February 2020

Il voto in Valle d'Aosta il 19 aprile?

'Il 19 aprile prossimo...E' ovvio come la scelta del 19 aprile per le elezioni regionali sia sbagliata e furbesca, in un intrico fra le due cose che lascia perplessi e forse scandalizzati, ammesso di avere ancora una sufficiente riserva di sdegno, già ampiamente esaurito in questa Legislatura da dimenticare.
Chissà chi sono "il Gatto e la Volpe", più altri animali degni della favolistica, ad avere pensato almeno tre cose per partorire la data e dubito che ne godranno, come pensano.
La prima riguarda il vantaggio per chi è più grande ed organizzato oppure per chi metterà assieme debolezze, sperando che facciano una forza, visto che raggiungere in fretta 35 candidati non è facile e non agevola nessuno la preferenza unica che farà dire no a molte persone «per paura di fare brutta figura».

Un mondo di mete impossibili

Un aereo atterraSe fossi una canzone, visto che risale come me al 1958, potrei sentirmi quel capolavoro che è "Nel blu dipinto di blu" con quella strofa - cantata in tutto il mondo - che fa «Volare oh oh, cantare oh oh oh, nel blu dipinto di blu, felice di stare lassù». Pare che il brano, scritto da Domenico Modugno e Franco Migliacci, sia nato da un'ispirazione mista far un quadro di Marc Chagall ed il cantante al pianoforte che guardò il cielo e gli venne quel "Volare" che ha connotato la canzone per sempre.
Pensavo oggi come in fondo questa canzone avesse anche qualcosa di profetico, visto che cominciava allora l'ascesa straordinaria del volo aereo commerciale, che è stata una grande conquista delle generazioni come la mia. Abbiamo potuto approfittare di questa autentica rivoluzione nei trasporti che ha accorciato le distanze e ci ha consentito di spaziare come non mai.

Votare con i piedi

'Scuola guida'Leggo sempre sui giornali le lettere che vengono scritte dai lettori. Ricordo come da bambino curiosassi sempre su "La Stampa" nella rubrica "Specchio dei tempi" ed anche su "Grazia", che leggeva mia mamma, le lettere e le risposte della famosa Donna Letizia.
Oggi non c'è testata che non abbia la rubrica delle lettere, spesso con le risposte argute di un vero e proprio curatore. Confesso che ogni tanto dubito della genuinità delle lettere, perché darebbe il senso di un vero e proprio profluvio di scrittori di lettere di cui dubito, come spesso dubito delle storie arzigogolate che vengono pubblicate. In tempo di "social", aggiungo solo, mi pare che siano più quelli gli sfogatoi dove si indirizzano varie forme di scritti o di immagini.

Gli emoticon che punteggiano la nostra vita

Gli emoticon nel documento della scuola 'Gianni Rodari' di ModenaCome andate voi con i gruppi "Whatsapp"? Io maluccio, perché ne ho troppi e alcuni molto chiassosi. In certi casi poi sono stato inserito d'imperio da qualcuno (ora non può più avvenire con l'ultima versione) e raramente esco per non apparire antipatico e quando è avvenuto è perché non se ne poteva più, come il buontempone che mandava solo filmati i pornografici invedibili.
Come già avveniva con gli SMS in modo artigianale, le messaggerie di vario genere propongono ormai immagini a iosa che sostituiscono o compendiano gli scritti. Ricorda bene Luigi Paonessa sulla newsletter di "Sociologia": «In principio furono solo sorrisi :) e faccine tristi :(. Subito dopo occhiolini ammiccanti, sguardi assonnati o linguacce. Ora, dopo circa trent'anni dalla loro prima comparsa le faccine, anche dette emoticon, smile o smiley sono entrate a far parte del nostro linguaggio a livello globale».

Quel doppio anniversario

Il tempo che passa...Ci sono evidenti casualità, che ti fanno pensare e che situano la tua vita dentro direttrici in cui alla fine cerchi di riconoscere te stesso.
Mio papà, Alessandro ("Sandro"), nacque a Belluno il 22 febbraio del 1923, dove mio nonno Renato, classe 1867, fu Prefetto dal novembre del 1920 al settembre del 1923.
Io il 22 febbraio del 1980 entrai alla "Rai" come praticante giornalista e dunque oggi - oltre a ricordare il mio papà - sono quarant'anni che sono dipendente dell'emittente pubblica, anche se dal luglio del 1987 al marzo del 2009 fui in aspettativa per mandato politico.
Questa situazione di avere un proprio lavoro alle spalle è un fatto importante, perché chi ha un mandato elettivo deve avere un mestiere cui poter ritornare, esaurita la propria esperienza per essere una persona più libera.

Coronavirus: informare senza terrore

La prima pagina di 'Libero' del 23 febbraio 2020Quello che stiamo vivendo anche in Valle d'Aosta non è certo un Carnevale gioioso e sbarazzino come gli altri. Il diffondersi del "coronavirus" nel Nord Italia crea un evidente nervosismo in questa festa fatta naturalmente di un allegro caos e di grandi assembramenti di folla.
Lo avevano detto i più accorti, come il virologo Roberto Burioni, uno dei paladini contro le stupidaggini dei "noVax", che non bisognava prendere sottogamba questa epidemia che ha avuto come epicentro la Cina. Ma proprio la straordinaria mobilità dei cinesi e la moderna e rapida interconnessione per via aerea ha diffuso il pericoloso virus negli altri Continenti.
Nel caso valdostano abbiamo già visto giorni fa un focolaio in Alta Savoia, a due passi da noi e ora in quella Lombardia piuttosto vicina e da cui proviene una parte dei nostri villeggianti più affezionati. Per i trafori alpini, con transiti ininterrotti di persone, sono tante le possibilità reali che il contagio a possa arrivare in qualche modo anche qui a sconvolgere la nostra vita.

Il retroscenismo da spegnere

Un avviso di 'fake news' scoperta da 'Facebook'Si avvicinano le elezioni regionali e comunali in Valle d'Aosta, in una sequenza diabolica per certe furberie nella scelta delle date del voto, che nuocciono a un loro ordinato svolgimento. Sempre che il "coronavirus" non ci metta lo zampino ed obblighi a spostare tutto più in là per le difficoltà della campagna elettorale e del voto ai seggi con le misure di contenimento del virus.
Vedremo che cosa avverrà, ma intanto vorrei fare un appello pubblico attraverso dei pensieri che considero ovvietà, ma repetita iuvant, pur sapendo che non c'è peggior sordo di chi non vuole sentire.
Ho già scritto tante volte di come vada preso con le pinze (e per il bavero chi lo usa) certo retroscenismo giornalistico applicato alla politica e temo che il cammino verso le elezioni sarà lastricato da notizie e notiziole infondate e fuorvianti, che però inquinano l'ambiente e immiseriscono la già in crisi professione giornalistica, di cui ormai sono un decano e posso permettermi una moral suasion.

La disinformazione come un virus

Ormai è evidente che siamo tutti esperti di "coronavirus" e problematiche annesse e connesse. In mezzo alla folla carnevalesca, bastava drizzare le orecchie e ritrovavi spiegazioni e analisi degne del virologo più accademico. Ma, a fare ancora più attenzione, potevi anche nelle discussioni ritrovare tutta una serie di elementi antiscientifici, irrazionali e complottistici che segnano questi tempi fra disinformazione e superstizione, un mix micidiale.
Ecco perché ho apprezzato molto, nella miriade di commenti sul virus che si sta diffondendo e che minaccia anche la Valle d'Aosta, un pacatissimo articolo di Gianmario Verona, Rettore dell'Università "Bocconi", che fa l'economista e dunque fa un discorso di principio e di metodo che non fa una grinza.
Così osserva in un editoriale su "La Stampa": «Che cosa ci insegna il Covid-19 e in particolare il suo arrivo in Italia? Che siamo fragili e incapaci di far prevalere il pensiero critico di fronte all'immensità delle informazioni, più o meno corrette, che ci bombardano da ogni device e ogni social network nel secolo digitale. Nonostante viviamo nel paese che ha dato i natali a Galileo e Leonardo e che è stato al cuore dell'Età Moderna, da cui si è diramato l'Illuminismo, la scienza nel 2020 fa ancora fatica a imporsi a vantaggio di un misto tra fake news, polemiche e naturali paure. E a fronte di nuovi nemici che si affacciano improvvisamente e inaspettatamente nella società globale».

Una Legislatura regionale da dimenticare

I primi documenti delle quindicesima LegislaturaRispetto a questa Legislatura regionale, morta in culla e per nulla memorabile, si potrebbero dire molte cose in generale e per i singoli. Ci sono stati errori, si potrebbero accampare ragioni, segnalare recriminazioni, distribuire responsabilità. Ma una pagella di questo genere lascerebbe il tempo che trova.
Per altro, nel susseguirsi degli eventi e nella nascita dei Governi regionali succedutisi, non esistono spazi di verginità. La "merda nel ventilatore" e la "ghigliottina popolare" sporca tutti e la lama colpisce il collo senza troppi distinguo. Eppure l'impressione da osservatore dello scenario è che quanto avvenuto non sia stato un ammaestramento e che perseverare resti, comunque sia, diabolico. Sono mancate occasioni vere per trovare soluzioni che evitassero di ritrovarsi di nuovo in situazioni di incertezza.

Una cima o una via per Pertini

Sandro Pertini durante la sua visita ufficiale a Courmayeur nel 1980Non vorrei che questo spazio andasse a finire come molti altri zeppi e infarciti di notizie sul "coronavirus", che credo sia un problema molto serio e da seguire con attenzione, ma bisogna mantenere non solo i nervi saldi, ma occuparsi anche di altre cose in una logica di salvifica decompressione.
Leggo e annoto una storia interessante, che viene da un articolo su "La Repubblica", scritto da Courmayeur dal giornalista Guido Andruetto. Si tratta di un tema "alpinistico", che potrà mostrare un aspetto interessante, che riguarda - per così dire - la testimonianza dei luoghi e la necessità di rievocare persone e episodi del passato.
Così racconta l'inizio dell'articolo: "Ormai ci sono soltanto i nipoti e in rari casi i figli che possono testimoniare quello che le guide alpine di Courmayeur fecero per il "partigiano Sandro", aiutandolo a rientrare in Italia dalla Francia attraverso il Monte Bianco».

Registrazione Tribunale di Aosta n.2/2018 | Direttore responsabile Mara Ghidinelli | © 2008-2021 Luciano Caveri