January 2020

Il "Re Cacciatore", due secoli fa

Il monumento a Vittorio Emanuele II nel parco Lussu ad AostaScrive un lettore ad Aldo Cazzullo nella sua rubrica sul "Corriere della Sera": «tra due mesi sarà il bicentenario dalla nascita di Vittorio Emanuele II, Padre della Patria. Mi stupisce e mi sorprende il fatto che nel nostro Paese, nessuno ha ancora pensato di organizzare qualcosa. Pare che almeno a Torino qualcosa si stia muovendo, ma manca del tutto una visione "nazionale". Forse gli italiani hanno ancora paura di un Re morto da quasi un secolo e mezzo? Incredibile che a Napoli lo denigrino rimpiangendo i Borbone, ed a Milano preferiscano celebrare la morte dell'invasore Napoleone nel 2021».
Risponde il giornalista-scrittore: «L'oblio di Vittorio Emanuele II non si spiega solo con la sua piemontesità. Direi che le cause sono due, una diretta e una subliminale».

La "Saint-Ours" e le Alpi "umane"

La 'Foire' in piazza ChanouxSarò anche quest'anno in pista per la "Foire de Saint-Ours", in parte in radio (dalle ore 12.30 alle 14 oggi e domani), in parte in televisione (alle ore 20 oggi e domani). Seguo la "Saint-Ours" da tempo ormai immemorabile ed in diversi ruoli. Come cronista ho sempre annotato i cambiamenti in corso negli anni, essendo questo appuntamento una festa popolare che racconta tradizioni e cambiamenti.
Nulla più della "Foire", cui partecipano una miriade di espositori di tutti i generi e folle di valdostani e non, fotografa il mutevole mondo della nostra montagna, che è ancora abbastanza abitata, anche se resta ancora ben visibile un fenomeno di spopolamento di certe zone, di discesa nel fondovalle e di inurbamento nella zona di Aosta e dintorni. Questo fatto della montagna viva è uno dei miei rovelli, tema politico di gran peso, del tutto non considerato da un mondo della politica con punte di autoreferenzialità che fanno impressione. Per questo bisogna apprezzare chi tiene acceso il dibattito.

Il caso di scuola della Tartiflette

La tartifletteMi ha sempre divertito scavare nei prodotti tipici e nella cucina tradizionale, partendo dall'ovvietà di come le cose cambino rapidamente e, in occasione della "Fiera di Sant'Orso", nel padiglione che ospita in piazza Plouves ad Aosta con il meglio dell'enogastromico valdostano, si vede come la tradizione cammini anche con le novità. Caso di scuola emblematico del passato è stata la patata, arrivata in Valle d'Aosta nella seconda metà del Settecento, e oggi diventata una delle regine in certi piatti, per non dire del mais per la polenta giunto dalle Americhe. Più di recente il formaggio "Bleu d'Aoste" si è affermato, pur senza radici. Ricordo poi, altro esempio, come il caffè alla valdostana sia da considerarsi un prodotto giovane, nato negli anni Sessanta, su intuizione del celebre ristoratore e albergatore di Courmayeur, Leo Garin, con il riutilizzo di quella coppa dell'amicizia, oggetto antico di certo usato in passato per il vino e non per il caffè alla valdostana.

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