December 2020

Biglietto d'auguri e "Whatsapp"

I miei auguri 'ufficiali'Ormai sono una rarità i bigliettini d'auguri postali di buone feste. Quelli che arrivano sarebbero da collezionare e da tenere fra le cose care.
Un tempo, agli esordi del mio impegno pubblico, erano un profluvio riceverne e inviarne. Da deputato - e si parla ahimè di molti anni fa - mi ero fatto venire l'idea che dovessi davvero intestarli e persino autografarli. Con i miei collaboratori dell'epoca si organizzava una sorta di catena di montaggio, procedendo a tappe rispetto all'insorgere del crampo dello scrivano. Roba sobria, naturalmente, cui faceva da contraltare la ricezione di bigliettini spesso al limitare del kitsch.
Oggi tutto è cambiato e l'inesorabile e rapida digitalizzazione ci priva di buste nella cassetta delle lettere ed in certi casi della difficile decrittazione delle firme in calce. In compenso il telefonino con "Whatsapp" e la posta elettronica subisce un attacco degno di Fort Alamo.

Conte? Non lo reggo più!

Scrivo di getto e sull'onda di una arrabbiatura. Oggi, non avendo capito nulla di quello che ha detto Giuseppe Conte (che non ho visto in diretta, ma in registrata, perché non lo reggo più per i suoi ritardi e per un eloquio fastidioso e inconcludente), mi sono riletto le misure stabilite.
Già arrivano in ritardo perché frutto di liti e compromessi e dunque in tempi indegni di un Paese civile coi propri cittadini, ma in più non se ne capisce il senso furbesco e levantino, degno di quei mercati dove la logica è la contrattazione sul prezzo.
Ho guardato altri premier alla televisione che si rivolgono con chiarezza ed educazione al proprio Paese e lo fanno con raziocinio e spiegando le ragioni delle scelte. Lo fanno nei tempi giusti e con rispetto, senza pompa e retorica. In momenti di difficoltà bisogna essere essenziali e comunicativi.
Conte no. Non lo è affatto. Crea disagio e persino ripulsa con quel suo modo di fare ammiccante e la totale mancanza di carisma e di rispetto.

I "ristori" per la Montagna

L'asporto...Il termine desueto "ristoro", impiegato dai burocrati romani, è spuntato, spero come una meteora che sparirà dopo la pandemia, al posto del consueto e comprensibile "risarcimento", che aveva il pregio di ben contornare le misure di sostegno.
La parola meno usuale deriva da un verbo latino che significa "rifocillare" e non a caso noi usiamo la parola "ristorante".
Quasi un paradosso, pensando al fatto che proprio i ristoratori sono stati fra i più colpiti dalle chiusure causate da quella schifezza del virus.
L'elenco dei "ristorabili" è così vasto, che ogni tanto spunta una categoria dimenticata, benché meritevole d'aiuto. Per altro la logica del Governo Conte - premier che parrebbe salire nei sondaggi a dimostrazione di un altro virus, quello della stupidità - si appoggia non più sui mestieri e le attività con un uso linguistico come si sarebbe fatto un tempo.

Guardare al "dopo"

Indicazioni evidentiLa pandemia, anche se capisco quanto la considerazione sia lapalissiana, avrà un "dopo". Ed è bene pensarci ora, quando siamo ancora del tutto immersi nelle difficoltà, compreso questo virus mutato nel Regno Unito, e sappiamo che arriverà la terza ondata.
Bisogna riconoscere, a questo proposito, che certe previsioni assumono un valore assai relativo, pensando che poche settimane fa la gran parte dei virologi ci spiegava che certi sacrifici avrebbero sortito un sereno Natale. Forse si riferivano al 2021...
Il "dopo", dicevo, che passa anzitutto dall'eradicazione del virus grazie all'azione dei vaccini, che par di capire non abbiano tutti la stessa efficacia e leggevo che l'Italia ha puntato molto sul vaccino europeo, che risulterebbe meno performante degli altri. A questo si somma il ragionevole dubbio sull'efficienza della macchina statale sinora disastrosa e tendente allo scaricabarile sulle Regioni e lo farà al primo inceppamento nelle mani del famoso Domenico Arcuri, che non si sa bene da dove spunti e chi lo spalleggi.

Lo spirito del Natale

Un Natale anomalo..."Si vestì, col meglio che aveva, e uscì per la via. La gente si riversava fuori, com'egli l'aveva vista con lo Spirito del Natale presente. Camminando con le mani dietro, Scrooge guardava a tutti con un sorriso di soddisfazione. Era così allegro, così irresistibile nella sua allegria, che tre o quattro capi ameni lo salutarono: «Buon giorno, signore! Buon Natale!» E Scrooge affermò spesso in seguito che di tutti i suoni giocondi uditi in vita sua, i più giocondi, senz'altro, erano stati quelli".
(Charles Dickens)
La magia del Natale o meglio - da citazione - lo spirito del Natale esiste o no? Mettiamo in ordine le idee, anche se seguendo gli aspetti sentimentali verrebbe voglia di dire d'emblée un forte «sì».

L'agnotologia

Il professor Robert ProctorIncominciano di questi tempi i buoni propositi. Facili da pronunciare in tempi normali, mentre oggi ci si potrebbe contentare di cose banali, d'improvviso scomparse dai nostri radar.
Eppure oggi provo a volare alto, anche se il morale - in questa situazione surreale - non è altissimo e mi sembra di viaggiare con dei pesi sulla schiena. Ma ci provo!
Ritengo che mai come oggi ci si debba applicare nel capire "l'agnotologia". Che cosa cela questa espressione? Basta la parola, come diceva una vecchia pubblicità del passato.
Il termine è stato modellato sulla parola in greco antico "agnōsis" che significa "non noto", cioè ignoranza. La parola venne usata per la prima volta nel 1995 da Robert Proctor, docente di Storia della Scienza all'Università di Stanford, che definì questa materia come «lo studio dell'ignoranza o dubbio indotti culturalmente, in particolare con la pubblicazione di dati scientifici inaccurati o fuorvianti».

Compleanno "non compleanno"

Il coniglio ed il Cappellaio Matto che festeggiano il 'non compleanno'Domani compio 62 anni e vi faccio gli auguri e mi faccio gli auguri. A me per l'anniversario ed a voi per il Natale, che purtroppo passerà in un battibaleno, mentre quest'anno dovrebbe essere «tre volte Natale», come cantava Lucio Dalla nell'"Anno che verrà".
Appena ci si distrae un attimo, ecco che ci si ritrova ad un'età che un tempo era considerata vecchiaia. Oggi - lo scrivo con qualche gesto scaramantico - è l'età della saggezza, anche se capisco che si tratta di una foglia di fico per nascondere la scocciatura di invecchiare. Non esistendo al momento alternativa al passare degli anni, tocca rassegnarsi e sorridere alla vita e mai come oggi questa speranza è da scrivere a caratteri cubitali sul muro della propria vita.
Ribellarsi e difficile alle insidie del tempo, anche se viene in mente "Alice nel Paese delle Meraviglie":
«Noi tutti abbiam un compleanno ogni anno
Ed uno solo all'anno, ahimè, ce n'è
Ah, ma ci son trecensessantaquattro non compleanni
E quelli preferiamo festeggiar
Ma allora oggi è anche il mio non compleanno!
Davvero?! Com'è piccolo il mondo!
In tal caso… Un buon non compleanno A me? A te!
Un buon non compleanno A me? A te!
Or spegni le candele e rallegrati perché…
… un buon non compleanno aaaaaaaaaaaaa te!!!»
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Regali per la Valle d'Aosta

Il presepe nella Cattedrale di AostaOggi è Natale. Mi chiedo che regalo si potrebbe fare alla mia piccola Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste: dizione bilingue presente nell'articolo 116 della Costituzione e ciò avvenne nel 2001 con mio emendamento, che considero, per cominciare, come un regalo del passato.
Già, scherzando ma non troppo, si potrebbe cominciare proprio da qui, chiedendo che non si usi in italiano «Val d'Aosta» ed in francese «Val d'Aoste», che sono un graffio inutile alla dizione ufficiale. E già che ci siamo: basta stravolgere, con pronunce impossibili, la toponomastica di Comuni e frazioni per un evidente rispetto.
Anche nei meandri dell'Amministrazione si decida una volta per tutte di cancellare l'orrido acronimo "RAVA", che non ha connessione con la "fava" della celebre espressione «la rava e la fava», ma sarebbe "Regione Autonoma Valle d'Aosta", che è bene scrivere per esteso senza imbarbarimento.

La forza del dono

Regali... cadeaux...Lo scrivo perché non mi legge, altrimenti manterrei uno stretto riserbo. Più avanti capirete il perché.
Premessa, prima di venire al punto: ieri mattina, come molti di voi, ho aperto i pacchi regalo. Ho scoperto che cosa ci fosse sotto l'albero e ho pure osservato la reazione dei miei cari nell'aprire i loro regali.
Mi è già capitato in passato di ricordare come il termine "regalo" venga dal verbo "regalàre" (secolo XV), che vuol dire "donare". E' un prestito all'italiano da altre lingue romanze: dallo spagnolo "regalar, lusingare, far doni", in origine "festeggiare, far accoglienza" e dal francese "régaler, offrire un festino". Va detto, invece, come in italiano sia usato in modo diverso e lo vedremo nel termine "dóno" (1278), nel senso appunto di "regalo, omaggio", dal latino "dōnu(m)", dalla stessa radice di "dăre", nel senso di "ciò che è dato".

Lezioni dalla pandemia

La nuova abitudine di igienizzarsi le mani dovunqueCi serve questa prova? Lo dico avendo vissuto questi mesi alla ricerca di un bandolo della matassa in questa pandemia. Tutto poi si amplifica con i cambiamenti cagionati in queste vacanze di Natale con l'evidenza rispetto a quanto avveniva solo un anno fa. Quando, solo per fare un esempio, sciavo come un ossesso e leggevo di questo virus in Cina, che appariva remotissimo. Chi ne sapeva di più anche in Europa sottostimò l'evento e dunque un anno dopo, al posto del «sereno Natale» annunciato dal serafico Giuseppe Conte, ci siamo trovati imprigionati e privati delle nostre abitudini e la prossima puntata dell'ottimismo disatteso saranno i vaccini.
Ha scritto Paolo Coelho: «Quando meno ce lo aspettiamo, la vita ci pone davanti una sfida, per provare il nostro coraggio e la nostra volontà di cambiamento». Mi sembra giusto riflettere su questa capacità umana di adeguarsi alle situazioni grazie all'intelligenza che ci caratterizza, nel bene come nel male.

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