January 2020

Armiamoci e partite

La locandina del film di Franco e CiccioQuando capita, come a me, di essere stato distante da casa per qualche giorno, certe questioni incombenti della politica valdostana vengono in qualche modo inquadrate con maggior serenità. E' come se potessi vedere un po' più dall'alto lo scenario complessivo in cui si è sviluppato questo malessere che la gran parte dei valdostani avvertono, pur con diverso grado d'interesse e di consapevolezza.
Per altro - parlandone dal mio punto di osservazione - in questi anni mi sono ritrovato in un ruolo diverso dal passato, quando ero eletto e facevo politica a tempo pieno, talvolta additato in questa mia nuova veste "esterna" - con tono cerimonioso - come "savant" ed era più un'epigrafe funebre che un complimento. Spesso si è trattato di un modo elegante per dire «non servi» o peggio «fai il gregario» e l'ho pure fatto scrivendo documenti ed organizzando per altri campagne elettorali e facendo talvolta da "balia".

Il fascino delle grotte

Frank Vanzetti nelle grotte messicaneOggi faccio come quelli che costringevano un tempo gli amici a tragiche serate di proiezione delle diapositive delle loro vacanze, sostituite ormai dal compulsivo pubblicare foto in presa diretta dei propri viaggi per far vedere dove si è e che cosa si fa.
Parto da distante. Un filmaker collaboratore di "RaiVd'A", Frank Vanzetti, è uno speleologo e dunque appassionato delle profondità sotterranee. Mi ha raccontato certe sue avventure (ad esempio in Messico, ne La Cueva del Rio la Venta, con itinerari fatti di scoperte vere e proprie) e lo ha fatto anche con documentari avvincenti, che hanno riguardato il territorio valdostano solo per le miniere, vista la scarsità di grotte naturali dove insinuarsi.
Personalmente mai farei esperienze estreme come le sue, però questa storia delle grotte (le caverne sono altra cosa, perché hanno scarso sviluppo in lunghezza in rapporto all'ampiezza) resta affascinante per un'atavica curiosità da soddisfare e per retaggi antichi che chissà dove abbiamo come scolpiti.

Etichette e realtà

Pierre RosanvallonImmaginiamo di entrare in un supermercato matto alla "Alice nel Paese delle Meraviglie" con un burlone che decida di divertirsi e di scompaginare le merci sulle scansie. Tipo: piselli nelle scatole di fagioli, solo carne in pescheria, nei succhi di frutta superalcolici, nelle caramelle le pastiglie della lavastoviglie. Un mondo alla rovescia spiazzante per chiunque debba fare gli acquisti.
Nel supermercato della politica valdostana abbiamo visto leoni, galletti, stelle "grilline" ed alpine, giochi di parole. Ci sono autonomisti ormai di tutto le fogge come un mondo di figures della "Lego" con personaggi assai diversi fra loro. Non giudico ma osservo ed oscillo fra riso e pianto e rimpiango la partitocrazia, quando tutto finiva per essere leggibile e "pane e pane e vino al vino" senza quel «tutti autonomisti» artefatto se non contraffatto. Travestitismo, trasformismo, opportunismo che ci hanno portato dritti all'instabilità odierna. Nessuno pretendeva partiti-caserma ma neppure giochi di ruolo tipo l'Imperatore che tutto decide, i jolly che saltellano da un mazzo all'altro, lotta feroce fra eletti e propri partiti peggio che guelfi e ghibellini.
Abbiamo raggiunto il fondo? Mai dire mai.

L'addio a Pansa

Giampaolo PansaHo conosciuto Giampaolo Pansa a Courmayeur nel 1987, quando mi presentai per la prima volta alle elezioni politiche. A presentarmelo fu Gioachino Gobbi, che era suo buon amico. All'epoca, infatti, il celebre giornalista casalese frequentava Courmayeur ed era affezionatissimo a questo suo "buen retiro" valdostano, che poi abbandonò per via delle vicenda familiari legate al divorzio dalla moglie.
Era un uomo di grande umanità e simpatia e mi capitò spesso di frequentarlo a Roma. Lui era in quegli anni un segugio della politica senza eguali e lo trovavo nel famoso Transatlantico, quella parte della Camera dei Deputati, vero e proprio salone che si trova di fronte agli ingressi principali dell'aula, chiamato - essendo corridoio di sosta di deputati, funzionari e giornalisti - «il corridoio dei passi perduti».

Debray e l'«Ode à la salade»

Il libro di Régis DebrayTutto nasce da un articolo su "Libération" di Cécile Daumas ed Aude Massiot, dedicato all'ultimo libro di Régis Debray, filosofo e studioso della comunicazione di massa. E' stato a suo tempo consigliere di François Mitterand e dunque in area socialista, ma l'imprinting politico deriva dall'esperienza giovanile di quando lottò al fianco di Ernesto "Che" Guevara e Fidel Castro e per questo finì in galera in Bolivia dal '67 al '70. Insomma un intellettuale gauchiste ("gauche caviar", ma non troppo) assai fecondo, che scrive in modo sempre interessante e stimolante e bisogna seguire la sua prosa con la dovuta attenzione per certe intuizioni illuminanti. L'articolo sul nuovo libro così esordisce: «Dans "le Siècle vert", essai à l'ironie cinglante, le philosophe salue la mobilisation contre le dérèglement climatique mais craint une nouvelle "idolâtrie" de la nature au détriment de la raison. Face à cette "sacralité", il préfère trouver un équilibre, entre "l'Internationale" et "l'Ode à la salade"».

Il "Giustiziando" di Diémoz

Diémoz con il procuratore capo FortunaSe si dovesse immaginare che cosa abbia dominato la scena in Valle d'Aosta nel 2019 - e lo sarà anche nel 2020, ma lo è stato anche talvolta nel passato remoto e in quello prossimo - verrebbe da rispondere: «Giustizia & Processi». Un binomio che ha colpito in particolare la politica, causando rivolgimenti in Consiglio Valle con uscite di scena eccellenti, oltreché con due Comuni in odor di mafia (Aosta e Saint-Pierre) che potrebbero essere sciolti.
Conosco Cristian Diémoz sin da ragazzo ef abbiamo anche lavorato assieme quando eravamo nella casa unionista ed anche dopo. Immodestamente vorrei dire che avevo visto subito in lui la stoffa del giornalista sgobbone e preciso, ma senza perdere mai quella sua aria sorridente e la vena ironica che sa sempre cosa colpire.

Politica VdA: cosa direbbe Snoopy?

Ci vorrebbe il grande disegnatore dei "Peanuts", Charles M. Schulz ed il suo impagabile bracchetto Snoopy per dire qualcosa di arguto sulla situazione politica valdostana.
Io l'ho presa da tutta i lati, sul serio e per ridere come estremi, questo avvolgersi in storie, cui in parte ho compartecipato. Tipo riunioni, pranzi, ceni, caffè, confronti, telefonate, messaggini e mail.
Il peggio sono i documenti che pongono ultimatum: "o mangi questa minestra o salti dalla finestra" e non è poco quando le maggioranze sono appese ad un filo. Male anche la presenza di scrittori di programmi monstre con citazioni dotte e grandi filosofie, magari da parte di chi ha l'esperienza politica di una scarpa, ma si piace molto.

Le polemiche sulla Preghiera dell'Alpino

Il saluto militare di un AlpinoLeggo che nel vicino Canavese torna in auge una vecchia polemica che riguarda la famose "Preghiera dell'Alpino", che viene normalmente letta alla fine delle esequie di chi è stato "Penna Nera". Anche in Valle, dove l'Associazione Alpini è un presidio importante sul territorio e nel volontariato, capita spesso e chi è stato Alpino ci tenga a questo ultimo saluto. Tra l'altro - lo ricordo incidentalmente - l'Associazione alpini con la leva obbligatoria è destinata ad una progressiva perdita di questo ruolo così significativo proprio per l'estinzione naturale dei propri appartenenti. L'esercito professionale ha di fatto perso il tradizionale legame territoriale e questo peserà in futuro sull'insieme dei valori dell'"alpinità". Parola che non esiste nei vocabolari, ma che l'Associazione alpini usa, intendendo "quell'insieme di buone idee, di disinteressate azioni, di coesione morale e di amicizia che supera i ceti sociali e che fa dei nostri iscritti un blocco abbastanza omogeneo".

Camini, pellet e l'aria inquinata

Pellet...Capita di avere amici che abitano nelle grandi città del Nord e frequentano località turistiche della nostra Valle, che dicono con franchezza di salire in Valle d'Aosta, specie d'inverno, per respirare un'aria di miglior qualità di quella che respirano quotidianamente dove stanno. Anche se sappiamo che, specie nel fondovalle ma anche in qualche paese in alta quota, anche da noi purtroppo ci sono problemi di inquinamento. Anche ad Aosta città, con certe condizioni, ci si accorge di primo acchito, respirando, che qualcosa non torna e non mi metto ad elencare i problemi di salute che ne conseguono.
Tra l'altro, mentre scrivo, osservo fuori dalla finestra quella cappa grigiastra che staziona in modo inquietante.

Manzini, Schiavone, Giallini e la Valle d'Aosta

Marco Giallini nel ruolo di Rocco SchiavoneE' sinceramente incredibile come certe situazioni evolvano nel tempo. Nel 2013, annotavo qui sopra: «Era dai tempi del grande romanziere d'avventura, l'americano Robert Ludlum, con il libro "Il treno di Salonicco (The Gemini Contenders)", uscito nel 1976, che non trovavo più una storia "gialla" ambientata - in quel caso in parte - a Champoluc. Confesso che non so dove sia finito quel libro, che mi aveva segnalato proprio il libraio di allora di Champoluc, il rimpianto Pino Crespi. (...) Questa volta Champoluc ospita, invece, un romanzo giallo all'italiana, "Pista nera" di Antonio Manzini, edito da "Sellerio".
«Rocco Schiavone era stato assegnato ad Aosta da settembre, dal commissariato Cristoforo Colombo di Roma. E dopo quattro mesi tutto quello che conosceva del territorio di Aosta e provincia era casa sua, la Questura, la Procura e l'Osteria degli artisti» "
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