November 2018

Il cibo come status symbol

Un'elegante pasta alla carbonaraOgni tanto si rimescolano le carte nel mondo del giornalismo, inteso come diffusione professionale di notizie. La ripartizione classica fra ruolo dei giornali, della radio e della televisione è ormai sconvolta e le tecnologie legate al Web, con telefonini e tablet onnipresenti e possibilità on the road di cronisti per caso su avvenimenti d'attualità, mutano ulteriormente lo scenario.
Cosa resta per i giornali, sempre in décalage come orario rispetto all'incalzare, sull'onda dei "social", dei fatti? Beh, intanto con le loro "App", che collegano ai siti, seguono ormai quanto avviene in tempo reale, ma soprattutto quel che resta solido è il ruolo, in cui la carta canta che sia fisica o digitale, degli editoriali e degli approfondimenti. Ci penso tutti i giorni, saltabeccando alla ricerca di spiegazioni di esperti, di riflessioni di chi ne sa di più, di punto di vista originali che ti aprano il cervello.

Novembre aspettando Natale

Il gruppo della 'Festa dell'8' a VerrèsQuest'anno aspetto il Natale con una certa circospezione, visto che coincide - tempus fugit! - con il mio sessantesimo anno di età, che mi sembra ieri di aver compiuto quei cinquant'anni che già mi parevano parecchi. D'altra parte, avendo di recente partecipato alla festa dei coscritti dell'"8" del mio paese, ho avuto la simpatica avventura di testare nelle sale del ristorante "La Kiuva" di Arnad l'entusiasmo della sola coscritta del 1928 (per nulla spaventata nel volteggiare a ritmo di mazurka), la simpatia di quelli del 1938 (più vedove che uomini...), risalendo poi dal buon numero del 1948 al mio 1958, salendo poi ancora alla verve dei 1968 e dei 1978 (compresa mia moglie).
Assenti, tranne una, i rappresentanti del 1988 e del 1998, spiccavano due bimbe del 2018. Morale: uno si vede - nella stessa stanza - già invecchiare nel succedersi delle generazioni, come testimoniato ancor più dalla foto di gruppo sulla scalinata che ospita i fasti del Carnevale di Verrès.

La matrioska e le proprie convinzioni

La matrioskaQualche mese fa sono stato nell'appartamento, ormai abbandonato da anni, dove ho passato le estati della mia infanzia e ho rinvenuto una matrioska che mi avevano regalato da bambino e mi piaceva moltissimo. L'ho regalata al mio bimbo piccolo.
La storia di questo oggetto, caratteristico della Russia, è singolare e penso che tutti sappiano di che cosa parlo. Quel che appare è una bambola di legno che raffigura una corpulenta contadina russa, ma in realtà sono una serie di bambole, di forma all'incirca ovoidale e di figura simile ma di dimensioni diverse, che, contenute ciascuna nella cavità di quella immediatamente più grande, si possono via via estrarre in quanto tutte (tranne eventualmente la più piccola) composte di due metà innestate l'una sull'altra.

Lo scontro suicida con Bruxelles

Il presidente dell'UE Jean-Claude Juncker con il premier italiano Giuseppe ConteNon sempre la Logica e la Politica vanno a braccetto. Ed è quanto sta avvenendo nel "braccio di ferro" che il Governo pentastellato e leghista, con un premier Giuseppe Conte del tutto impreparato a questo ruolo per mancanza del minimo di esperienza necessaria, ha aperto in modo plateale con l'Unione europea, oltretutto con un isolamento politico che spaventa ed un'opposizione parlamentare fiacca, se esiste. Fingendo, tra l'altro, chi governa «di voler aprire un dialogo» ancora oggi con la Commissione europea ed il Consiglio per poi, almeno sino ad ora, chiudere tutte le porte alla discussione con Bruxelles, che ha reagito compatta contro chi usa il dileggio e pratica la furbizia.

L'ignorante non ha mai dubbi

Chiari messaggi dei 'writer'Mi fa piacere che, in attesa della nuova veste del Sito, ci sia chi mi scrive in privato o attraverso "Twitter", dove lascio il link dei miei post per commentare quanto mi capita di scrivere in questo sito quasi ventennale.
Per me la scrittura è un fatto importante, perché cristallizzo il mio pensiero e implica un salutare esercizio quotidiano, sapendo bene - lo dico in premessa e capirete perché - che capita spesso che su singoli argomenti, a distanza di tempo, il mio pensiero si evolva per ovvie ragioni. Si acquisiscono nuove informazioni, muta lo scenario complessivo, il confronto con altri mi ha convinto di certe cose. Vien da sorridere in modo agro, usando una frase di Gesualdo Bufalino: «Fra imbecilli che vogliono cambiare tutto e mascalzoni che non vogliono cambiare niente, com'è difficile scegliere!».

Dolce e Gabbana e la gaffe "cinese"

Quando si esagera nel voler essere originali e controcorrente è chiaro il rischio di prendersi una nasata. Poi se a farlo è un marchio di moda come "Dolce & Gabbana" la nasata può trasformarsi in un danno economico colossale e nel rischio che si chiudano mercati fiorenti.
E' di queste ore il caso: il famoso marchio, alla vigilia di una grande presentazione a Shangai, tira fuori uno spot con una bella mannequin cinese che cerca goffamente di mangiare pizza e spaghetti con le bacchette e un cannolo siciliano con evidente riferimento sessuale. I cinesi si arrabbiano, la sfilata di moda viene soppressa, parte un campagna social contro "D&G" ed i prodotti spariscono dalle vendite online e molte star cinesi annunciano che mai più useranno prodotti dei due stilisti, Domenico Dolce e Stefano Gabbana.
I quali, infine, appaiono in un video, con aria contrita, chiedendo scusa e il muso lungo equivale ai danni economici creati in poche ore e sfugge se riusciranno a recuperare uno straccio di credibilità. Ho l'impressione che i loro pagatissimi esperti di marketing e comunicazione abbiano "toppato" con questo strano messaggio con i due che sembrano due statue di cera senza alcuna parvenza di umanità ed un'inquadratura distante da cui non si vede l'espressione del viso.

La moda del "contratto di governo"

La stretta di manoSpunta anche in Valle d'Aosta l'idea del "contratto di governo" per uscire dall'impasse di una legge elettorale che, al di là degli errori che si sono fatti in tema di alleanze preventive (per altro senza sanzione se non si rispettano...) e percentuale necessaria per il premio di maggioranza (42 per cento segno di tracotanza!), non riesce a sfornare maggioranze stabili per via dei suoi meccanismi, ma anche per l'eccesso di litigiosità che ammorba ormai la politica valdostana.
Tutto è reso più difficile dalla mancanza di qualcosa di statuito o frutto della prassi per le consultazioni fra le forze politiche, che dia alla luce del solo una comprensione per i cittadini di quanto avviene. Per cui ognuno, in questa fase, sembra assumersi il ruolo di "mazziere" e sono nati, in autogestione, persino "mandati esplorativi", ma noi un Quirinale che vigili su quanto avviene non ce lo abbiamo.

Zagrebelsky esce dal silenzio

Gustavo ZagrebelskyAvevo citato tempo fa due articoli, uno de "Il Fatto" e uno sul "Corriere della Sera" di critica al silenzio dei costituzionalisti.
Ecco un passaggio, sul primo dei due giornali, scritto da Giorgio Marini: «cosa aspetta la "Zagrebelsky Associati" a firmare con urgenza un appello per dire "no" ai veri ed espliciti nemici della democrazia rappresentativa? Più passerà il tempo e più sarà chiaro che aver trasformato gli avversari politici in nemici della democrazia ha contribuito ad abbassare le nostre difese immunitarie di fronte ai veri nemici della democrazia. E' la favola del "al lupo al lupo". E oggi è arrivato il momento in cui il lupo c'è davvero».

Perché Asmara non è un luogo da sogno

Jovanotti nel video di 'Chiaro di luna'Nelle mie trasmissioni radiofoniche metto spesso dei brani, vecchi e nuovi, di Lorenzo "Jovanotti", perché ormai è da tanti anni sulla scena - quindi sa descrivere diversi scenari generazionali - e dimostra una curiosità che mi è sempre piaciuta.
E mi era anche piaciuto un suo concerto a Torino nell'aprile scorso, durante il quale aveva dimostrato una bella padronanza del palcoscenico.
Giorni fa l'ho sentito per radio che presentava questo nuovo singolo "Chiaro di luna". La clip è - così raccontava - girata ad Asmara, in Eritrea. Nella città del Corno d'Africa, molti anni fa un altro Lorenzo, il nonno del cantante, lavorò come camionista ai tempi del colonialismo italiano.

L'Europa perde il Regno Unito

Exit, uscitaE' con grande rammarico che prendo atto degli atti finali e di fatto allo stato irreversibili dell'uscita del Regno Unito dall'Unione europea: una sconfitta per l'europeismo a chiusura di una pagina cupa, resa comunque accettabile in termini economici per i Paesi restanti grazie alla capacità di negoziatore del mio amico Michel Barnier, abile e deciso in questo suo incarico così delicato.
Termina così il braccio di ferro sulla "Brexit", parola che si riferiva al referendum autolesionista indetto per chiamare il popolo britannico ad esprimersi sulla volontà di restare o meno nell'Unione europea (da "Britain", Gran Bretagna ed "Exit", uscita). Il referendum, tenutosi il 23 giugno 2016, si era concluso con la vittoria del fronte favorevole all'uscita (52 per cento) e non avremo mai la prova del nove sulla tenuta di questa volontà se si fosse rivotato a mente più lucida.

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