguali per tutta Italia resta una ridicola prova di in centralismo bislacco.

Le persone e gli incroci della vita

Nelle stesse ore sono mancate due persone che sono stati un passaggio della mia vita.
Daniele Bernini nel suo albergo sul viale di Saint-Vincent aveva aperto una "radio libera", come si diceva negli anni Settanta, dando per inteso che la libertà derivava dalla rottura del monopolio "Rai" sull'etere.
A quel microfono, ancora liceale, con una banda di coetanei, scoprii il fascino della radio e della diretta. Fu l'avvio della mia aspirazione di fare il giornalista radiotelevisivo e per questo sono grato a Daniele, simpatico giramondo, per quella svolta alla mia vita.
La mia seconda esperienza professionale - e questa volta persino in regola con i contributi - fu dopo la Maturità nella frizzante e modaiola "Radio Reporter 93" di Torino. Il provino me lo fece Piero D'Amore, un pittore e artista che dirigeva la parte creativa e musicale della radio. Un ormone con la voce profonda e fascinosa, cui risultai simpatico e comincia a fare il giornalista davvero.
La terza persona decisiva fu poi qualche anno dopo il caporedattore della "Rai" di Aosta, Mario Pogliotti, morto nel 2006, che spinse per la mia assunzione appena ventenne. Grande giornalista, musicista e autore mi diede fiducia è un lavoro che amavo.
Capita, negli incroci della vita, di trovare chi ti aiuta e ti indirizza e io li ricordo con immutato affetto.

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