September 2018

La vecchia storia del decreto legge

Giuseppe Conte e Matteo Salvini presentano il 'decreto Salvini'I ritardi oggettivi nell'emanazione del decreto legge su Genova, dopo il dramma del ponte autostradale frantumatosi con morti e feriti, oltreché con danni per cittadini dei luoghi, per la città intera e per la viabilità generale, hanno acceso il faro su questo strumento giuridico del quale ho una certa pratica, visto che per tanti anni ho fatto parte di quella I Commissione Affari Costituzionali che, alla Camera, fungeva a quel tempo - per quel ramo del Parlamento - come filtro per definire se i decreti legge avessero o meno quelle caratteristiche di conformità al dettato costituzionale e cioè la necessità e l'urgenza (ma non deve neppure esserci nel testo eterogeneità di materie).

Conte all'ONU straparla sulla Costituzione

Il premier Giuseppe Conte all'OnuViviamo tempi di memoria cortissima. Perdiamo, progressivamente, l'uso della memoria, perché sostituita con facilità da quanto le tecnologie digitali ci consentono di incamerare. Certi strumenti contengono tutto quel che serve per sapere dei fatti passati, ma capita lo stesso a troppi cittadini di essere consapevoli delle vicende più recenti, non ricordandosi però di quel che è capitato persino pochi anni fa.
Trovo, per esempio, un articolo del costituzionalista Michele Ainis del 2015, in cui così scriveva in un primo pezzo: «Diciamolo: è un cambiamento epocale. Sul versante delle istituzioni, timbra il passaggio dalla democrazia parlamentare a una democrazia esecutiva, perché l'Esecutivo s'impadronisce dello stesso Parlamento. Sul versante sociale, è il funerale della concertazione, in nome del rapporto diretto fra il leader e i propri elettori. Sul versante culturale, è la crisi del pluralismo, del frazionismo, dell'assemblearismo, nonché di tutti gli altri "-ismi" che ci aveva recato in dote il Sessantotto: ne era sopravvissuta talvolta una caricatura, adesso non rimane neanche quella».

Finanziaria 2019: un calcio al buonsenso

Bisognerà leggere con calma la manovra finanziaria per il 2019 e toccherà farlo soprattutto quando ci saranno i testi veri e propri e non le anticipazioni delle linee guide del "Dpef" date alla stampa.
Sarà utile per capire - ma avremo modo di parlarne - come si sia risolto, se lo sarà, il contenzioso della Valle d'Aosta con Roma sul riparto fiscale.
Intanto la manovra, lo sapete già, "sfora" grandemente e per la prima volta senza che sia stato preventivamente concordato con Bruxelles, i limiti di spesa e di indebitamento fissati dall'Unione europea. Scelta siffatta è per me un errore che pagheremo con un isolamento politico italiano e con un disastro finanziario senza eguali.
Ma chi governa pare più interessato di compiacere chi gode del sovranismo e populismo all'italiana come se ferite sanguinanti fossero da medaglia e non da rischio di morte.

Maschere

Maschere...«Quante maschere e sottomaschere noi indossiamo
Sul nostro contenitore dell'anima, così quando,
Se per un mero gioco, l'anima stessa si smaschera,
Sa d'aver tolto l'ultima e aver mostrato il volto?»
.
Così Fernando Pessoa scrive di un tema che viviamo tutti i giorni su noi stessi e sugli altri, quando dobbiamo verificare il nostro modo di essere. Esame di coscienza da una parte per non avere elementi di ambiguità di comportamenti o di derive opportunistiche che critichiamo negli altri e poi la verifica quotidiana di quanti, invece, appaiono con diversi volti proprio per queste stesse ragioni.
Ne ha parlato spesso Luigi Pirandello, che sul mascheramento ha scritto storie avvincenti diventate persino teoria, e non a caso ammoniva: «Imparerai a tue spese che nel lungo tragitto della vita incontrerai tante maschere e pochi volti». Oppure ecco un'altra sua frase illuminante: «E dopo tutto cos'è una bugia? Solo la verità in maschera».

Visione da grand-guignol

La rivista francese 'Grand Guignol'Bisogna battere il ferro finché è caldo, si dice, per cui torno su di un tema che ho trattato di recente e trovo che non sia solo occasione per esprimere un mio sentimento ma un idem sentire di tanti.
E' finito anche in Valle d'Aosta quel periodo che gli americani chiamano "honeymoon", la "luna di miele", cioè di non eccessiva belligeranza in politica (la cui durata è di cento giorni). In particolare le polemiche al calor bianco riguardano il tema complesso del Casinò di Saint-Vincent e della sua crisi su cui, nel decidere come evitare il peggio, si deve procedere con cautela per questioni amministrative e processuali. Non invidio affatto chi deve esporsi in mezzo ad un intrico interpretativo che obbliga i politici a decisioni anche tecniche su cui bisogna essere attrezzati, perché la legge non ammette ignoranza e punisce.

Registrazione Tribunale di Aosta n.2/2018 | Direttore responsabile Mara Ghidinelli | © 2008-2021 Luciano Caveri