November 2020

La scuola e il digitale

Libri e computerIl 2020 sarà ricordato, fra le varie difficoltà causate dalla pandemia, anche per la "Didattica a distanza". Con il primo confinamento questo surrogato della scuola in aula in presenza ha fatto irruzione nella vita del mondo scolastico e delle famiglie. Si è creato, per ragioni comprensibili, un caleidoscopio di situazioni, dovute alla preparazione rispetto ad un evento improvviso con problemi seri, di cui mi sto ancora occupando, di connettività nelle scuole ma anche sul territorio, oltreché del tema delle dotazioni informatiche nei plessi ed a disposizione degli studenti a casa.
Con il tempo certe criticità contenutistiche e didattiche che specie i genitori lamentavano, quando si arrivava al limite dell'insegnamento parentale, sono state risolte ed oggi che la Valle d'Aosta è in "zona rossa" si viaggia ad una velocità di crociera, anche se ovviamente persistono qua e là problemi da risolvere.

Il negazionista bastian contrario

La risposta anti-negazionista dell'infermiere Gabriele CongedoIn tempi normali la figura del "negazionista" potrebbe essere catalogata fra le persone inutili e blandamente nocive, mentre oggi c'è poco da scherzare e penso perciò che sia ora di prendere provvedimenti seri con chi, in piena pandemia, fomenta il prossimo su diversi aspetti che ruotano attorno all'emergenza.
Spesso questa figura è incarnata da un classico nei nostri paesi: si tratta del litigioso "bastian contrario", che spicca in tante occasioni per dimostrare di essere il più intelligente, nuotando controcorrente come atteggiamento mentale e comportamento usuale. Lui sa!
Sono andato a vedere su l'Accademia della Crusca l'origine: "La prima attestazione dell'espressione "bastian contrario" risale al 28 febbraio 1819, in un intervento di Ludovico di Breme apparso sul numero 52 del giornale "Il Conciliatore" con il significativo titolo "Ai Signori associati al Conciliatore il compilatore Bastian-Contrario". Nel 1918 Alfredo Panzini, nella terza edizione del suo "Dizionario moderno", cita l'espressione popolare e dialettale "Bastiàn contrari" come «detto di persona che contraddice per sistema» e, a partire dalla settima edizione (del 1935), integra: «Bastiàn cuntrari: popolare, detto nelle terre subalpine di persona che contraddice per sistema".

Il "Pep"

L'insegna della piazza ad Aosta dedicata allo zio SéverinSe uno legge "Pep" può restare stranito. Per i più burloni potrebbe essere l'inizio rimasto nella penna dell'ossessivo cartone "Peppa Pig", attraverso cui siamo passati come genitori. Oppure il ridanciano "Pepe pepe pepè", refrain del famoso brano brasiliano di Jorge Ben jor con cui si facevano i trenini nelle feste.
No su "Pep" non c'è da ridere. Ecco svelato il mistero: "Pep" sta per "Persona Politicamente Esposta".
Questa scheda potrà illuminare il lettore: "Le "Persone Politicamente Esposte" sono le persone che occupano o hanno cessato di occupare da meno di un anno importanti cariche pubbliche, sono politicamente esposti anche i loro familiari e coloro che con i predetti soggetti intrattengono notoriamente stretti legami".

Pensieri sul ritorno

La manifestazione romana dello scorso settembre dei negazionistiCerto che tornare ad occuparsi della Cosa pubblica di questi tempi non è uno scherzo. Non lo è perché la pandemia ha creato una situazione drammatica ed eccezionale e perché, come perniciosa eredità, veniamo da anni in cui si era affermata l'idea - ben espressa nel "grillismo" - che una persona inesperta e senza le conoscenze necessarie fosse automaticamente più onesta di una persona con un background alle spalle. Peccato che l'onestà non dipenda affatto da queste differenze di capacità e di conoscenze.
O sei onesto o non lo sei.
L'improvvisazione non paga in nessun lavoro e neppure in politica. Ma è rimasta ancora questa idea del "nuovismo" e del dilettantismo come un specie di valore. Sarebbe come se uno scegliesse un chirurgo per subire un'operazione delicata fra chi ha iniziato la carriera o un idraulico per un lavoro importante fra chi è ancora alle prime armi.

La verità sul Natale

A me nessuno mi porterà mai via il Natale. Non solo perché, comunque sia, resta il mio compleanno. Ma perché ho talmente tanti ricordi e mi basta chiudere gli occhi per rievocarlo dalla più tenera infanzia allo scorso anno, prima che...
Già, prima che arrivasse il Guastafeste, che vuole inghiottire le nostre vite e la normalità del suo svolgimento. Noi speravamo che non mangiasse il panettone ed invece siamo qui in attesa che capiti quel che appare ormai come inevitabile.
Ma ha ragione Fabio Luppino su "Huffpost" in un magistrale ed umanissimo articolo quando dice: «Non ci piace la sarabanda di dichiarazioni di alcuni membri del Governo, non ci piace l'ammiccamento intermittente dello stesso premier sugli abbracci di Natale, sui sorrisi e l'intenzione nemmeno tanto sotterranea di dare orari più lunghi ai negozi per le feste, perché l'economia deve girare. Facciamolo, ma facciamolo con ragione e regole. Queste amene dissertazioni sul cenone, sul Capodanno, sui parenti e i congiunti hanno come solo risultato quello di generare confusione e inutili aspettative».

Valdostani contro la pandemia

Io insieme al dottor Luca Cavoretto nel nuovo ospedale da campoNoi valdostani, definizione che fotografa una comunità frutto del meticciato durante tutta la sua storia e di cui la Valle d'Aosta di oggi è il frutto, siamo oggi posti di fronte all'emergenza "covid-19".
Vorrei dire che questa situazione ha posto ciascuno di noi in una situazione senza precedenti per la gran parte delle generazioni viventi e questo è un tratto comune all'Occidente. Ho vissuto questi mesi come cronista curioso e cittadino impegnato ed ora in un ruolo politico. In questa veste, mentre si svolge lo screening di una parte degli insegnanti, ho visitato il "drive-in" dove si svolgono i test con i tamponi nell'area dell'"Espace Aosta", già stabilimento della "Cogne" nel capoluogo. Lì si presentano i cittadini in auto e vengono sottoposti alla prova rapida ed eventualmente al tampone più approfondito nelle due strutture con medici, infermieri, militari ed altro personale volontario. Una macchina efficace che, come una catena di montaggio, consente grandi numeri e rapidità di diagnosi. Poco più in là ho visitato l'ospedale da campo allestito in un grande capannone dall'Esercito assieme alla Protezione Civile. Un lavoro puntuale e utilissimo per sgravare l'ospedale "Parini" di Aosta.

Roma sempre più distante

Il premier Giuseppe Conte alla trasmissione 'Otto e mezzo' del 23 novembreSarebbe brutale scrivere che esiste nel Governo Conte un'incomprensione verso i problemi del nostro profondo Nord?
Direi di no e questa è una semplice constatazione di una compagine governativa che vede in ruoli apicali una ridottissima presenza di esponenti "nordisti". Non è un giudizio di valore - sarei ridicolo a farlo - per chi come me si sente cittadino del mondo, e mai ha valutato le persone per le proprie origini ed è privo di pregiudizi, ma una giusta rappresentanza territoriale è importante in una Repubblica unitaria ma nella diversità. Se fossimo un Paese federale questa logica di ripartizione sarebbe un principio sacrosanto e invece lo squilibrio attuale è palpabile e potrei raggiungere - a rafforzamento - un mondo della montagna sempre più negletto anche in Parlamento.

Silenzio e dolce far niente

Paperino stressato ed iperconnesso realizzato da Silvia ZicheSintetico sarò sintetico, perché mi occuperò di stati d'animo che svolazzano nei miei pensieri. Nello stress generale è come se certi sentimenti si mettessero a fuoco più del solito.
Il diritto al silenzio e quello al dolce far niente ("farniente" en français), dottamente "ozio", dovrebbero comparire, anche in coppia, in una Costituzione degna di questi tempi.
Viviamo infatti in un continuo vociare per colpa nostra personale e collettiva. I momenti di pausa in silenzio si fanno sempre più rari e oggi siamo persino costretti a stupirci di quando stiamo tranquilli in un ambiente senza suoni. Eppure è così bello, interiore e contemplativo, quel silenzio diurno (quello notturno è già sonno) che consente di concentrarsi di pensare senza radio, musica, chiacchiere e parole che ci investono di continuo.

Perché la Svizzera non è l'Italia

Una foto di gruppo dell'incontro in ValaisNon so da quanto tempo non andavo in Svizzera ed è ciò che è avvenuto ieri per incontri con autorità politiche del Canton du Valais nel quadro delle mie deleghe sui fondi comunitari, visto che da anni abbiamo, con progetti "Interreg", una proficua collaborazione, che aveva delle urgenze di cui occuparci congiuntamente. So che avrei potuto fare l'ennesima videoconferenza, ma - nel rispetto di tutte le regole di distanziamento - ci sono argomenti che devono essere affrontati di persona. Il rapporto umano mai potrà essere surrogato dal dialogo a distanza.
Farà sorridere il mio candore se dico con sincerità che il solo attraversamento del tunnel del Gran San Bernardo mi ha dato un senso di libertà. Già il rinnovo delle luci lungo la carreggiata, con luci blu a segnare la distanza fra i veicoli, mi è sembrato chissà cosa e, spuntato dall'altra parte, mi sono ritrovato a pensare quante fossero state le occasioni per svago o per lavoro in cui ero stato in questo cantone svizzero che ha così grandi similitudini territoriali, umane e culturali con la nostra Valle.

Tra "Roma doma" e il futuro

Calimero arrabbiatoPremesso che sono stupefatto che la Valle d'Aosta sia rimasta "zona rossa" e bisogna capire il perché. Spero non ci sia un fumus persecutionis, tuttavia chi vicino a noi ha cambiato colore lo ha fatto con dati non convincenti e sono stati opportunamente informati. Noi, come se fossimo i "Calimero" della situazione, e questo atteggiamento non va bene. Non lo dico per vittimismo e neppure per fare il saputello. Lo scrivo perché voglio essere sicuro che non ci sia sciatteria o peggio un trattamento ad hoc a noi riservato. Siamo un'Autonomia speciale da coinvolgere nelle scelte e atteggiamenti da ventennio alla "Roma doma" sono logiche colonialiste inaccettabili.
Ma in questo punto morto oggi vorrei guardare in là, attrezzandomi per capire.
Il tema fa tremare i polsi e ruota attorno all'interrogativo di chi ci ragiona: dopo la pandemia vivremo un periodo simile ad un dopoguerra?

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