September 2019

Non fiori ma opere di bene

Gli attivisti di 'Legambiente' durante la manifestazione sul ghiacciaio del LysIl funerale del ghiacciaio del Lys del Monte Rosa, ad imitazione di quanto avvenuto in Islanda con il ghiacciaio "Okjökull", ha un suo significato simbolico, segno evidente di quel riscaldamento globale che - a ritmo sostenuto - sta aumentando la temperatura sul Pianeta non più per dinamiche proprie alla Terra, ma per l'intervento umano che ha accelerato quelli che un tempo erano fenomeni naturali.
Quanto avviene oggi sulle nostre montagne, con un focus particolare sul Monte Bianco per il rischio di crollo sulla famosa val Ferret, è fenomeno ben visibile da tempo anche nelle altre vallate e dunque ogni manifestazione che serve ad attirare l'attenzione sul fenomeno è positiva.
Tuttavia - lo dico anche pensando al fatto che ieri gli studenti, compresi i valdostani, hanno fatto una manifestazione - vien da dire, di fronte agli stravolgimento in atto ed a questi funerali simulati che si moltiplicheranno giocoforza, «non fiori ma opere di bene».

«Notre maison brûle»

Jacques ChiracE' indubbio come, per buone ragioni, ci dovremo abituare al fatto che nelle bocche di tutti il "cambiamento climatico" sarà il tema politico di moda. Per cui, beninteso, saranno tutti, tranne rari negazionisti fuori dal tempo e dalla scienza, al capezzale del pianeta.
Tanto per dare primogeniture politiche va ricordato quell'animale politico che fu Jacques Chirac, morto in queste ore e celebrato con fasto come solo la Francia sa fare. L'Italia non mai è stata capace di farlo con i suoi morti illustri, se non morti ammazzati.
Fu Chirac a dire: «Notre maison brûle et nous regardons ailleurs», quando era Presidente della Repubblica e lo fece il 2 settembre 2002 in apertura del quarto "Sommet" sulla Terra in Sud Africa. Con il suo fiuto di politico d'esperienza aveva capito per primo, ascoltando autorevoli collaboratori (fra i quali spiccava il celebre e controverso ecologista Nicolas Hulot), che quel filone sarebbe diventato decisivo.

"Shiloh": ennesimo colpo all'industria valdostana

I dirigenti della 'Shiloh' di Verrès, Mauro Bajardi e Maurizio Gallo, mentre annunciano lo stato di crisiPer anni mi sono dispiaciuto che nessuno, dopo la mia esperienza alla Presidenza della Regione, avesse letto con attenzione quella ricerca, affidata a metà degli anni 2000 allo "Studio Ambrosetti" di Milano per l'elaborazione di un "Piano strategico di posizionamento e sviluppo del territorio". Si trattava, con quel lavoro, di reagire alla crisi dell'industria in Valle d'Aosta, ragionando su quali strumenti si potessero adoperare per usare le aree industriali dismesse in particolare ad Aosta, Châtillon, Verrès e Pont-Saint-Martin.
Mi immaginavo molto in concreto che ci si recasse da gruppi industriali individuati come tipologia adatta alla Valle per proporre loro di impiantare attività da noi, adoperando quei vantaggi ancora consentiti dalla normativa europea in materia di concorrenza, avendo ben presente che scegliere interlocutori seri significava evitare trafficoni ed arraffoni che in passato si erano purtroppo ben materializzati, come mostrano alcuni capannoni dismessi come simbolo di fallimenti.

Registrazione Tribunale di Aosta n.2/2018 | Direttore responsabile Mara Ghidinelli | © 2008-2021 Luciano Caveri