February 2020

Salvare Weissmatten

La pista del Weissmatten di Gressoney-Saint-JeanAmo le piste del piccolo comprensorio del Weissmatten di Gressoney-Saint-Jean. Lo amo per ragioni storiche, visto che l'impianto venne inaugurato da mio zio Séverin Caveri, presidente della Giunta nel 1954, quando divenne realtà quella prima costruzione pionieristica di una seggiovia monoposto. Su quell'impianto da ragazzino ci salii spesso e ricordo due cose: potevi chiedere una coperta da mettere sulle gambe e le piste di discesa, non battute dai gatti delle nevi, erano un vero cimento. Un caro amico aveva un monolocale nel grosso condominio sovrastante e passai lì momenti memorabili, così come avvenne dalle amiche, le gemelle che gestivano con la famiglia il meraviglioso "Alpenrose" giusto lì sotto.
Poi mi occupai più tardi del Consorzio turistico che gestiva i primi vagiti dei collegamenti intervallivi e da politico seguii il rifacimento di impianto e piste di Weissmatten (compreso innevamento e illuminazione) dedicate non a caso a Leo David, come doveroso riconoscimento allo sfortunato sciatore walser ed alla sua famiglia, cui ho sempre voluto bene.

Il "coronavirus" per pensare

Domenico Squillace, preside del Liceo 'Volta' di MilanoSarà il tempo a dirci chi vincerà il derby sul "coronavirus" fra chi è catastrofico e pensa a chissà quali esiti nefasti e chi è ottimista e ritiene che le misure assunte siano sproporzionate. Personalmente propendo per una soluzione mediana in attesa di capire l'esatto esito e non appartengo dunque a nessuna delle due tifoserie, ormai armate l'una contro l'altra. Anche se poi, per creare confusione, ci sono politici a pessimismo-ottimismo a corrente alternata, un giorno preoccupatissimi all'eccesso e un giorno lassi al contrario.
Noto solo - ed è un'annotazione politica - che l'emergenza è servita a rinforzare, partendo da Giuseppe Conte a Palazzo Chigi per caso e non per meriti, una corrente antiregionalista nel nome - udite, udite! - dell'efficienza dello Stato centrale. Roba da manicomio, naturalmente, perché se una materia dev'essere su base regionale - nel rispetto di principi di eguale bontà delle prestazioni erogate al cittadino - è quella sanitaria. Quando sento da autorevoli esponenti del Partito Democratico, spesso ormai a trazione "grillina", che tocca a Roma decidere mi vengono i brividi, ma osservo come il regionalismo sia ormai visto con sospetto e questo servirà prima o poi ad una svolta centralista, se non autoritaria.

"Coronavirus" e i molti problemi (turismo valdostano compreso!)

L'avviso di esaurimento delle mascherine in una farmacia di AostaL'altro giorno ho fatto uno speciale radiofonico di un'oretta dedicato al "coronavirus" e già mi aveva colpito, nelle dichiarazioni del presidente degli albergatori, Filippo Gérard, il fioccare di disdette dei turisti, diventate in queste ore una vera ecatombe.
Ho cercato di essere equilibrato fra il freno alle paure e l'acceleratore di comportamenti corretti. Niente di che, naturalmente, ma con la consapevolezza che tanto si parla di deontologia professionale ed invece il mondo del giornalismo e più in generale della comunicazione è costellato di pessimi esempi di fronte alle emergenze.
Il peggio sono i contenitori televisivi del pomeriggio che viaggiano sul terreno minato di una miscellanea fra intrattenimento e giornalismo spicciolo, alla caccia di un sensazionalismo da rotocalco scandalistico. Sarebbe ora che si capisse chi fa che cosa, specie quando gli argomenti da trattare non sono sordide storie di cronaca nera o rutilanti vicende di cronaca rosa ma emergenze sanitarie come il virus più famoso del mondo.

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