December 2019

Il presepe

Un dettaglio del presepe degli artigiani napoletani nel centro di MilanoOrmai con il Natale ci sono cose collegate e di alcune si potrebbe fare a meno. Una di queste - parrebbe crescente - è la storia ideologica di brandire il presepe come un'ascia di guerra.
Da una parte ci sono quelli che non lo vogliono nel nome - ad esempio in Francia - della laicità dello Stato e ne vietano l'installazione nei Comuni, cui si accompagnano coloro - ad esempio in campo islamico - che chiedono che non si mettano i presepi nelle scuole perché simbolo di un'altra confessione.
Esattamente dall'altra parte ci sono coloro che, per ragioni inverse, spingono sul presepe per riaffermare le radici cristiane e per ribadire che chi viene qui da noi può fare quello che vuole, ma questo non può portare a disconoscere tradizioni secolari.

L'albero di Natale

L'albero di Natale in piazza DeffeyesInutile contarsi storie: il Natale è la festività più attrattiva, perché parte molto prima con un'evidente drammatizzazione, fatta di scelta degli addobbi (per chi li fa), di acquisto dei regali (che devi fare con suggerimenti subliminali e vale anche per chi deve farteli), con cene, "apericena" e bicchierate varie per farsi gli auguri e garantirsi la dieta da gennaio. Poi esiste un'equa ripartizione di vigilia e giorno canonico del 25, per me anche il compleanno, in cui ci si destreggia fra la parentela per fare socialità e ben sappiamo che ci sono occasioni in cui vorresti essere da solo come il perfido Scrooge di dickensiana memoria. E' indubbio che esista una "nevrosi da pranzo di Natale" in cui oltre a rischi gastrici si manifestano nervosismi da tavola con chi primeggia a dire la cosa sbagliata al momento giusto e si accendono fuochi di guerra. Da adolescente ribelle, quando la tempesta ormonale consente qualunque bizzarria per la comprensione di chi ti circonda («poi passerà con la crescita» - si commenta), avevo scelto di andare a sciare per reagire agli obblighi di protocollo, che ora considero un piacevole obbligo.

La ripartenza (non ero una "Cassandra")

Michele AinisSi può scegliere una data qualunque per ragionare su di un riscatto dei valdostani, dopo un annus horribilis quale è stato il 2019. Propongo il 1° gennaio 2020 come simbolo di una ripartenza, perché altrimenti senza uno scatto di orgoglio rapido chissà dove ci potremmo trovare fra un anno, se a macerie si aggiungessero altre macerie per via di nuovi scandali grandi o piccoli.
Evito la tentazione da cronista del riassunto delle vicende torbide che hanno sporcato la nostra reputazione agli occhi del mondo, perché sarebbe un esercizio che non farebbe altro che mettere il sale sulle ferite. Ma la memoria e gli occhi bene aperti sono importanti, perché in questi anni spesso c'è chi ha approfittato della smemoratezza di una parte di elettori, magari oggi imbufaliti, che hanno però il torto di avere scelto dei cavalli che già si sapevano usare del doping per le loro prestazioni elettorali, per non dire del malaffare che è la logica conseguenza di certi legami luciferini.

La "Dichiarazione di Chivasso" frutta ancora

L'inizio della 'Dichiarazone di Chivasso'Ogni tanto mi chiedo se certi sforzi di mantenere vivo il ricordo di vicende storiche che hanno lasciato un'impronta indelebile sulla Valle d'Aosta siano serviti a qualcosa o se la nebbia dell'oblio avvolga ormai tutto e siano troppi i valdostani ad essere vittime di qualcosa che somiglia al frutto del loto, che nell'Odissea faceva perdere la memoria.
Ecco perché - pubblicato su Erobull.it - mi colpisce e persino un po' mi commuove uno scritto di una giovane federalista valdostano, Fréderic Piccoli, che è tornato in queste ore su quell'episodio storico della "Dichiarazione di Chivasso" del 19 dicembre del 1943.
Ricorda Piccoli: "Alla riunione di Chivasso, che si tenne in clandestinità presso l'abitazione di Edoardo Pons, parteciparono per le vallate valdostane Émile Chanoux ed Ernest Page (non riuscirono ad essere presenti Lino Binel, arrestato dai fascisti, e Frédéric Chabod, che fece pervenire per iscritto le proprie considerazioni) e per le vallate valdesi Osvaldo Coïsson, Gustavo Malan, Giorgio Peyronel e Mario Alberto Rollier".

Tregua di Natale e auguri

Per qualche giorno - almeno per gli auguri - propongo una "tregua di Natale", che possa permettere, al di là delle legittime posizioni, qualche riflessione in prospettiva, ben oltre la politique politicienne per il bene complessivo della Valle.
Ricordo che la "tregua di Natale" è avvenimento storico, della Prima Guerra Mondiale. dapprima il 25 dicembre del 1914 alcuni soldati inglesi e tedeschi si trovarono nella "terra di nessuno", posta fra le trincee dei due schieramenti, e celebrarono il Natale con uno scambio di doni ed una partita di calcio. Un anno dopo capitò a Natale fra francesi e tedeschi.
Il mio augurio, al di là delle classiche formule di rito, è che si esca dall'impasse morale, ancor prima che penale, che tocca in profondità la credibilità della nostra Valle all'interno e all'esterno. Una comunità come la nostra - che conosciamo come seria e operosa - deve in coro rifiutare i pericoli delle infiltrazione mafiose e condannare le complicità locali.
Su questo punto deve esserci un idem sentire e deve esprimersi il massimo della solidarietà.
À l'aube du Nouvel An, acceptez de tout cœur les vœux les plus chaleureux pour une année exceptionnelle!

Tempo - ahimè - di oroscopi

Il simbolo del CapricornoRicordo un amico che impaginava un giornale e scoprii che si occupava anche degli oroscopi giornalieri. Aveva - non chiedetemi come fosse possibile - una specie di campionario di brevi previsioni, da cui pescava a casaccio ed assegnava in modo arbitrario il supposto destino per ogni singolo segno. Ho sempre trovato la storia divertentissima, immaginando che chi leggeva quanto gli sarebbe capitato non sapesse affatto che non era null'altro che il frutto davvero del caso e non del fantomatico studio del cielo, degli astri e delle stelle.
Eppure in questi giorni anche testate molto seriose si abbandonano agli oroscopi per l'anno che verrà (non lo fanno con le previsioni non realizzate di un anno fa...) e capita di vedere in televisioni chiromanti che con grande sicumera sproloquiano sul 2020 e i suoi accadimenti con dotte spiegazioni "scientifiche" degne davvero di miglior causa, pensando che il firmamento dell'astrologia - come spiegano gli astronomi - è un'invenzione pura come gli asini che volano.

Pensieri natalizi di chi compie gli anni...

E sono 61!L'unica cosa certa è che il tempo passa velocemente. Così, come se fosse un fulmine, domani mi trovo a festeggiare il mio sessantunesimo compleanno e che si scriva con le parole o con i numeri (61!) fa impressione lo stesso. Per non dire con le candeline...
Tuttavia confesso di stare bene con me stesso e mentre lo scrivo faccio gli opportuni scongiuri, perché il passare del tempo significa anche vedere molte persone di tutte le età che non ci sono più e il famoso discorso della salute come elemento indispensabile cresce sempre più d'importanza.

Un Natale... candido

Buon Natale da noi a voiOggi vorrei evocare questo benedetto Natale in modo semplice, come dovrebbe essere, spogliando tutto dagli orpelli retorici e dagli eccessi consumistici.
Vorrei che vivessimo il momento, così fuggevole, con gli occhi di un bambino e con la sua capacità di stupirsi.
Lo stupore passa attraverso i tanti simboli sovrapposti dentro il Natale: la natalità come momento di gioia anche nei momenti più cupi come avviene nella capanna di Betlemme in una festosità corale; la luminosità della stella cometa, che si ritrova nel vischio e nelle luci ornamentali nei giorni in cui le notti sono più lunghe; la gioia di offrire e di ricevere doni come esempio di socialità; la divisione del cibo con parenti e amici come esempio di comunione.

I proverbi con un'applicazione pratica

Andrea CamilleriAvevo un conoscente, personaggio molto simpatico, con una specie di tic linguistico, che consisteva nello sfornare, per ogni circostanza, un proverbio adatto all'uso. Lo faceva ormai con una sorta di autoironia, come se fosse il segno originale della sua firma. Al bar era un'autentica attrazione!
Capita anche a me di adoperare queste frasette, che dovrebbero essere in ogni cultura - e di culture umane ce ne sono tante e molto diverse ma l'umanità cui si applicano è sempre la stessa - un segno della famosa saggezza popolare. A dire il vero, a scorrerne un campionario, c'è un po' di tutto.
Ricordo l'incipit della dotta voce sulla "Treccani": "Il proverbio (dal latino "provĕrbiu(m)", da "vĕrbum", "parola") è oggetto di studio di numerose discipline: letteratura, sociologia, antropologia, dialettologia, storia delle tradizioni popolari (nell'insieme delle sue articolazioni, lo studio dei proverbi si dice "paremiologia")".

La reputazione della Valle d'Aosta

Sistemi automatici di valutazione della reputazioneCapitano episodi apparentemente insignificanti che finiscono poi, ripensandoci, per essere spunto di riflessione più illuminanti di saggi ponderosi e di lunghe discussioni.
L'altro giorno sono salito in seggiovia con tre persone. Ero silente nel mio angolino che mi godevo il panorama innevato e quella calma che solo l'alta montagna sa dare, seguendo all'inizio distrattamente la fitta ed a tratti urlata conversazione fra i tre evidentemente amici, visto il tono confidenziale tra di loro. Erano di mezz'età, marcato accento piemontese, e - mi è parso di capire - anche colleghi di lavoro. L'impianto di risalita, per un problema di ghiacciatura che faceva scattare un relé, avanzava a singhiozzo per via di soste e ripartenze e dunque il tempo di risalita è durato molto, anzi troppo.

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