July 2018

La scelta di morire

La discesa...La Valle d'Aosta è piccola e basta una serata in compagnia per capire - ma non c'è da restare increduli - come fra reti parentali, amicizie e conoscenze, ci sia davvero la possibilità di configurarci come una comunità che somiglia ad una grande famiglia. Per questo è normale condividere non solo le gioie, ma anche i dolori.
Ci pensavo rispetto ad un fatto di cronaca, che affronto in punta di piedi perché certi argomenti vanno trattati con grande rispetto. L'altra mattina, uscendo a correre con le prime luci dell'alba, ho visto - nella strada parallela a dove abito - una camionetta dei Vigili del fuoco ed una macchina dei Carabinieri. Al ritorno del mio giro, un'auto si è avvicinata al marciapiede ed una donna al posto del passeggero mi ha chiesto se avessi visto un ragazzo con i pantaloni grigi e la maglietta dello stesso colore. Purtroppo non lo avevo visto.

Le Alpi come i Parchi americani?

Un bisonte al parco di 'Yellowstone'Nel mio periodico dialogare a distanza con il mio amico occitano, Mariano Allocco, torno sulla questione del lupo e francamente, alla fine, e per chiarezza questo predatore - di ritorno sulle Alpi per una volontà a metà fra scienza e politica - ha smesso di essere un animale, diventando semmai un simbolo. Quel che conta in questa storia sono gli aspetti di democrazia su chi debba effettuare scelte decisive sul proprio territorio e questo prescinde dal nodo emotivo se il lupo sia possibile o no abbatterlo in determinate situazioni.
Il lupo è diventato per un'ampia parte del mondo ambientalista e per una più vasta opinione pubblica al traino il simbolo di una sorta di gioiosa ri-naturalizzazione delle Alpi, da cui l'uomo, le sue condizioni di vita e una montagna abitata spariscono. Viene così propagandata una visione degli animali da cartone animato in un sorta di habitat bello proprio perché non "sporcato" dalla presenza umana.

Al capezzale dell'Autonomia

Lumini rossi...Sono molto contento che siano in molti, in questo periodo piuttosto confuso, a ritrovarsi al capezzale dell'Autonomismo valdostano molto ammalato e seguo ogni discussione con grande interesse. Purtroppo analoghi tentativi fallirono prima delle elezioni, perché le diverse componenti - leader compresi - credevano di potersi bastare e gli eventi hanno dimostrato altri scenari.
E' bene capire - ed osservo "dottori" con varie specializzazioni che se ne occupano - quali siano le malattie ed è necessario trovare le cure per evitare la morte di un pensiero politico, che non è solo contemporaneo ma che arriva dal passato remoto, seguendo i regimi politici che si sono succeduti nei secoli. La Storia valdostana dimostra periodi di eclissi del sistema Autonomistico nel suo cammino nel tempo e ciò mostra come tutto sia reversibile e in certi casi pareva persino che il filo si fosse ormai spezzato per sempre.

Dalla Luna a Marte

La Luna che esce dall'eclissiHo conosciuto in diverse occasioni - e mi spingo a dire che c'era una simpatia reciproca - Ruggero Orlando. Il nome dirà poco ai giovani che mi leggono, mentre per i miei coetanei è stato il bizzarro e ipnotico corrispondente della "Rai" da New York, dal 1955 al 1972. Celebre per i telespettatori fu il suo saluto «Qui Nuova York, vi parla Ruggero Orlando» ed il cenno della mano per chiudere i collegamenti. Per gli italiani fu anche la voce delle imprese spaziali americane, con numerose radiocronache e telecronache. In particolare viene ricordato come uno dei grandi protagonisti della storica notte in cui Neil Armstrong sbarcò sulla luna, il 20 luglio 1969. Durante la diretta dell'allunaggio Orlando, che si trovava nel Centro spaziale della "Nasa" a Houston, in Texas, ebbe un battibecco con Tito Stagno, che conduceva la trasmissione da Roma, perché non concordava con lui sull'istante preciso dell'allunaggio. Da analisi successive delle registrazioni è emerso - scrive fra gli altri "Wikipedia" - che Tito Stagno annunciò l'allunaggio con 56 secondi di anticipo e Ruggero Orlando con circa dieci secondi di ritardo.

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