August 2018

Dietro la strada di Cogne

Il nuovo libro su Cogne di Mauro Caniggia NicolottiConfesso di non riuscire a stare dietro alla vivace (quarantuno volumi!) produzione libraria di Mauro Caniggia Nicolotti (da solo, come questa volta, o con il suo co-équipier letterario, Luca Poggianti), che dimostra un'attitudine prolifica nell'indagare vicende e personalità valdostane assai varie, ma viene realizzato con condivisibile logica divulgativa, senza nulla togliere alla competenza e all'accuratezza. Essere sintetici e accattivanti - specie nell'epoca di linguaggi digitali che aborrono gli sproloqui - è una grande dote e si aggiunge anche all'attività di conferenzieri del duo "Caniggia - Poggianti". Scritto e orale che dimostrano una cosa importante, visto il successo di pubblico: sia i valdostani che i turisti più affezionati sono partecipi e incuriositi da certi discorsi storici e geografici, che aprono squarci - in un filone di manifesta prospettiva autonomista - sul passato della Valle d'Aosta quale presupposto per capire il presente e i due autori - che mi onorano con la loro amicizia - sono ben coscienti delle molte cose da fare affinché la Valle abbia un futuro roseo e non funebre.

Salsa: i montanari e il progresso

Annibale Salsa, già presidente del "Club Alpino" cui diede una sterzata salutare e noto antropologo, è fra i pochi intellettuali italiani, ma dal respiro europeo, che sa con esattezza cosa dire sui problemi della montagna con competenza e con rara visione prospettica.
Esce un suo articolo de "L'Adige" - Annibale vive in Provincia di Trento da qualche anno - che ha elementi specifici di quella realtà, ma che hanno ridondanza anche sulla nostra Valle per le evidenti analogie e per la capacità dell'autore di adoperare le intere Alpi come la tastiera di un pianoforte per trovare elementi di comparazione.
Così esordisce: «I quarant'anni trascorsi dalla protesta delle popolazioni della Val Rendena contro l'apertura di cave per l'estrazione dell'uranio offrono l'occasione di riflettere sul pesante tributo che i montanari delle Alpi - ma non solo - hanno dovuto o rischiato di pagare al progresso, i cui benefici finali erano destinati ad altri. Le Alpi, fin dall'antichità, hanno rappresentato un grande giacimento di materie prime e, come scriveva lo storico francese Fernand Braudel, sono state "una fabbrica di uomini per essere usati da altri uomini"».

Il guazzabuglio "Unesco"

La pizza napoletana, anche questa 'Patrimonio Unesco'Ho sempre segnalato un côté comico nei label "Unesco" "Patrimonio dell'Umanità" ed altri ammennicoli simili della stessa, assai discussa, Istituzione internazionale, che deve la sua notorietà più che per le cose fatte per l'abilità di avere inventato un marchio che tutti inseguono (me compreso per la cultura walser), ma privo nella realtà dei fatti di qualunque vantaggio di finanziamento e di reale protezione, se non che vale un oggettivo aumento di quel turismo incuriosito. Per questo concorre il Monte Bianco, anche se a lanciare l'idea sono stati gli ambientalisti, che pensano a chissà quale forma conseguente di protezionismo, che non c'è affatto.

Le miniere di Cogne per non dimenticare

Un momento della visita alle Miniere di CogneTanti anni fa, quando mi occupai della cessione da una società delle partecipazioni statali alla nostra Valle della miniera di magnetite di Cogne, ebbi modo di visitare quelle gallerie, accompagnato dal sindaco di allora del paese, il più amato del dopoguerra, Osvaldo Ruffier. So che ora non sta bene e me ne dolgo, ma lo ricordo con affetto, pensando a quando entrai con lui in quello che fu un il suo posto di lavoro e non ci poteva essere cicerone più competente in quei luoghi, ed era davvero entusiasta di evocare quegli anni vissuti lassù, manovrando alcuni macchinari con quella perizia che deriva da una lunga esperienza.
Ho pensato a lui, ora che ci sono visite guidate nella miniera che in tanti anni ha forgiato il carattere roccioso dei cognein, dopo il passaggio al Comune ed in attesa di quei fondi europei che dovrebbero dare ancora più attrattività a questa miniera, già interessante oggi.

Quei rischi in moto

L'incidente stradale tra auto e moto avvenuto a VerrayesPuò piacere o meno, ma la verità è che la moto è pericolosa per dati oggettivi: basta guardare la casistica degli incidenti per avere una conferma scientifica e la cronaca nera, anche in quest'estate sulle strade valdostane, ha registrato storie dolorose di vite stroncate in un batter d'occhio, che servono per pensare.
Certo non si tratta di demonizzare nulla, perché sono molte le altre cose rischiose nella vita, come ti spiegano gli appassionati delle "due ruote" ed hanno ragione. Nessuno capisce meglio l'antifona di chi frequenti la montagna ed in questi giorni sulle vette c'è stato uno stillicidio di morti. Ma non è la logica proibizionista - questo vale anche per la moto - che si risolvono le cose, semmai si tratta di ragionare su aspetti di formazione e di prevenzione, sapendo che l'imponderabile resta comunque in agguato.

Le mancate scelte sui migranti

La nave 'Diciotti' della Guardia Costiera italianaLa storia dell'impatto politico dei migranti sulla politica interna italiana non è solo lo scontro su di una singola nave in mezzo al mare com'è già capitato e capiterà ancora, o del gruppo di persone cui il Governo italiano non ha consentito lo sbarco da una propria nave - che prende il nome dal Generale Ubaldo Diciotti - della Guardia Costiera (anche questo ricapiterà), perché quelli sono fatti che spiccano come la punta di un iceberg, ma il resto è sott'acqua ed è molto più imponente e in qualche maniera complicato.
Sono anni che si cercano soluzioni che vanno dall'«aiutiamoli a casa loro» a «apriamo le porte senza troppi scrupoli» a dimostrazione che, attraverso molte posizioni intermedie, sfugge per ora la capacità politica di fare sintesi, trovando soluzioni condivise che siano razionali e non emotive. Come emotiva e rischiosa è la scelta odierna di "muro contro muro" con l'Europa, che pure ha torto marcio.

Claudio, quand la mort...

Claudio Brédy, scomparso un anno fa«La mort tombe dans la vie comme une pierre dans un étang: d'abord, éclaboussures, affolements dans les buissons, battements d'ailes et fuites en tout sens. Ensuite, grands cercles sur l'eau, de plus en plus larges. Enfin le calme à nouveau, mais pas du tout le même silence qu'auparavant, un silence, comment dire: assourdissant».
Christian Bobin

Ricordo quel 26 agosto 2017 e - confesso - che ancora oggi quanto è successo mi pare impossibile che sia avvenuto. Non ho elaborato il lutto, nel senso che considero la sua morte un avvenimento ingiusto, specie per la sua famiglia e per l'intera comunità valdostana che avrebbe potuto avere in lui un punto di riferimento in questo periodo così difficile e con cambiamenti di cui ancora non conosciamo l'esatta portata.

Una nuova Costituzione per il Valais

La bandiera vallesana a SionGià molti Cantoni svizzeri hanno rivisto negli anni le loro vecchie Costituzioni, ora è il turno degli svizzeri a noi più vicini non solo per prossimità territoriale ma per i tratti culturali e direi di idem sentire.
Facciamo un passo indietro al marzo scorso attraverso una cronaca di "Le Nouvelliste": "Le canton du Valais veut réviser totalement sa Constitution: les électeurs ont plébiscité dimanche cette initiative à 72 pour cent. La refonte se fera par le biais d'une constituante, conformément à la volonté de 58 pour cent de Valaisans. L'initiative cantonale a été soutenue par 83.502 votants, contre 31.190 suffrages défavorables. La participation s'est élevée à 55,24 pour cent. La majorité des votants (58 pour cent) ont privilégié une révision par le biais d'une constituante plutôt que par le Conseil d'Etat".

La "casalinga di Voghera" e il darwinismo

Il cartello all'inizio di Voghera"Casalinga di Voghera": anche a me è capitato di adoperare questa espressione diventata molto comune ed ormai cangiante secondo le stagioni come campione - con vena sarcastica - di quella parte, poco appariscente ma decisiva ad esempio al momento del voto, della popolazione italiana. Esempio sintetico di un basso livello di istruzione e con forte influenza nei comportamenti da parte della televisione (oggi dei "social"), esprime in più un certo senso pratico, piuttosto rozzo, senza troppi fronzoli ideologici, che in genere considera con disprezzo la cultura in una logica terra a terra che oggi pare un virus. Diciamo che segue il flusso, senza troppi ragionamenti: caso di una massa facilmente suggestionabile che crea in politica picchi di successi e baratri di insuccessi, perché segue gli umori, come dimostrato in ultimo dalla parabola di Matteo Renzi e certi successi attuali nell'agone politico che odorano di adorazione di leader dal penchant autoritario.

La religione degli spaghetti e dello scolapasta in testa

Odio i fanatici e credo per buone ragioni che ci derivano da pagine oscure della storia umana. Non so perché la parola "fanatico" sia usata meno che in passato, ma trovo che abbia sempre un suo perché.
Lo "Zanichelli" così ammonisce sulla duplice definizione: "chi, mosso da esagerato entusiasmo per un'idea, una fede, una teoria e simili, si mostra intollerante nei confronti di ogni posizione che non sia la sua: è un credente fanatico; il suo è uno zelo fanatico. Si aggiunge come sinonimi: fazioso, settario".
Altra definizione, abbastanza analoga, suona così: "ammiratore entusiasta di qualcuno o di qualcosa: essere fanatico del teatro, della letteratura, dello sport; essere fanatico per la musica; sono tutti fanatici ammiratori di quell'attrice; è un fanatico della puntualità, della pulizia".
L'aspetto tragico, pur nei diversi livelli di gravità, sta tutto in una frase di Michel Verret: «Le fanatisme n'est-ce pas cela? La haine justifiée par l'amour».

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