May 2020

Il "dopo" del turismo alpino

Uno dei grafici pubblicati da 'Il Sole - 24 ore'Ho letto con grande interesse sul "Il Sole - 24 Ore" un articolo intitolato in modo significativo: "Turismo alpino e Covid: come la montagna si sta preparando alla Fase 2 e 3", scritto da Cristina Da Rold.
Tema interessante visto il conto alla rovescia, ormai imminente, che ci porterà a quel 3 giugno che dovrebbe essere lo sblocco in toto o in parte degli spostamenti fra Regioni e dunque con il ritorno del turismo nazionale. Poi, anche se al momento non esistono certezze, c'è chi dice che qualche settimana dopo - io date non mi fido di farle - dovrebbe sbloccarsi lo "Spazio Schengen", che comprende tutta l'Unione europea, cui si aggiunge la Svizzera. Sarebbe già un bel potenziale di turisti stranieri e questa circostanza eviterebbe la trappola già in parte scattata di accordi bilaterali fra Stati, che avrebbero potuto escludere l'Italia.

Sindromi manzoniane parte due

Don Rodrigo e... l'aperitivoA furor di popolo sono stato chiamato a parlare di nuovo sulle intelligenti e acute osservazione di Stefano Albertini, docente universitario negli Stati Uniti, sul sito "La Voce di New York", che ha scritto un articolo intitolato "Vengono da Manzoni le nuove sindromi psico-caratteriali da coronavirus".
Di Don Ferrante e del Conte Zio ho già detto, ma ne restano altri e come si fa a non evocare le sindromi di Don Rodrigo, di Fra Cristoforo, e di Don Abbondio? Sono anch'esse tipologie immortali dei caratteri umani. Ai tempi della scuola «il Manzoni»" e i suoi "Promessi Sposi" apparivano come in obbligo e dunque riscuotevano scarso interesse. Con il senno di poi quel bagaglio culturale torna utile per quel tratteggio manzoniano che rende quei personaggi valido in ogni tempo.

Il bagaglio da "coronavirus"

L'ospedale dal campo installato sul piazzale della telecabina 'Aosta - Pila'Tutto avrei pensato nella mia vita, ma non di trovarmi a fare, in questi tempi strampalati del "coronavirus", il test sierologico (prelievo di sangue a pagamento a domicilio) ed a farmi fare il tampone (come dipendente della "Rai"). In quest'ultimo caso la location del fastidioso e non doloroso prelievo dal naso e dalla gola con un lungo "cotton fioc" mi è parsa surreale: dei grossi tendoni da campo piazzati in mezzo al parcheggio di partenza della telecabina "Aosta - Pila". Uno scenario inaspettato e che ricorderò nel tempo, così come le tante cose inusuali innescate dalla pandemia. Preciso che ho fatto le analisi non perché abbia chissà quale sintomo, ma perché lavorando in un servizio pubblico è stato giusto sottoporsi.

Prepararsi agli ingorghi estivi

Marco AimeLe vacanze sono ancora un grande punto interrogativo in questo sciagurato 2020 e diciamolo papale papale, contro la retorica melensa sulle difficoltà che fortificano e che rendono migliori.
Appartengo alla categoria delle persone che prevedono cosa fare con mesi di anticipo per la destinazione marina che considero indispensabile per chi vive tutto l'anno in montagna, mentre questa volta sarò - sempre che non ci siano regole così rigide da stravolgere ogni ragionevole soggiorno - della linea "last minute".
Ma naturalmente la "soluzione B" è che le vacanze siano esclusivamente domestiche e penso che in Valle d'Aosta ci siano molte cose da fare, anche negli scenari più complicati. Non dico il peggiore, perché quello sarebbe di nuovo il confinamento. Tuttavia, non nego che emerga all'orizzonte, nei periodi più classici del turismo fra luglio e agosto, un problema serio di accesso alla montagna, come possibile scelta privilegiata per molti vacanzieri, compresi i pendolari che la mattina decidano di spostarsi dalle città verso le montagne. Nel senso che immagino che ci si troverà, pur con dei diversi gradienti di intensità, di fronte ad un vero e proprio assalto, che potrebbe assumere caratteristiche di una vera e propria invasione.

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