December 2019

Giovani che non sanno leggere

Non so se capiti anche a voi di rendervi conto, nella vita quotidiana, delle difficoltà nella capacità di lettura anche di persone inaspettate. Come se il leggere fosse diventato non solo una fatica, ma si affaccino i fantasmi non tanto del famoso analfabetismo di ritorno, ma persino di partenza.
Eppure ricordo tante persone conosciute che non avevano fatto che pochi anni di elementari, che sapevano leggere, scrivere e far di conto, come se quei rudimenti fossero acquisiti per sempre e fossero l'ovvia base per processi sempre esistiti di un'acculturazione in proprio. "Autodidatti", un tempo li si chiamava così con ammirazione.
Leggevo sul "Sole - 24 ore" Eugenio Bruno e Claudio Tucci: «Fatto sta che la capacità di lettura degli studenti italiani continua a peggiorare. E anche in scienze sono messi male mentre in matematica se la cavano. A dirlo sono le rilevazioni "Pisa-Ocse 2018" che valutano le conoscenze e competenze chiave dei quindicenni sparsi per il globo. Ad arrancare, dal punto di vista territoriale, sono soprattutto il Sud e le isole. Mentre, per tipologia di scuola, a restare indietro sono soprattutto gli istituti professionali».

Le magie dello smartphone

Persone al telefonino...Oggi cerco un fil rouge, che non so se troverò. Il punto di partenza è il rapporto del "Censis", giunto alla 53esima edizione e - lo dicono loro stessi - "interpreta i più significativi fenomeni socio-economici del Paese nella fase di eccezionale trasformazione che stiamo vivendo da un decennio". So quanto questi approfondimenti siano ponderosi, ma contengono dei guizzi utili per riflettere.
Uno di questi riguarda il nostro approccio con la "nuova" telefonia ed i mille altri usi degli smartphone: "Oltre la metà (il 50,9 per cento) controlla il telefono come primo gesto al mattino o l'ultima attività della sera prima di andare a dormire. Dati che testimoniano come la diffusione su larga scala dei telefonini "intelligenti" nell'arco di dieci anni abbia finito con il plasmare i nostri desideri e i nostri abitudini. Nel 2018 il numero dei cellulari ha superato quello dei televisori: in ogni famiglia ci sono in media 4,6 dispositivi mobili. In particolare, nelle case degli italiani ci sono 43,6 milioni di smartphone e 42,3 milioni di televisori. L'horror vacui del nuovo millennio pare esser diventato quello di restare senza carica: il 25,8 per cento di chi possiede uno smartphone non esce di casa senza il caricabatteria al seguito".

Giornata internazionale della Montagna

Uno scorcio di LavizzaraOggi si festeggia, nella miriade di giornate dedicate ad ogni cosa possibile, la "Giornata Internazionale della Montagna", istituita dalle Nazioni Unite nel 2003 - non a caso l'anno dopo l'"Anno internazionale delle Montagne" - per riflettere (e per far riflettere) sull'importanza delle montagne per la vita e per sensibilizzare l'opinione pubblica sullo sviluppo sostenibile e la tutela dell'ambiente.
Argomenti ormai di gran moda e per buone ragioni, ma che - quando ebbi l'onore proprio nel 2002 di presiedere il Comitato italiano per l'"Anno delle Montagne" - era già ben chiaro ed era stato approfondito, quando le misure da assumere avrebbero consentito di evitare di trovarsi oggi di fronte ad un'emergenza dell'emergenza.

I danni dell'evasione fiscale

La sede aostana dell'Agenzia delle EntrateIl tema è delicato, specie per chi fa politica, perché parlando di evasione fiscale sono più i voti che si perdono di quelli che si guadagnano. E' uno dei casi di scuola in cui un'efficiente amministrazione, nella sua auspicata neutralità, persegue chi evade senza troppe infiltrazioni da parte della politica. Ma, si sa, che le leggi le fa il Parlamento e usa, di questi tempi, più la carota che il bastone. Politica che passa il tempo a dire che le tasse vanno ridotte e per ridurle, intanto, basterebbe che fossero tutti a pagare. Mi scuso per l'affermazione lapalissiana.
Per altro la Finanziaria di quest'anno si basa molto su quanto l'Erario dovrebbe recuperare dell'evasione, ma poi la politica non disdegna condoni ed affini, che in fondo accarezzano il pelo degli evasori dalla parte giusta, sempre per fare cassa.

La tagliola della 'ndrangheta

La porta del ristorante considerato al centro dell'inchiestaCome molti ieri fino a tarda sera ho letto della nuova inchiesta sulle infiltrazioni mafiose in Valle d'Aosta e non mi metto certo ad aggiungere elementi che non ho. Saranno le sentenze a stabilire i colpevoli nei processi avviati ed in quelli che verranno, ma sia chiaro da quanto emerge un inequivocabile «no» alla 'ndrangheta in Valle!
Scrivete "'ndrangheta" sul motore di ricerca poco sotto e vedrete quante volte ne ho scritto in questi anni non avendo mai giocato con il fuoco di un mondo oscuro e da molto tempo sono ormai in preda ad angoscia e preoccupazione per un crescendo un tempo non pensabile.

Politica valdostana: un passaggio difficile

Antonio Fosson annuncia le sue dimissioni da presidente della RegioneE ora? Sono in tanti a chiedermi, riconoscendomi un ruolo di esperienza in Valle d'Aosta, che cosa si possa fare di fronte a vicende giudiziarie, che ricordano un mare di tempesta. E le cui conseguenze saranno importanti sulla nostra politica, ma soprattutto sul futuro delle nostre Istituzioni e persino del nostro Ordinamento, perché giocarsi lo Statuto speciale sarebbe da perfetti imbecilli, come buttare il bambino assieme all'acqua sporca.
Questo è il nodo, che riguarda qualunque cittadino valdostano che voglia fare qualcosa per la sua comunità in difficoltà oggettiva e che rischia di affondare senza capire da dove ripartire con una discussione importante in cui rileggere senza sconti gli eventi che ci hanno portato sino a qui. Bisogna sapere farlo collegialmente, con onestà e freddezza, e pensando all'interesse comune e con scelte che ci riguardino direttamente e non con modelli importati chissà da dove per moda o perché colti con tutte le ragioni dall'indignazione che ci divora.

Quelli della "Rai" di via Chambéry

Il primo logo del telegiornale regionale 'Rai' della Valle d'AostaGli anniversari più profondi sono e peggio è, perché sono loro che ci contano il tempo trascorso da quella partenza evocata, facendo scattare da allora le lancette dell'orologio. Quando le candeline sulla torta non trovano più posto, pudicamente si sceglie una sola candelina, facile da spegnere ed anche meno ammonitrice degli anni trascorsi.
Così avviene per i quarant'anni, tondi tondi quest'oggi, del primo telegiornale pubblico della "Rai", cui erano legati quei programmi televisivi nascenti della Struttura di Programmazione, di cui oggi sono responsabile.
Quella "Sede regionale per la Valle d'Aosta" nasceva allargando la presenza dell'emittente pubblica che dall'inizio degli anni Sessanta diffondeva via etere "La Voix de la Vallée" con una redazione prima a Torino e poi dal 1968 ad Aosta in via Chambéry, dove una decina di anni dopo - negli eleganti studi radiofonici old style dalla perfetta acustica - iniziarono ad essere confezionati da programmisti-registi anche trasmissioni di vario genere.

La difficile ripartenza

Palazzo regionaleCalma e gesso. Va benissimo ogni forma di indagine, di processo, di autocritica, di lavacro, ma sia chiaro che la Valle d'Aosta resta una Regione alpina con valori e risorse capaci di dare risposte alla terribile crisi in corso per mano della 'ndrangheta e dei suoi complici o presunti tali. Paghi chi, soggetto in ruoli elettivi apicali e non solo, risulterà essere colluso in base ai reati che saranno accertati.
Il che non vuol dire affatto non avere già ora un'indicibile tristezza e una profonda indignazione per certe storie lette nelle intercettazioni e nelle ricostruzioni dell'accusa, che spetterà agli accusati contestare, se ne avranno la possibilità. Se non ci riusciranno peggio per loro, perché verranno inchiodati alle loro responsabilità di personalità pubbliche.
Intanto, aspettando i processi, cade come una mannaia un giudizio morale per chi con certi tipi deprecabili è sceso ad interessato compromesso a caccia di voti in una logica di "do ut des" fuorilegge.

Ricordando Einaudi, no ad un Prefetto in Valle

Luigi EinaudiSono in troppi a straparlare sulla figura del presidente della Regione (o meglio presidente della Valle) per quella peculiarità del nostro ordinamento regionale, che prevede dal 1945 - con l'abolizione del Prefetto - che una larga parte di funzioni prefettizie siano in capo a questa figura. Quegli stessi decreti luogotenenziali abolirono la "Provincia di Aosta", dando alla Valle una forma di proto-regionalismo forte (purtroppo non di federalismo), confermata dallo Statuto con l'Autonomia speciale.
Ora c'è chi, come la deputata Elisa Tripodi dei "Cinque Stelle", eletta deputata della Valle sull'onda emotiva del successo dei pentastellati pur in assenza di elementari conoscenze per farlo, cavalca il ritorno del Prefetto e con lei una personalità anti-regionalista come la già democristiana Rosy Bindi.

Aspettando Natale

Tra poco è Natale!Eccoci all'ultima settimana prima del rush finale in vista del Natale 2019. Si tratta di una specie di performance, che ha aspetti impegnativi per le molte incombenze che si accumulano alla fine di un anno.
Ognuno di questi tempi ha il proprio stato d'animo ed io racconto il mio in questi ultimi giorni da "conto alla rovescia" dell'Avvento. Personalmente l'attesa resta il momento più bello, perché poi le festività si spengono in fretta, nel breve volgere di poche ore.
Ma i giorni precedenti sono fitti fitti: si scambiano gli auguri, si fanno festicciole varie (i maschi di casa mia hanno tre compleanni in sequenza 16, 25 e 28 dicembre), si scelgono i regali ad personam, si pensa ai menu delle varie cene. La famosa relatività del tempo si esprime nella sua pienezza, rendendo tutto più veloce e Natale è come un flash il giorno canonico.

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