November 2020

La posta in gioco

Palazzo regionaleSi scopre da parte di molti valdostani come, a fronte delle ultime vicende sul "covid-19", la nostra Autonomia speciale resti uno strumento debole.
Purtroppo è la scoperta dell'acqua calda. I più intelligenti dei padri che fecero nascere la Valle attuale dal 1945 in poi - quando arrivarono i Decreti luogotenenziali che disegnarono la prima fase dopo il fascismo - dissero prima di tutti della debolezza intrinseca di un regime autonomistico. Lo stesso dissero dello Statuto, octroyé e non basato su di un approccio federalistico e realmente pattizio.
Si poteva semmai parlare di un regionalismo forte, in cui decisero di lavorare e di impegnarsi per farci rialzare dopo il ventennio, ma sin da subito fu un cammino difficile ed osteggiato, fatto di alti e bassi e tanti nemici evidenti o subdoli. Io ci ho lavorato dentro queste questioni, portando a casa, fra l'altro, nel 1989, nel 1993 e nel 2001 importanti miglioramenti allo Statuto, occupandomi di significative norme di attuazione e mettendo le modifiche necessarie a nostra tutela nelle leggi importanti di passaggio alla Camera. Non tanti sono rimasti in questa logica.

Luce

Alcune delle 'mie' luci di Natale«Vi era un bel sole: tutto era chiaro e trasparente, solo nel cuore degli uomini era buio».
(Mario Rigoni Stern)
Capita così di questi tempi in questo passaggio fra novembre e dicembre con un eccesso di bel tempo sulle Alpi con boschi colorati e senza neve sulle cime.
Il buio nel cuore è evidente di questi tempi ed è naturale cercare qualche luce.
Se uno pensa al Natale che incombe scopre quanto la luce emerga in simboli antichi. Le luci dell'albero e del Presepe, che ha pure la Stella cometa, la luminescenza del vischio, che piaceva ai celti. Le candele compaiono sulla tavola come decorazione e file di luci colorate e festoni sgargianti creano atmosfera. La stessa natalità, festeggiata da noi cristiani, evoca Gesù che «viene alla luce», che si contrappone al dramma del buio al momento della crocefissione.

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