July 2018

Il vuoto della nullafacenza

Smartphone e mareIl cambio dei costumi colpisce sempre e non mi riferisco qui al vergognoso rito che ci colpiva da bambini, quando la mamma ci toglieva il costumino bagnato avvolti nell'asciugamano creandoci vergogna e imbarazzo, ma a questioni sociologiche di cui prendere atto e che forse meriterebbero saggi pensosi e non il rischio - come dire? - di figurare in queste mie modeste considerazioni che, per via della stagione, si possono configurare come semplice "cazzeggio", che è più comprensibile della vecchia espressione "parlare a vanvera".
Ci sono cose che non riesci a spiegarti, almeno sino a quando non ci rifletti nel vuoto pneumatico di certe mattinate marine "au bord de la mer". Varrebbe anche per il pomeriggio, se non fosse che arriva salvifico il sonno postprandiale, che è fenomeno naturale accentuato dal caldo e dal senso di vuoto della nullafacenza.

Piante, venti e rimpianti

La vela gonfiata dal ventoTi capita di pensare a che cosa non sai fare e pensi in quale modo potresti occupartene, in una logica di apprendimento ragionevole. L'elenco di insufficienze può essere lungo: non lo dico per umiltà ma per realismo. Poi, nell'autocritica, sono aiutato dal posto dove mi trovo per limitare l'elenco al recente vissuto. Ciò avviene specie in viaggio, quando si rompe la routine del perimetro delle nostra cultura e pensi a che cosa saresti stato altrove e in altre circostanze.
E' un esercizio interessante, anche se inutile, ma certi elementi di straniamento e di astrazione finiscono in fondo per autocentrarti rispetto a quello che sei davvero, come un realismo di ritorno. Poi, se uno sa giocare con la fantasia, è libero di immaginarsi chissà che cosa.

"Divide et impera" sulla Valle d'Aosta

Paolo Villaggio nella famosa scena della 'La corazzata Potëmkin'Ci si chiede ogni tanto come fare per il futuro della piccola Valle d'Aosta. Trovo che, quando si è distanti geograficamente ed avulsi per qualche giorno dalla quotidianità, come avviene anche con una breve vacanza, si ottiene quella possibilità di ragionarci più a freddo. Forse questo è il senso profondo che porta a considerare quanto sia importante staccare ogni tanto la spina e guardare le cose con quella distanza che spesso è impossibile ottenere per il coinvolgimento emotivo che fa di noi esseri non solo raziocinanti, ma coinvolti in un intrico di sentimenti e di stati d'animo. Ma la freddezza di guardarci, come da spettatori esterni, serve a toglierci di torno elementi di disturbo nella riflessione.

Fenomenologia della spiaggia

L'ingresso alla spiaggiaQuando si avvicina la fine della vacanza, fra il pensiero di un anno in più che se ne va ed il piacere della carica di riposo accumulata, restano i pensieri in libertà. Anche i più banali fra di loro ti portano indietro nel tempo a ricordi sepolti sotto la sabbia con il senso che quella sabbia, come quella di una clessidra, tende ad accelerare più se ne è consumata, misurando il tempo che fugge.
Mi viene da dire, scherzando, di come la fotografia plurima del giornalista Beppe Severgnini ci prenda in pieno: «La spiaggia italiana non è solo l'anticamera del mare. La spiaggia è una passerella, una galleria, una palestra, una pista, un ristorante, un mercato, un laboratorio, una sauna, una sala di lettura, un luogo di meditazione, un nido d'amore».

Contro l'Odio

La verità nei graffiti sui muri...Ogni tanto mi chiedo se l'odio debba far parte della Politica e ne sia davvero una componente essenziale, come un combustibile che alimenti l'atavico meccanismo "amico-nemico", che sembra essere una delle trazioni su cui si basano i rapporti umani in tutte le loro espressioni.
Quel che è certo è che l'odiatore - un tempo figura considerata abietta tanto da costringerlo spesso a rifugiarsi nell'ombra delle lettere anonime - oggi agisce con sfrontatezza sui "social" e mi fa persino a volto scoperto, perché la sua figura è stata sdoganata da certa Politica urlata che fomenta i peggiori sentimenti e comportamenti ("fake news" comprese) per la semplice ragione che fa audience e permette ottimi risultati sul mercato elettorale. Chi già prima lo faceva - perché di nuovo sotto il sole c'è sempre poco - o in democrazia non lo ostentava troppo per non essere troppo visibile o dava all'odio coperture ideologiche che gli consentiva un comportamento insano ma almeno motivato.

La popolocrazia che inquieta

La copertina del libro di Marc Lazar ed Ilvo DiamantiNoi siamo cambiati e lo è il mondo attorno a noi. Bisogna prenderne atto e, come dico sempre, chi si ferma - anche nella minuscola Valle d'Aosta - è perduto, specie nella misura in cui di questi tempi tutto è terribilmente veloce e dunque chi indugia finisce nel dimenticatoio o lo finisce anche chi rimastica vecchie pietanze. Bisogna saldamente restare ancorati agli avvenimenti presenti ed ispezionarli perché non ci sorpassino, per poi ritrovarsi ad esserne sopraffatti. Osservava non a caso Arthur Schopenhauer: «Invece di essere sempre ed esclusivamente preoccupati per i progetti e i pensieri dell'avvenire, o per contro di abbandonarci alla nostalgia del passato, non dovremmo mai dimenticare che il presente è l'unica cosa reale e l'unica certa».

No all'antieuropeismo

Le bandiere degli Stati dell'UE davanti la sede di Strasburgo del Parlamento EuropeoBisogna resistere alla deriva antieuropeista e tocca prendere questo fenomeno molto sul serio, perché contrasti economici e politici possono sfociare in un battibaleno in una replica moderna di conflitti che hanno insanguinato per millenni il territorio europeo e le Guerre mondiali furono solo l'ultimo e più doloroso esempio.
Ed invece questa memoria storica - ed il cammino che ne seguì per scelta illuminata - sembra smarrita e troppi irresponsabili agiscono come apprendisti stregoni in schieramenti apparentemente opposti in una compagnia di giro eterogenea ma aggressiva, dopo che altri hanno purtroppo preparato un terreno fertile. Abbiamo, infatti, assistito ad anni di un continuo martellamento contrario all'integrazione europea, che non ha avuto nulla a che fare con le critiche legittime agli errori ed alle storture che non sono servite a nobilitare la causa. In Italia, già a democrazia fragile e con un'opinione pubblica influenzabile con cambi repentini d'umore, si è passati da un europeismo tiepido e senza radici a paradossi fatti di "balle spaziali" costruite con malizia per affondare tutto senza alcuna distinzione.

Senza il Parlamento?

Davide Casaleggio con Beppe Grillo«Oggi grazie alla Rete e alle tecnologie, esistono strumenti di partecipazione decisamente più democratici ed efficaci in termini di rappresentatività popolare di qualunque modello di governo novecentesco. Il superamento della democrazia rappresentativa è inevitabile». Lo ha sostenuto giorni fa, intervistato da "La Verità", Davide Casaleggio che ha aggiunto: «il Parlamento ci sarebbe e ci sarebbe con il suo primitivo e più alto compito: garantire che il volere dei cittadini venga tradotto in atti concreti e coerenti. Tra qualche lustro è possibile che non sarà più necessario nemmeno in questa forma».
Ho letto queste cose quando ero ancora in vacanza e naturalmente ognuno è libero di dire quel che vuole a questo mondo, ma Casaleggio non è uno qualunque: ha ereditato dal papà Gianroberto quella "piattaforma" definita "Rousseau", che è il cervello pensante delle strategie politiche dei "Cinque Stelle", il partito più votato in Italia nelle ultime elezioni, la cui struttura di comando è davvero un unicum nel panorama politico.

Si decida sulla "Torino - Lione"

L'autocitazione talvolta ci può stare, specie su un tema serio come quello dei Trasporti attraverso le Alpi. Scrivevo, a proposito, quattro anni fa, su questo stesso mio blog, e la sua attualità risulta sconcertante: «L'Italia è il Paese del "Gioco delle tre tavolette". Ad un certo punto certi cambiamenti di direzione sono così rapidi da non permetterti di capire più nulla.
Pensiamo al destino incrociato fra la Valle d'Aosta e la Val di Susa, in tema di trasporti, a causa dell'ovvia collocazione geografica, oggi come nel passato remoto. La modernità, dopo i Colli alpini, sono stati i trafori. Si comincia nell'Ottocento con la ferrovia: tra il 1857 e il 1871, quindi si comincia sabaudi e si finisce italiani, viene costruita la galleria ferroviaria del Fréjus e questa scelta spiazza per sempre la speranza dei valdostani di avere un collegamento ferroviario internazionale verso la Francia sotto il Piccolo San Bernardo o sotto il Monte Bianco»
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Un'isola per pensare

Il monumento ai Caduti a Saint-LouisSi potrebbe partire - e parlando di viaggi nessun verbo è più adatto - da una citazione di José Saramago, che mi piace molto perché se potessi viaggerei di più alla scoperta del mondo, visto che non basterebbe una vita già solo per girare tutti i bistrot di Parigi e figurarsi i quasi duecento Paesi del nostro pianeta!
Osservava lo scrittore portoghese: «Non è vero. Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "Non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero. La fine di un viaggio è solo l'inizio di un altro. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in Primavera quel che si era visto in Estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre».

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