June 2020

Colao vittima del fuoco amico

Vittorio ColaoDel retroscenismo della politica incomincio ad averne le tasche piene. Non per criticare i miei colleghi giornalisti che praticano questo giornalismo molto italiano, ma soprattutto perché spesso le notizie non sono altro che pettegolezzi o peggio ancora notizie distorte ad arte e chi le diffonde diventa complice. Molti discorsi interessanti anche nella politica valdostana di questi anni sono falliti per "gole profonde" o "lingue lunghe" che, assecondate da chi diffonde poi certi "spifferamenti strategici", creano eco e caos al momento giusto. Ci pensa poi il "tam tam" attraverso i "social", dove la distinzione fra vero e falso è un confine labile.
Talvolta, però, certi "dietro le quinte" sono veritieri e utili, disvelando trame aggrovigliate di cui è bene sapere per un principio di trasparenza. Pensavo questo a proposito della famosa "task force" (Comitato di esperti in materia economica e sociale) diretta da Vittorio Colao attorno al dopo "coronavirus", uno dei vari organismi messi in campo dal Governo Conte. Ma la caratura di Colao, che pure ha avuto il torto di restare a Londra piuttosto che tornare in Italia per questo lavoro, distaccava di miglia la pletora di analoghi organismi moltiplicatisi.

Le difficoltà di capire

Aostani in coda per ritirare le mascherineHo sempre sostenuto che la grande fregatura nelle scelte che dobbiamo compiere nella nostra vita - e mi riferisco alle scelte pubbliche, pur valendo anche per quelle private - sta nel fatto che quando si vive un certo momento lo si fa con una componente d'azzardo evidente. Facile con il senno di poi, quando gli avvenimenti si sono compiuti, ricostruisce scenari suggestivi. Quando si vive il presente, invece, gli elementi a disposizione sono solo parziali, come un quadro di cui manchino larghe parti, mentre successivamente la visione è completa.
Esattamente quanto sta avvenendo in questa fase in cui siamo: mancano troppi elementi per capire come sarà il post "covid-19" e neppure, per essere chiari, si capisce bene se ne siamo fuori o quanto ne siamo ancora dentro.
L'unica cosa certa è che siamo di fronte a uno di quei passaggi che potrebbe - uso il condizionale non a caso - portare ad una situazione del tutto nuova, come spesso avvenuto in quelle faglie della Storia, che studiamo sui libri.

Abbattere l'Arco d'Augusto?

L'arco d'Augusto ad AostaNel solco delle legittime manifestazioni antirazziste di questi giorni (che vanno bene se non c'è violenza e non assumono carattere rituale), si abbattono al suolo di nuovo le statue di Cristoforo Colombo negli Stati Uniti e il fenomeno pare investire anche alcune città europee con personaggi analogamente messi all'indice. Siamo al "politicamente corretto" che dovrà ripulire - nelle intenzioni di alcuni - l'intitolazione delle strade, delle piazze e appunto delle statue.
Scriveva giorni fa il grande Mattia Feltri su "La Stampa" dell'iniziativa del sindaco di Londra: «noi separeremo il male dal bene, e senza i funambolismi dell'alchimia, ma con una task force. Non quella di Colao, ma una voluta da Sadiq Kahn, sindaco di Londra, su sprone dei milioni e milioni di puri che straordinariamente popolano il nostro tempo. La task force censirà le statue della città per stabilire se i celebrati sono degni della celebrazione».

La spada di Damocle

La 'spada di Damocle' secondo ZerocalcareSe mai ce ne fosse stato bisogno, è risultato chiaro come la pandemia sia stata una "livella", dimostrando che - accanto alle mille minacce già incombenti - ci mancava solo che si aggiungesse questo virus killer a incombere sulla nostra esistenza. So bene come l'affaticamento da confinamento e poi le diverse restrizioni, nonché la crisi economica conseguente a quella sanitaria, facciano emergere in superficie un certo scetticismo di chi adombra che la malattia sia stata esasperata. Ho letto, in questo filone, raffronti fra i morti "covid-19" ed altre patologie, come i deceduti per tumore o malattie cardiovascolari.
Ma sia chiaro come se non ci fossero state misure di profilassi, di precauzione sociale ed anche protocolli medici sempre migliorati per contrastare una malattia senza cure risolutive, allora saremmo qui a contare molti più morti.

Il telelavoro va bene, ma...

Lo scrittore francese David BrunatIl "telelavoro", nella sua versione in carta patinata chiamato "smart working", cioè "lavoro agile" (flessibile, dinamico!), nella realtà da confinamento si è svolto da casa e non, come da anglicismo, da una spiaggia delle Maldive, da un prato in fiore sotto la vetta della Jungfrau od all'ultimo piano di un albergo di Singapore.
Quello è appannaggio dei fighi.
Nella configurazione cui ho assistito la formazione era: il sottoscritto a lavorare sul tavolo in soggiorno, mia moglie in studio e il piccolo Alexis in cameretta, nelle rare lezioni on line della "didattica a distanza - DaD", con cui telelavorava anche lui. Anche se confesso che mi è sfuggito, per mia ignoranza, il confine fra "teledidattica" (in inglese "e-learning") ed i vecchi compiti a casa, o forse meglio l'istruzione parentale, perché senza mamma (e talvolta papà) uno di quarta elementare non riesce.

Perché gli Stati Generali portano male

Gli Stati Generali del premier Giuseppe Conte sono la quintessenza dell'inutilità. Una specie di parata per celebrarsi nella "fase 3" di quella pandemia non ancora spenta. Tentativo di affermare il suo ruolo di neofita di Palazzo Chigi da parte di sé medesimo.
Tutto improvvisato nella logica di quella propaganda di radici "grilline" di cui Conte è espressione somma, anche se ora cerca uno spazio tutto suo, giocando a tutto campo con ambizione sfrenata e vanità magniloquente. Ma i riferimenti storici sono inquietanti e foriere di guai.
Ha scritto Mario Ajello su "Il Messaggero": «Un'idea creativa, recuperata da una storia tumultuosa. Ed ecco allora gli Stati Generali. Intento nobile quello di Giuseppe Conte, che chiama a raccolta le migliori energie per dare una scossa di futuro. Ma riuscirà? Tutti se lo augurano, e però il ricordo degli Stati Generali del 1789 a Versailles - ben più maestosa di Villa Pamphilj che pure è un gioiello secentesco - con la convocazione da parte di Luigi XVI dell'aristocrazia, del clero e del popolo diventò l'origine della rivoluzione».

Riflettere attraverso un piccolo giornale

Claudio Cerasa, direttore de 'Il Foglio'"Il Foglio" è un quotidiano di nicchia, fondato da Giuliano Ferrara e diretto oggi da Claudio Cerasa. Sulla scena da 25 anni ha seguito spesso l'umoralità del fondatore, uomo di vasta cultura che dalla Sinistra comunista finì berlusconiano con ruoli di Governo. I suoi eccessi possono dispiacere (come la clamorosa campagna antiabortista), ma nessuno può negare un'intelligenza vivissima ed interessi vari, compresa la capacità di scelta di collaboratori, proseguita dal suo successore, di diversa estrazione politica e culturale, che fa del giornale una nave corsara ricca di commenti interessanti.
Un caso di queste ore viene dall'incrocio di tre articoli. Il primo è, nella sua rubrica, di Adriano Sofri, intellettuale discusso, che è stato in galera come mandante dell'omicidio del commissario Luigi Calabresi.

Gli esami non finiscono mai

Studenti aostani dopo la maturità 2020E' evidente che, più si vive la vita, e più appare lapalissiana quell'espressione «Gli esami non finiscono mai», che diede il titolo all'ultima commedia di Eduardo De Filippo, e che è entrata a far parte del nostro linguaggio corrente per segnalare come e soprattutto quanto la nostra esistenza sia costellata di ostacoli da superare.
Ci pensavo mentre stanno finendo gli esami di Terza media e debuttano quelli di Maturità. Entrambi sono stati azzoppati dal "coronavirus", così come è avvenuto per tutte le scuole di ogni ordine e grado in questo anno scolastico disgraziato, che va cancellato senza "se" e senza "ma". E chi non lo fa, accampando scuse, non è in buona fede e questo non vuol dire non apprezzare chi ha cercato di dare il meglio nella didattica a distanza. Ma lasciamo quanto avvento nel mondo dei ricordi, punto e basta.

La fantasia della Radio

Una radio portatile vintageTrovare degli spunti originali nel lavoro radiofonico estivo non è mai facile. A maggior ragione in un anno avaro di manifestazioni e certo si potrebbe discutere a lungo su parecchie soppressioni, forse frutto in Valle d'Aosta di un principio di precauzione dimenticato all'inizio della pandemia.
Ci vorrebbe sempre "modus in rebus" per rendere attrattiva la Valle, certo evitando rischi, ma tenendo conto davvero dall'andamento dei contagi e soppesando le cose.
Eppure l'estate resta, per la programmazione radiofonica di cui mi occupo in "Rai Vd'A", un momento interessante e creativo. Predico da sempre la straordinaria vitalità della Radio.

Paparazzi a chiamata

Il numero di 'Chi' in edicola questa settimanaNel sito "Una parola al giorno", il termine "paparazzo" è ben dettagliata, ma ha una premessa: «"Paparazzo" è un nome spregiativo per quel tipo di fotoreporter che vende a giornali e riviste scandalistiche gli scatti rubati a personaggi famosi - scatti sensazionali, che riprendono spesso momenti di vita privata: più rari e compromettenti sono, più alto il valore della foto. Evidentemente è un lavoro che può essere redditizio, e magari a qualcuno piace anche. Di certo la domanda non manca».
In realtà vedremo come sempre più quest'idea della foto rubata sia da ridimensionare, perché la presunta vittima è la prima ad accordarsi con il fotografo, facendo poi finta che la foto risulti "rubata".

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