August 2018

La pubblicità ingannevole del Parmigiano

La pubblicità ingannevole del Parmigiano Reggiano ed il vero marchio del 'Prodotto di Montagna'Se fossi nei panni dei rappresentanti del Consorzio e della Cooperativa della "Fontina" farei fuoco e fiamme rispetto ad un tema, il marchio "Prodotto di Montagna", che già era nato con eccessiva generosità verso i territori vicini alla montagna nella storica scelta - da sempre presente - di dilavare la "vera" montagna, allargando certi vantaggi alle zone viciniore, nel nostro caso subalpine in altri casi ai piedi dell'Appennino.
Mi riferisco alla recente pubblicità del "Parmigiano Reggiano", che usa il messaggio ambiguo secondo il quale il formaggio si può fregiare del marchio "prodotto di montagna" (per altro con un marchio diverso da quello ufficiale!), sostenendo che il «prodotto che nasce solo sulle montagne della nostra zona d'origine».
La pubblicità, su pagina intera del quotidiano, riporta la fotografia dell'astronauta Maurizio Cheli sul Monte Everest (accompagnato lassù dalla guida che lo ha allenato, il valdostano Marco Camandona), che è testimonial del prodotto e afferma nel testo che il "Parmigiano Reggiano" «vero è uno solo», un formaggio «che nasce solo sulle montagne della nostra zona di origine».

Quando il tempo fugge

Io con i miei figli, Alexis, Laurent ed Eugénie'Non è nuova e neppure originale quella mia idea che questo sia - alla fine dell'estate - il vero periodo che fa da solco fra un prima e un dopo, molto più di quanto ci sia nel banale Capodanno.
E' in questi giorni che si esprimono i buoni propositi per la ripartenza e trovo che opportune correzioni di rotta siano sempre utili. Trovo insopportabile immaginare una vita senza spunti nuovi.
Mi viene in mente quella canzone di Luigi Tenco, che comincia così:
«Un giorno dopo l'altro, il tempo se ne va, le strade sempre uguali, le stesse case. Un giorno dopo l'altro, e tutto è come prima, un passo dopo l'altro, la stessa vita. E gli occhi intorno cercano, quell'avvenire che avevano sognato, ma i sogni sono ancora sogni, e l'avvenire è ormai quasi passato».
Allora come fare con i ben diversi buoni propositi?

Quei 48 scomparsi

Henri Joseph Leonce La MasneHo molti amici letteralmente ipnotizzati dalla storica trasmissione televisiva "Chi l'ha visto?", che si è sempre occupata dal 1989 in poi di persone scomparse, spingendosi più con il passare degli anni verso importanti ed intricati casi di cronaca nera. Questa storia delle persone che spariscono crea sempre, oltre al dolore dei familiari, un alone di mistero che suscita curiosità. Ricordo il caso valdostano irrisolto della scomparsa nel 2003 della giovane Erika Ansermin ed in questi anni trascorsi le piste seguite sono state le più varie, ma senza esiti concreti. Credo che, per un genitore, questo sia un incubo.
Ricordo a questo proposito un amico di famiglia, ormai scomparso, che ebbe il dolore di una figlia letteralmente sparita nel corso di un viaggio in India e la sua vita cambiò con ricerche disperatissime e senza risultati.

La difficoltà di capire il presente

La fatica di Sisifo in un'illustrazione di Paul Gustave DoréIl mondo va avanti, anzi indietro, ed il fatto certo è che ogni cittadino consapevole deve stare con le antenne dritte, specie quando l'impressione è che si stiano prendendo strade la cui meta appare indeterminata. Oggi la distrazione massima, per chi dovrebbe interessarsi della cosa pubblica in quanto "sua", sta nel rischio di introflessione, di chiudersi nel proprio privato, come se questo fosse un riparo grazie al quale sfuggire alle circostanze e alle responsabilità.
Ci penso ogni tanto, nella prossimità, ad una Valle d'Aosta dove negli anni si sono create situazioni che inquietano per la tenuta dell'Autonomia e avvenimenti che allontano. Mi riferisco, nella dimensione più vasta, a quell'Europa che oggi è oggetto di disprezzo ed il ritorno dei nazionalismi preoccupa.

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