November 2018

I piaceri della montagna

Le montagne valdostane viste da Punta HelbronnerLa montagna è attorno a noi e anche dentro di noi. Così è per chiunque viva in Valle d'Aosta e decida di sentirsi parte di questo territorio montano estremo. Capita così l'evidente paradosso dell'abitudine ed è straordinario, quando si porta in visita un amico, come diciamo noi, "di fuori Valle" e attraverso i suoi occhi si ritrova lo stupore per i paesaggi, che l'abitudine ci ha resi familiari e come tali non più sorprendenti.
L'altro giorno pensavo a questo piacere che danno le montagne e questo gusto dell'ascesa (e d'inverno in sci della discesa) che offre emozioni e sensazioni e lo facevo leggendo Camille Moreau su "L'Express Style": «Se hisser au sommet par la randonnée, l'escalade ou le trekking permet de revenir à une nature plus profonde. "La randonnée est une subversion", énonce Franck Michel, anthropologue spécialiste du tourisme, "elle exige de regarder le temps en face, d'accepter la lenteur et de se laisser porter par la liberté et l'improvisation". Autant de valeurs en voie de disparition dans nos vies réglées comme du papier à musique. Choisir de passer ses prochaines vacances à cheminer en pleine nature serait une forme de résistance à notre société moderne, dictée par la productivité et la consommation».

Il bosco impazza

Boschi in Valle d'AostaMuta ammirazione: così si può definire in autunno il mio sguardo su alcuni panorami dei boschi valdostani d'autunno con colori che salgono dal fondovalle sino al biancore delle prime nevi sulle cime.
Eppure questi boschi sono croce e delizia. Ci pensavo di questi tempi, specie quando piove a dirotto e tira vento. Dopo la morte di due coniugi sulla strada della Valle del Lys, uccisi dal crollo sulla loro auto di un vecchio castagno, mi sono messo a guardare boscaglie e alberi singoli che sulle Statali e Regionali per non dire di certe Comunali minacciano le strade per via dell'impazzimento dei boschi che dilagano in Valle d'Aosta.

Quel logo olimpico cela un problema

Il logo olimpico del tandem Milano - CortinaPiano piano, se va avanti così, la candidatura per le Olimpiadi invernali 2026 rappresentata dalla strana coppia "Milano - Cortina" verrà vinta, in solitudine, a tavolino. Se torniamo indietro di sei mesi scopriremmo che in lizza c'erano ancora più o meno sette Paesi, poi tra referendum contrari e rinunce altrimenti espresse sono spariti i nostri vicini vallesani di Sion (ma avevano detto di "no” anche i Grigioni), i turchi di Erzurum, la giapponese Sapporo e la canadese Calgary, così com'era già avvenuto per l'austriaca Graz (pure il Tirolo del Nord ha declinato la candidatura, come i "cugini" sudtirolesi ad un ensemble dolomitico). Una vera ecatombe che dimostra che i Giochi invernali non sono più allettanti e cittadini ed amministratori non vedono più un legame fra i famosi costi ed i conseguenti benefici.

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