February 2020

Lo strano caso di Sanremo

Uno dei cartelli all'ingresso di SanremoChiude il "Festival di Sanremo" ed ho due sentimenti contrastanti. Il primo di facile sintesi: il troppo stroppia e quindi non si vedeva l'ora che suonasse il gong e nella notte è avvenuto. Il secondo da vecchio giornalista "Rai" (quarant'anni dall'assunzione suonano il 22 febbraio prossimo!) è la soddisfazione per ascolti record che sono certamente un punto in favore dell'azienda.
Ma devo dire che in una pigra siesta après-ski mi sono chiesto che tipo fosse questo famoso San Remo e poi - con un flash - mi sono ricordato che avevo scoperto una cosa bizzarra già in passato.
Scriveva sul tema anni fa sull'ottimo "Il Post" Leonardo Tondelli: «Come forse si sarà capito, quest'anno più di altri, invocare San Remo è perfettamente inutile perché il santo in questione non esiste. Questo a dire il vero potrebbe darsi per tantissimi altri santi del calendario, ma Remo in un qualche modo esiste ancora meno di loro: non esiste neanche sotto forma di leggenda, proprio non c'è».

Quella carta in rilievo

La carta della Valle d'Aosta in rilievoVorrei occuparmi di una storia minore, anzi più che di storia proprio di... geografia! Partendo da un assunto, perché come diceva Italo Calvino: «La carta geografica, insomma, anche se statica, presuppone un'idea narrativa, è concepita in funzione d'un itinerario, è un'Odissea».
Le carte geografiche e gli atlanti mi sono sempre piaciuti. Chissà che non ci sia una particella di eredità di quel Nicolò Caveri dell'antichità che all'inizio del 1500 disegnò quanto così descritto dalla "Treccani": «Si tratta di un planisfero a colori su pergamena di ampie dimensioni (cm 115×225), del tipo nord-sud, disegnato secondo il metodo delle "rose dei venti", caratteristico delle carte tardomedievali e rinascimentali, con l'indicazione dei gradi di latitudine (da 71° lat. Nord a 57° lat. Sud). A sinistra in basso si legge la dicitura "opus Nicolay de Caverio ianuensis"».

Dibattito (a distanza) sulla montagna

Paolo Cognetti e Riccardo ChabergeLa testata "Linkiesta" ha registrato, qualche tempo fa, un botta e risposta fra due persone che sono di certo accomunate dall'amore per la montagna.
Il primo è Riccardo Chaberge, giornalista e scrittore torinese, che ha scritto un articolo ironico sotto il titolo "Sciare sulle Alpi col permesso di Greta (e di Cognetti)", che così recita: «Sto sciando sulle Alpi svizzere, non lontano da Davos, proprio nei giorni in cui al "World Economic Forum" i potenti della terra, scesi dai loro jet privati, discutono di ambiente e subiscono senza reagire le cazziate di Greta (a parte Trump, che reagisce cazziandola a sua volta). Ho parcheggiato la mia crossover a benzina "euro 6" e salgo in seggiovia con una coppia di lombardi, dall'accento sembrano bergamaschi».

Il futuro dei chioschi dei giornali

L'ultima edicola chiusa ad AostaTrovo molto interessante quella specie di concorso di idee lanciato dal "Corriere della Sera", che riguarda la difesa e il riutilizzo delle edicole, intendendo con maggior precisione quei chioschi di rivendita dei giornali, di cui ad Aosta sono rimasti rari esemplari rispetto al passato. Questi oggetti del mondo urbano, situati in modo strategico in diverse zone e questa loro territorialità campionava in qualche modo i loro utilizzatori (la rivendita davanti all'azienda "Cogne" non esiste più da anni), oggi lottano per la propria sopravvivenza a fronte di banalissime constatazioni.
Quella principale è il calo delle vendite della carta stampata e, per quanto si siano aggiunte altre tipologie di merci, difficilmente si regge all'impatto di un mercato che cambia sotto la spinta della rivoluzione digitale. Ma conta anche la crescente distribuzione dei giornali nei supermercati o ipermercati, che sono diventati meta delle visite delle persone, che si approvvigionano lì anche delle loro letture, come sanno bene anche i librai, anch'essi tallonati dai cambiamenti tecnologici e dalle vendite on line.

Al voto, senza drammatizzare

Il voto per il Consiglio Valle nel 2018Nessun dramma può derivare da elezioni anticipate. Certo è vero che le Legislature dovrebbero avere una loro regolare durata, ma può capitare - e non è patologico - che si creino situazioni che portino al voto anzitempo. Io stesso da deputato ho avuto due interruzioni a metà mandato, perché non si andava più avanti!
Nel caso della Valle d'Aosta per colpa della legge elettorale ed a causa della volontà degli elettori e degli eletti (specie quando hanno cambiato schieramento in barba a dichiarazioni rese prima delle urne) ciò è successo sulla base di una fragilità ben presente sin dal voto della primavera 2018, che aveva creato situazioni di maggioranze sospese al limitare del numero necessario per "tenere". Poi, da lì in poi, ci sono state acrobazie varie, fino alla recente scadenza che porta dritto al voto, e alla fine anche i più indefessi sostenitori del tenere duro costi quel che costi, per cattive o buone ragioni, hanno dovuto arrendersi all'evidenza.

Il Monte Bianco e la "spettacolarizzazione" di Macron

Emmanuel Macron a ChamonixIl Monte Bianco è una montagna simbolo dell'Europa, perché la vetta più alta dell'Unione europea (anche se un pezzo è territorio svizzero) e questa evidenza dev'essere motivo di orgoglio.
Per i valdostani questa consapevolezza assume un valore ancora più importante, perché è frontiera con la Francia solo dal 1860 e dunque questo breve periodo non ha cancellato legami storici e culturali (il francese in Valle d'Aosta non è un accidente ma un'eredità della posizione geografica), che risalgono ab origine ad un passato remoto. Le politiche di cooperazione territoriale degli ultimi decenni hanno ridato fiato a questa evidenza, che è fatta di condivisione ovvia con chi è vicino di casa e le politiche in favore della montagna, specie quelle in comune come il Bianco, sono un caposaldo da esercitare attraverso i poteri derivanti dalla nostra Autonomia nel quadro del processo d'integrazione europea e degli spazi importanti che sono a nostra disposizione e che evitano chiusure provinciali nel proprio orticello.

I responsabili... irresponsabili

Sinonimi e contrari di 'responsabile'Penso che una delle conseguenze più belle del leggere i libri sia l'innamorarsi delle parole e del loro uso. Poi - intendiamoci - abbraccerei Mattia Feltri e la sua rubrica della prima pagina de "La Stampa", che ieri irrideva a chi piagnucola sulla chiusura delle librerie e compra i libri su "Amazon" o esalta la lettura dei libri con eccessivi svolazzi retorici sugli esiti sempre positivi di questo esercizio intellettuale. Feltri inchioda tutti ad un realismo implacabile, quando affonda così la lama: «Leggete, ragazzi, leggete e sarete uomini migliori. E fra tutte le retoriche a cui cedo, a questa magari resisto. Pol Pot, uno dei più spettacolari macellai del Novecento, studiò alla Sorbonne e si avvoltolò nell'esistenzialismo sartriano. L'assassino di massa Mao Zedong esordì alla vita pubblica da bibliotecario (e si bevve tutto Marx). Adolf Hitler si portò fino nel bunker una parte della sua biblioteca di sedicimila volumi. L'ayatollah Khomeini si ingozzò di letture durante l'esilio parigino, preparando la dittatura della sharia. Lenin adorava Tolstoj, Dostoevskij e soprattutto Cechov. Qualche estrosa eccezione dimostra che i libri non rendono migliori. I libri semmai danno più strumenti per capire e dunque scegliere, anche il male maggiore».

A proposito di "overtourism"

(troppi) Turisti a VeneziaDella volte mi domando, di fronte a certe punte d'affollamento nelle località sciistiche valdostane, se anche noi in Valle si soffra di qualche fenomeno di "overtourism", che è un neologismo che indica il sovraffollamento di turisti in una meta vacanziera. Parola apparsa per la prima volta nel dizionario "Oxford" nel 2018 significa letteralmente "troppo turismo", un fenomeno complesso che va analizzato da vari punti di vista. Il caso più eclatante è l'allarme lanciato su di una città fragile come Venezia, ma anche a Barcellona o ad Amsterdam stanno ragionando su contromisure contro gli eccessi non solo a tutela dei luoghi, dei monumenti, ma anche della tranquillità di chi ci vive. Questo vale anche per mete naturalistiche di un certo pregio che rischiano la compromissione se la logica di conservazione non viene più assicurata per via di certi eccessi.

Il tempo dilatato del Carnevale

I resti del Carnevale dei bimbi ad AostaSi può mettere assieme sacro e profano? Certo che sì, perché tutto si frammischia nella nostra natura umana, dalla terra al cielo e ciò avviene in tutte le società, più o meno complesse che siano.
Così, per scrivere del Carnevale, momento scherzoso e festoso, bisogna partire dalla Pasqua, festività cardine della cristianità, fatta di una gioia mistica e non di quel divertimento terra a terra delle mattane carnevalesche.
Cosa dice di Pasqua il giornale "Famiglia Cristiana"? Ecco sul punto che ci interessa: "Perché la data della Pasqua è mobile? Perché è legata al plenilunio di primavera. La datazione della Pasqua, nel mondo cristiano fu motivo di gravi controversie fra le Chiese d'Oriente e d'Occidente, la prima era composta da ebrei convertiti e la celebrava subito dopo la Pasqua ebraica e cioè nella sera della luna piena, il 14 Nisan, primo mese dell' anno ebraico; quindi sempre in giorni diversi della settimana".

Quando il Web è una fogna

Benjamin GriveauxLa storia del candidato macroniano al posto di sindaco di Parigi, Benjamin Griveaux, ha giustamente preoccupato per la dinamica dei fatti, che hanno portato il pupillo di Emmanuel Macron alla rinuncia alla corsa elettorale. Questa personalità, che pure ha avuto ampio sostegno per la dinamica delle sue disavventure, ha abboccato come un pesce ad un piano architettato per danneggiarlo: la fidanzata di un ambiguo artista russo (con asilo politico in Francia), d'intesa con un avvocato della stessa pasta, contatta sul Web l'ingenuo Griveaux. In un crescendo erotico il politico sedotto da questa conoscenza virtuale si è fatto filmare nudo nell'atto di masturbarsi e l'artista russo - con foga moralistica rispetto ai discorsi sulla famiglia della vittima - ha pubblicato un video in Rete e così il candidato si è ritirato. Che sia stato un complotto od una semplice trappola per far clamore lo vedranno i magistrati francesi, ma quel che conta è che tutti in Francia hanno aperto gli occhi su questo meccanismo di ricatto, che ormai è un'industria fiorente.

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