March 2020

Chiaroscuri del Web in tempo di crisi

Il sequestro del profilo 'Facebook' di un complottistaSvetta come novità, in questa epidemia nefasta che ci sta colpendo al cuore, la presenza di Internet nei suoi usi plurimi e ci pone come non mai di fronte a pregi e difetti della Rete.
Certo, il punto di partenza resta la sua evidente indispensabilità e dunque anche in Valle d'Aosta si evidenzia un tema non ancora superato e cioè quello che universalmente viene chiamato "digital divide" ("divario digitale" in italiano ed in francese la suggestiva "fracture numérique"), vale a dire le differenze fra chi ha accesso effettivo alle tecnologie dell'informazione (in particolare personal computer ed altri apparati simili ed i collegamenti Internet) e chi ne è escluso e naturalmente può essere considerato anche un divario la qualità dei mezzi a disposizione per accedere alla Rete. Questo avviene ancora in Valle d'Aosta, malgrado investimenti colossali nella fibra e ciò dimostra i limiti della Partecipata "Inva", di cui si è persa per strada la missione e sarebbe bene ridiscuterne ruolo e priorità.

Lo stato di emergenza e la vita tracciata

Yuval Noah HarariYuval Noah Harari è uno storico, saggista e professore universitario israeliano che ha scritto un articolo sul "Financial Times", che ho letto nella traduzione di Carlo Minopoli su "Ottimisti&Razionali".
C'è un punto significativo nel lungo pezzo che trovo utile per la riflessione sulle conseguenze sul futuro: «Nella loro battaglia contro l'epidemia di "coronavirus" diversi governi hanno già implementato i nuovi strumenti di sorveglianza. Il caso più degno di nota è la Cina. Monitorando attentamente gli smartphone delle persone, facendo uso di centinaia di milioni di telecamere con riconoscimento facciale e obbligando le persone a controllare e riferire la temperatura corporea e le condizioni mediche, le autorità cinesi possono non solo identificare rapidamente i sospetti infetti da "coronavirus", ma anche tenere traccia dei loro movimenti e identificare le persone con cui sono entrati in contatto. Alcune "App" sono in grado quindi di avvisare i cittadini della loro vicinanza a pazienti infetti».

Coronavirus: siamo persone adulte!

Parte della coda fuori da un supermercato in Valle d'AostaL'altro giorno un bravo produttore televisivo mi ha proposto di filmare con il drone i grandi monumenti storici, come l'Arco di Augusto di Aosta, in questi giorni in cui si stagliano senza persone e senza auto nella loro solitudine da coprifuoco. Ho risposto d'istinto di no, perché in questa assenza di umanità non c'è nessuna bellezza. Questi paesi fantasma mettono angoscia e tristezza ed il confinamento forzoso mi impedisce persino di godere di questa nostra sfavillante montagna alpina, quasi beffarda in questo inizio di primavera, vista dal balcone di casa.
Il deserto fisico causato dal virus che è nominato come un robot di "Guerre Stellari", "covid-19", purtroppo non è solo la pena da scontare, così come avviene con questi arresti domiciliari, ma il deserto è dentro di noi.

L’Unione europea in bilico

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, durante il 'fuori onda' del messaggio del 27 marzoChi è europeista per formazione e per convinzione soffre come un cane, quando dall'Unione europea nelle decisioni concrete e da assumere in questa crisi epocale non arrivano, per via della necessaria unanimità dei Paesi membri, messaggi solidali in favore dell'Italia, il Paese più colpito dalla pandemia che pure accomuna ormai tutto il vecchio Continente.
Intendiamoci bene: non è la prima volta che Paesi del Nord Europa - in questo caso l'Olanda per fare da rompighiaccio per la Germania - assumono atteggiamenti da primi della classe nei confronti dell'Italia trattata come un cattivo allievo e questo non è accettabile di fronte al dramma in corso con un esito terribile ed ancora pieno di incognite.

Da vecchio lettore de "La Stampa"

La nuova 'testatina' de 'La Stampa' dedicata a Piemonte e Valle d'AostaIl giornale letto in casa mia è sempre stato "La Stampa" di Torino. Una fedeltà indefessa che i miei genitori non tradirono neppure quando negli anni Settanta "La Gazzetta del Popolo", che scomparve nel 1983, propose delle pagine dedicate alla Valle d'Aosta, facendo concorrenza al colosso della "Fiat".
Quanto avvenne, prendendo di fatto il testimone, anche per la stessa "Stampa" con l'edizione valdostana anni dopo, diventando di fatto il solo quotidiano profondamente ancorato alla Regione autonoma con una fogliazione importante e una schiera di bravi giornalisti e collaboratori, fra i quali molti amici con cui avevamo iniziato la carriera giornalistica o con cui ci siamo conosciuti nel tempo.

Come non pensare al nostro respiro?

Massimo Sebastiani su "Ansa" propone una parola alle settimana e colpisce la scelta intelligente di dedicarsi alla parola "Respiro". Ovvio il collegamento con l'attualità e le malattie cagionate dal famoso "covid-19", che ci ha riportato alle nostre primarie funzioni vitali.
Sebastiani comincia citando una celebre canzone, le cui prime strofe recitano «Respirare, respirare nell'aria, non aver paura di preoccuparti, parti ma non lasciarmi, guardati intorno, scegli il tuo terreno, a lungo vivi e voli alto, darai sorrisi e piangerai lacrime». ”Breathe in the air", cantavano i Pink Floyd in quello che qualcuno definirebbe il brano più iconico, insieme a "Another Brick in the Wall", della band. "Breathe" era sostanzialmente il pezzo d'apertura dell'album che ha fissato per sempre i Pink Floyd nell'empireo del rock, "The Dark Side of the Moon", un lavoro che Roger Waters, ormai diventato il vero leader del gruppo, immaginò come un concept album dedicato alla follia generata dalle costrizioni, cioè, in fondo, dalla mancanza di respiro. E' stata la prima frase di Mattia, il 38enne di Codogno divenuto celebre suo malgrado come paziente 1, a riportarci di fronte alla semplice bellezza del respiro».

I nostri vecchi se ne vanno

Anziani a passeggioLa parola "vecchio" ormai è diventata desueta e si usa perlopiù e con molto pudore il termine "anziano" ed immagino che certi paladini del politicamente corretto potrebbero lanciarsi in un ponziopilatesco "diversamente giovane". In Francia ho visto che, copiando l'inglese che lo ha rubato al latino, si usa il termine "senior" da noi usato come categoria negli sport o, come anglicismo, in alcune professioni.
Comunque lo si camuffi (tipo i capelli tinti del premier Giuseppe Conte), invecchiare si invecchia e ciò avviene in età sempre più avanzata e la fetta di popolazione più attempata da noi in Occidente cresce a passi da giganti nella morsa fra natalità sempre più bassa e aumento della possibilità di vita.
Le "pantere grigie" sono buoni consumatori, sono stati risparmiatori e godono - assieme ai familiari più giovani che aiutano sempre più con il loro denaro - di un discreto benessere, facendo una media, dunque con le dovute eccezioni al ribasso.

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