April 2019

Guardare avanti e non indietro

Fermarsi ed andare avanti...Cosa diavolo sta succedendo in Valle d’Aosta? Questa domanda è quella che più mi viene fatta di questi tempi sia da persone conosciute che incontro in diverse situazioni sia da persone sconosciute che mi fermano persino per strada per chiedermi come mai la situazione sia così - come dire? - depressiva e deprimente. Immagino che ciò avvenga perché si ritiene, a torto o a ragione, che io sia una persona di esperienza e certo mi fa piacere anche se le risposte non sono semplici.
Non ci vuole molto in effetti a capire che le cose non vanno bene: basta guardarsi attorno per capire che quella iniziale non è per nulla una domanda retorica. Penso - come ultime tappe a ritroso - al Politecnico di Torino che se ne va da Verrès, alle rotture violente dentro l’Università valdostana, ai problemi emersi al Forte di Bard. Per non dire di temi drammatici come il Casino di Saint-Vincent o i soldi perduti per un cattivo impiego dei fondi comunitari per non aggiungete l’impoverimento progressivo del tessuto economico. La credibilità della Valle è messa poi a dura prova da inchieste, scandali e scandaletti che indignano e sporcano un’immagine ben diversa sino a non molto tempo fa.

Da Jumbo a Dumbo

Il povero 'Jumbo'Mi tocca, grazie al mio piccolo Alexis, andare al cinema per vedere film per l'infanzia adatti ai suoi otto anni. Molto spesso, per andare a colpo sicuro, sono dei rifacimenti di vecchie pellicole, per quanto adeguate ai tempi.
Così qualche giorno fa ho visto il remake di "Dumbo", l'elefantino che vola grazie ad orecchie spropositate. Era stato un grande successo, come cartone animato, nel 1941 e ora torna, con magie digitali, come fantasy della "Disney live action", diretto da Tim Burton. Alla critica il prodotto non è piaciuto un granché, mentre il pubblico in sala con me era letteralmente rapito, persino con accenno di applauso sui titoli di coda, dopo l'evidente finale gioioso e consolatorio. In epoca di orrori ci mancherebbe altro di non svagarsi per due orette come antidoto a quanto la cronaca ci propina!

Fenomenologia di Whatsapp

L'app imperante sui nostri smartphoneLa nostra vita digitale è ormai, per comune esperienza, fatta di gioie e dolori. Ma ogni reazione ad una presenza incessante si urta con la necessità di impiego di queste nuove tecnologie, sempre che si voglia avere una vita sociale. Si può anche giocare all'eremitaggio, ma è una scelta estrema e chi si vanta banalmente di non usare applicazioni di largo consumo ormai passa per picchiatello. Mi capita di dire che non sono su "Facebook" ad aficionados del "social network", che mi guardano con malcelato stupore.
Ma oggi vorrei parlare di "Whatsapp", oggetto di uso comune, nato nel 2009 e fa parte proprio del colosso digitale "Facebook", che si occupa volentieri di noi e delle nostre vite profilate. Si tratta del sistema di messaggistica usato ormai da milioni e milioni di utenti in tutto il mondo, che si insinua sotto varie forme nella nostra quotidianità con irruzioni molto spesso sgradite. Una ragnatela in cui, per evidente abuso, si finisce per essere come imprigionati.

Il bizzarro Jacovitti

L'ingresso della mostra su Benito Jacovitti ad AostaL'esposizione aostana ("Centro Saint Bénin" sino al 28 aprile) su Jacovitti è un gioiellino, che fa affiorare le memorie dell'infanzia ed è occasione utile per rendersi conto - viste le vicissitudini nella percezione pubblica di questo genio dei fumetti - della stupidità che può stare in ogni schieramento politico e che diffonde malevolenze come un virus. «Calomniez, calomniez, il en restera toujours quelque chose», pare abbia scritto per primo Francis Bacon, ripreso poi da altri autori.
In questo caso è stata certa Sinistra, abilissima soprattutto nel passato a catalogare come impresentabili anche persone che non lo erano affatto. Anche in Valle d'Aosta ci sono rimasugli di questa vecchia disinformazione di stampo stalinista contro "nemici", ma si tratta di patetici sopravvissuti già sconfitti nella loro vita.

Per sempre Paperino

Paperino, con Topolino e zio Paperone, in una copertina di Giorgio CavazzanoI giornalini hanno avuto un peso notevole nella formazione delle generazioni come la mia, in assenza di overdose di televisione e del mondo sconfinato dei tablet.
Per me il periodo d'oro era soprattutto l'estate, quando periodicamente - ritenendo che fosse utile per esercitarsi alle lettura - venivo autorizzato a comprare una buona dose di giornalini. Penso davvero che si trattasse di un utile allenamento e ricordo in più l'emozione dell'abbonamento a "Topolino", ricevuto a casa a mio nome!
Pur essendo più vecchio di me, leggevo con divertimento, qualche giorno fa, Paolo Isotta - noto musicologo - su "Libero quotidiano". Così esordisce: «Nel 2018 si celebrarono i novant'anni di Topolino. Nacque direttamente al cinema, primo cartone animato col sonoro sincronizzato all'immagine. Che il personaggio vedesse la luce direttamente come film dimostra il genio avveniristico di Walt Disney».

Triste storia familiare

Tempesta incontrollabileInvecchiare è un dono di questi tempi, pensando alle epoche in cui una lunga vita era un'eccezione. Tuttavia è inutile negare come questo spostamento verso età sempre più avanzate abbia una serie di criticità su cui non si può fare finta di niente. Circostanza che colpisce lo stato sociale ed il suo futuro: dalla persona singola che si trova in oggettiva situazione di debolezza alla famiglia intera che deve occuparsene, sino alla società nelle sue diverse componenti. E' questione di costi e di strategie contro il degrado, per molti, dell'ultima parte della propria vita, con situazioni difficili da reggere per chi sta loro attorno.
Si prefigura così un mondo molto diverso dal passato, nel quale sarebbe bene definire non solo la questione della qualità della vita dei "grandi vecchi", ma anche meglio chiarire l'intrico fra diritti e doveri, per vivere tutti più tranquilli e sapere cosa fare senza sbagliare, nel rispetto dei reciproci ruoli di chi deve occuparsene.

Fra catechismo e pensionamento

Un giorno verrà in cui una certa curiosità - come dire? - "sociologica" si esaurirà. Ma per il momento e per fortuna mi ritrovo ad osservare, nel teatro della vita, situazioni di cambiamento che mi colpiscono e che, nella banalità della quotidianità, finiscono per essere scarsamente percepiti, nella logica di un certo conformismo che diventa distrazione.
Ogni età ha le sue prospettive e i suoi riti.
Ci pensavo in questo periodo in cui mi trovo a partecipare a due momenti diversissimi, che si incrociano però in modo singolare nella mia vita. Osservo con curiosità certi cambiamenti in corso, che dimostrano come si debba essere attenti a considerare certe vicende come segni di chissà quali evoluzioni, quando a conti fatti e comunque la si pensi diventano un segno inquietante di impoverimento.
Il primo è il cammino di formazione religiosa del mio bimbo più piccolo: confessione, comunione, cresima.
Il secondo sono le festicciole sempre più numerose di chi, più o meno mio coetaneo, se ne va in pensione.

La Valle dove pullulano gli autonomisti

La bandiera valdostanaHo sempre scritto che l'affollamento della ormai mitologica "area autonomista" sta raggiungendo in Valle d'Aosta livelli ormai grotteschi. Sarà necessario avere, andando avanti così, una sorta di carta geografica esplicativa con tanto di legenda, cui allegare anche un albero genealogico che illustri gli spostamenti nel tempo degli uni e degli altri.
E' indubbio che ci siano persone che si sono mosse negli anni da dov'erano in origine per nobili ragioni e non per colpi di testa, ma ci sono anche furbastri di lungo corso alla ricerca di nuove strade, perse le vecchie certezze, e spesso si accodano loro truppe mercenarie che seguono solo il filo dei propri interessi.
In più questa varietà di soggetti politici non solo fragilizza il pensiero autonomista, ma lo trasforma nella misura in cui molti che scelgono questa direzione - magari a zigzag - lo fanno solo nella considerazione che il brand autonomista piaccia e dunque si impadroniscono di idee e di pensieri nobili, ma con un loro uso spregiudicato da specchietto per le allodole, non credendoci affatto. Spesso non c'è neppure uno straccio di background per giustificarlo, se non l'ambizione di entrare nell'agone politico o di restarci ancora sine die.

Notre-Dame che brucia!

L'incendio alla cattedrale di Notre-Dame di ParisL'incendio alla Cattedrale di Notre-Dame de Paris è un dolore immenso: le immagini televisive che ho negli occhi paiono assurde e finisce per essere un rogo, che sembra quasi un segno drammatico dei tempi, con il fuoco che vince contro le nostre straordinarie tecnologie.
Quel luogo così evocativo, unico e straordinario è legato - per me, come per milioni di persone di tutte le epoche e di tutte le provenienze - ad un cumulo di ricordi e di pensieri così vasto da essere inimmaginabile. Mi tornano in mente attimi indimenticabili e tante visuali di quel luogo magico.
Ci sono stato, a diverse età, da ragazzo scapigliato in gita, da giovane innamorato più volte, da marito e da padre con i miei bambini, anche sulle tracce di quel cartone "Disney" - tratto dal celebre romanzo - che racconta di Quasimodo e del suo amore per Esmeralda.

«Cosa vuoi fare da grande?»

Bimbi che parlano tra loro...Mi ha sempre divertito moltissimo parlare con i bambini, specie quando sono piccoli e la spontaneità dei loro pensieri e la freschezza di certi ragionamenti, che purtroppo si inceppano crescendo, creano delle miscele fantastiche, perché rompono certi schemi mentali che diventano insormontabili in età adulta.
Mi è capitato in passato ed anche oggi di origliare certi discorsi che fanno fra di loro ed apprezzare quel loro dialogare che appare più libero di tutte quelle sovrastrutture che noi costruiamo nel nostro conversare di adulti.
Confesso di avere sempre parlato con i miei figli piccoli senza storpiature di parole o vocine melense, considerandoli essere umani in scala ancora ridotta, come i bonsai stanno alle piante e dunque non vanno trattati come se fossero dei minus habentes.

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